Certo, di quei documenti urgentissimi di cui parlava l’avviso di febbraio, neanche a dirsi, neppure l’ombra.
Ma poi arriva il male. Perché il male c’è sempre, bisogna solo avere pazienza – lui gioca a nascondino.
Mi lasciavo cullare dalla malinconia, passeggiando tra il frangiflutti e la fila di case decrepite dove la città finiva.
Una delle cose che Tea amava di più in quel periodo era fare elenchi.
Ce ne erano state, eccome, di altre occasioni per correre ai ripari, nel corso degli ultimi mesi, opportunità, ma lui come sempre s’era ridotto all’ultimo e ora doveva fare tutto alla svelta, oppure rischiava di non fare a tempo e rovinarsi definitivamente.
L'acqua era ferma, di quel colore che non aveva nome.
Prendeva una schedina del totocalcio da compilare, e possiamo dire che questo era in un certo modo il suo lavoro, nel senso che era l'unica cosa che faceva con regolarità e impegno visibili.