Metodologia
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Metodologia

 

gaffer:
(British Informal)
a) a boss, supervisor, or manager
b) a foreman or overseer in charge of a group of physical laborers
c) the coach or manager of a sports team.



 

Osvaldo Hutchinson arrivò a Picún Leufú nel marzo del 1984 su una Citroën del '74 carica fino al tetto e un curriculum di quattro pagine battuto a macchina su carta intestata di un club di Rosario che nessuno riuscì mai a rintracciare sull'elenco telefonico. Disse di chiamarlo semplicemente gaffer, per le sue presunte ascendenze inglesi, e che aveva lavorato con squadre di prima divisione in tre nazioni differenti che elencava in un ordine sempre leggermente diverso a seconda di chi aveva davanti. Portava scarpe da ginnastica bianche anche in contesti formali e un fischietto d'argento appeso al collo che non toglieva mai, a quanto si diceva nemmeno quando dormiva.

Il presidente del Deportivo Picún Leufú si chiamava Marchetti, vendeva materiali da costruzione e aveva preso il club l'anno prima in un momento di generosità che stava già rimpiangendo. La squadra aveva finito il campionato precedente al terzultimo posto e Marchetti aveva bisogno di qualcosa che somigliasse a una svolta, e per uno di quei famosi giri che a volte compie il destino, Hutchinson gli parve l'uomo adatto.

- Ho un metodo, - gli spiegò il gaffer al primo incontro, seduto nell'ufficio di Marchetti con le scarpe bianche appoggiate alla gamba della scrivania. - Non è il metodo di tutti. È il mio metodo.

- Che metodo è? - chiese Marchetti.

Hutchinson aprì una borsa di tela e tirò fuori un fascicolo rilegato con una copertina di cartone verde. Lo posò sulla scrivania ma non lo aprì.

- Lavoro sul fisico e sulla testa insieme, - disse. - Sono la stessa cosa. La maggior parte degli allenatori non lo sa. Io lo so dal 1971.

Marchetti guardò il fascicolo verde. Aveva la parola Metodología scritta a mano sulla copertina con una grafia rotonda e sicura.

- Quanto vuole?

Hutchinson sorrise per la prima volta da quando era entrato.

 

I calciatori lo accolsero con la diffidenza di chi ha già visto arrivare e partire tre allenatori in un anno e mezzo. Il primo allenamento guidato dal gaffer si svolse un martedì pomeriggio di fine marzo, con un vento che soffiava dalle dune e portava sabbia fin dentro la bocca. Riunì gli uomini a centrocampo e li squadrò uno per uno come un medico alle prese con una diagnosi.

- Avete i muscoli contratti, - disse. - Si vede dalla postura. Questo è il primo problema.

Nessuno replicò. Romero, il centravanti, si guardò le braccia, come per verificare.

- Il secondo problema è la testa. Pensate a correre in avanti. Sempre in avanti. Questo crea uno squilibrio di cui il corpo risente anche quando non giocate.

- E allora? - fece Pedrozo, il terzino destro, che non era un uomo di molte parole.

- Allora si corre all'indietro, - disse Hutchinson. - Un esercizio per allenare sia il corpo che la mente, entrambi si devono abituare a muoversi e pensare fuori dagli schemi preordinati.

Lo spiegò con la naturalezza con cui si illustra una cosa ovvia, e soffiò nel fischietto d'argento per dare inizio all'allenamento, che subito consistette nel correre all'indietro intorno al campo. Dieci giri. Romero cadde due volte, imprecando. Pedrozo cadde una volta e non disse niente, come era nel suo carattere. Chi riuscì a non cadere il giorno dopo aveva comunque un dolore alla parte bassa della schiena che non andò via per una settimana.

Il venerdì Hutchinson comunicò che non si mangiava. Non l'intera giornata, spiegò, ma comunque non prima delle sei di sera, perché il digiuno purificava i muscoli da scorie che l'allenamento normale non eliminava. Ad alcuni evidentemente parve troppo, e Marchetti, che lo era venuto a sapere, lo convocò nel suo ufficio e gli chiese spiegazioni. Il gaffer aprì il fascicolo verde e lesse un paragrafo che conteneva termini medici abbastanza convincenti da far desistere Marchetti, che non aveva finito il liceo.

Le prime tre partite portarono altrettante sconfitte, per quanto di misura, e Hutchinson spiegò che era normale, che il metodo richiedeva un periodo di assestamento durante il quale i risultati potevano sembrare negativi pur essendo in realtà positivi in senso profondo. Marchetti replicò che in senso profondo andava bene, ma che la classifica del campionato era strutturata in senso superficiale e si perdevano punti e posizioni.

- Stia tranquillo, - disse il gaffer, e aprì il fascicolo verde.

Alla quarta giornata il Deportivo ottenne il suo primo punto grazie a un pareggiò, e alla quinta vinse per uno a zero su un campo di Zapala con un goal di testa di Romero su corner. In panchina Hutchinson non esultò. Si toccò il fischietto, annuì una volta, e scrisse qualcosa sul suo taccuino. Nello spogliatoio disse che era esattamente quello che aveva previsto e che da quel momento in poi il metodo avrebbe cominciato a dare i suoi frutti in modo più regolare.

Marchetti appariva compiaciuto, ma di quella soddisfazione prudente di chi non vuole crederci del tutto per non doversi poi ricredere. Staccò ad Hutchinson l'assegno del mese e lo invitò a cena, dove il gaffer mangiò abbondantemente, il che era comprensibile dato il digiuno giornaliero cui anche lui si sottoponeva.

Per un mese e mezzo le cose andarono bene. Non benissimo, ma abbastanza. Il Deportivo vinse altre due partite, ne pareggiò tre, e risalì fino a metà classifica, che era una zona in cui non stazionava da anni. Hutchinson aveva aggiunto agli allenamenti un esercizio che consisteva nel saltare su una gamba sola per venti minuti, alternando i piedi, e che produceva nei giocatori uno stato di stanchezza tale da rendere qualsiasi altra attività motoria un sollievo. Forse era quello il principio di base del metodo. Nessuno lo chiese mai.

Poi la squadra tornò in crisi. Non fu un tracollo vero e proprio, ma più un decadimento graduale. Prima il Deportivo perse due partite che avrebbe meritato di pareggiare, poi ne pareggiò due che avrebbe potuto vincere, e dopo ne perse tre di fila contro avversari che sulla carta non sembravano più forti.

Hutchinson aveva una spiegazione per tutto. Disse che la squadra aveva probabilmente smesso di allenarsi con la giusta concentrazione, si vedeva dalla postura, e che sicuramente qualcuno non stava rispettando il digiunò giornaliero, e nel mentre scrutava i suoi giocatori uno a uno con un'espressione da inquisitore che non aveva mai mostrato prima. Aggiunse che un altro grosso problema era senza dubbio il campo di casa, che stando ai suoi calcoli aveva una pendenza impercettibile che interferiva con il lavoro muscolare fatto durante la settimana, e tirò fuori dal fascicolo verde un diagramma che mostrava come le pendenze impercettibili fossero più dannose di quelle evidenti.

Marchetti lo ascoltò con l'aria di chi stava perdendo la pazienza. - Il campo è lo stesso di prima, - sentenziò.

- Esatto, - disse Hutchinson. - Prima la squadra compensava inconsciamente. Adesso non compensa più. È un problema di adattamento involontario che il metodo non aveva ancora considerato.

- Quindi il metodo ha un difetto.

- Il metodo è in evoluzione, - replicò piccato il gaffer. - Come tutta la scienza.

Marchetti lo esonerò il lunedì dopo la sesta sconfitta consecutiva, con una conversazione breve nello stesso ufficio in cui si erano incontrati la prima volta. Hutchinson accolse la notizia con la dignità di chi se l'aspettava e aveva già preparato un discorso di commiato. Parlò per un quarto d'ora di visioni a lungo termine e di processi interrotti prima della maturazione, con la stessa voce calda e convincente che aveva usato dal primo giorno. Marchetti annuì senza ascoltare.

 

L'uomo caricò la Citroën il martedì mattina, davanti alla pensione in cui aveva vissuto per quattro mesi. Aveva ancora le scarpe bianche e il fischietto d'argento al collo.

- Cosa farà adesso? - gli chiese Pedrozo, che lo aveva aiutato a caricare gli scatoloni.

- Chos Malal, - rispose. - C'è una società che ha bisogno di qualcuno con esperienza.

Finì di caricare la macchina e aprì lo sportello.

- Non smetta di correre all'indietro - disse a Pedrozo.

Il terzino annuì, più per cortesia che per convinzione.

- Bene. In questo modo, se segue il metodo, avrà sempre un vantaggio su tutti gli altri, - sentenziò, e partì verso nord con la Citroën che fumava leggermente dal tubo di scappamento, nel modo dignitoso in cui fumano le cose che hanno ancora qualche chilometro davanti.

 

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