Un pompiere
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Un pompiere

 

 

Da quando ha preso fuoco, qualche anno fa, le cose in caserma sono andate avanti più o meno come prima per il vigile qualificato Iginio Giordani. Forse la mattina ci vuole qualche momento in più per l'appello, perché quelli attorno a lui devono schermarsi gli occhi con la mano, ma in linea di massima i disagi sono contenuti. La fiamma è bassina, di quel blu pulito e quasi garbato tipico dei fornelli a gas, e copre uniformemente tutta la persona di Iginio, capelli compresi, senza bruciare nulla di concreto: né la divisa, né il casco, né i guanti ignifughi che lui indossa ugualmente, per rispetto del regolamento. Solo all'inizio, il primo giorno di autocombustione, si era bruciacchiato i baffi, prima di capire come funzionavano le cose, ma poi li ha fatti ricrescere. Adesso i baffi ardono serenamente anche loro, e fanno parte di uno spettacolo che, nel complesso, potrebbe essere definito piuttosto suggestivo.

I colleghi, come si diceva, ci hanno fatto l'abitudine in tempi ragionevoli. Qualcuno nei primi giorni aveva avanzato qualche perplessità sindacale, non personalmente su Giordani, ma su certi aspetti pratici della convivenza, per esempio l'impossibilità di stringergli la mano o di passargli lo zucchero o altri oggetti in mensa, ma queste difficoltà erano state rapidamente superate con un po' di buona volontà e posate lunghe. D'inverno, come è ovvio, la sua presenza nella sala comune è apprezzata, e c'è sempre qualcuno che si siede vicino a lui a scaldarsi mani e piedi, fingendo di scambiare due parole. D'estate invece lo evitano, il che non significa che gli vogliano meno bene, ma il cambiamento climatico e le alte temperature non aiutano. Iginio lo capisce e non se la prende.

Il problema vero non è la fiamma, è il modulo. Il comando regionale ha dovuto aggiornare la sua scheda personale nella sezione condizioni fisiche particolari, ma il modulo prevede soltanto quattro caselle: vista ridotta, udito ridotto, mobilità ridotta, altro. Igino è finito in altro e questo gli è rimasto un po' sul groppone, perché altro è una categoria larga, ci entra tutto, ci entra chiunque, non rende l'idea. I superiori gli hanno assicurato che avrebbero segnalato la cosa all'ufficio competente, ma da allora sono passati diciotto mesi e la scheda di Iginio Giordani riporta ancora altro, come quella del collega che ha una cisti al ginocchio.

Va detto che il suo rendimento non ne ha risentito in maniera significativa. Anzi, in certi interventi è diventato più efficiente di prima. Se è ovvio immaginare come la sua condizione lo renda particolarmente adatto alle azioni fra le fiamme, anche nelle uscite notturne risulta assai efficace: non avendo bisogno della torcia, illumina da solo corridoi e scale e cantine, e i superstiti lo seguono istintivamente come si segue una candela, con quella fiducia cieca che la gente ripone nelle fonti di luce quando il buio spaventa più del fuoco. A volte li guida fuori dall'edificio e loro nemmeno capiscono chi sia, lo ringraziano come si ringrazierebbe un fenomeno naturale, un accidente fortunato. Iginio li lascia parlare, raccoglie l'attrezzatura e torna al camion.

Sua moglie si è adattata anche lei, con la flemma pratica di chi ha ben altri problemi a cui pensare. Ha sostituito le lenzuola con delle incerate ignifughe, che reggono meglio, e ha spostato i libri dal comodino di lui verso il suo lato del letto, il che in fondo era pure ora. A tavola usano tovaglie di una fibra color crema che lei ha trovato su un sito specializzato in articoli per altiforni, e che hanno il vantaggio di non sgualcirsi e di poter essere lavate con una passata di straccio umido. Anche i bambini hanno smesso di meravigliarsi quasi subito, con quella velocità con cui i bambini smettono di meravigliarsi delle cose dei genitori, cioè molto presto.

C'è solo una cosa che Iginio Giordani non sopporta, una sola, ed è quando le persone si avvicinano a lui con quella arguzia allegra e importuna e gli chiedono come si può spegnere, se basta l'acqua o ci vuole la sabbia, se ha provato con una coperta, e soprattutto perché è successo. Perché no, non lo sa, e no, non ha trovato il modo di spegnerlo, e sì, ha provato con l'acqua, e il risultato è stato soltanto che per un momento la fiamma è diventata arancione invece di blu, più alta e spumeggiante, e lui si è ritrovato per qualche secondo a sembrare un falò, il che è peggio. Le persone rimangono un po' deluse, come se la sua condizione richiedesse per forza una spiegazione, una causa, un rimedio, come se bruciare fosse un problema da risolvere e non semplicemente una delle tante cose che a un certo punto della vita cominciano ad accadere senza chiedere permesso e senza presentarsi.

La notte, quando la casa dorme, Iginio a volte rimane sveglio e guarda il soffitto, e la sua fiamma blu che balla e forma ombre sul muro, come facevano le candele nelle case di una volta, e come quelle produce una luce che non basta per leggere ma è sufficiente per stare svegli a pensare. Lui in realtà non pensa a niente di preciso, pensa come pensa la gente di notte, a caso, a quello che c'è.

 

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