Un file
Featured

Un file

 

 

Il documento che è diventato Renato Malerba si apre a rilento, come quella ostentata lentezza che lo ha sempre contraddistinto, anche quando era ancora una persona. Una progressione flemmatica, quasi ostinata, che sua moglie Cecilia aveva imparato ad aspettare paziente, senza commentare. Novantadue pagine, interlinea singola, margini standard. Il carattere è Times New Roman, corpo 12, che non sono le caratteristiche che Renato avrebbe voluto per sé, potendo scegliere, ma d'altra parte non è che ai documenti venga chiesta un'opinione.

Cecilia non ha ancora capito bene come sia successa questa cosa, e a dire la verità nemmeno si è data troppo pensiero per trovare una spiegazione razionale. Semplicemente Renato una mattina non era più nel letto, e sul desktop del computer era apparso un file nuovo che si chiamava RenatoMalerba.docx. Lei lo aveva aperto, e dentro c'era lui, novantadue pagine di lui, con la stessa espressione un po' vuota che aveva nei pomeriggi del fine settimana. Quella prima mattina lo aveva letto in parte, il documento, ripromettendosi di continuare in seguito. Poi lo aveva chiuso, aveva fatto il caffè e sfogliato il giornale. Dopo pranzo lo aveva riaperto per vedere se c'era qualcosa di nuovo, ed effettivamente c'era, una tabella che prima non le sembrava di aver notato, nella sezione centrale del documento, con tre colonne e sei righe, contenuto non visualizzabile. E un'immagine, in fondo, che si muoveva lentamente, quasi impercettibilmente, come respirasse.

La vita domestica aveva richiesto qualche piccolo aggiustamento, ma meno di quanto ci si potrebbe aspettare. Ad esempio il computer, da quel giorno, è rimasto sempre acceso sul tavolo della cucina, che è anche il tavolo dove si mangia, e Cecilia ha preso l'abitudine di tenerlo lì pure mentre fa le cose, le faccende domestiche, un po' come si tiene accesa la radio. Ogni tanto gli dice qualcosa, delle volte perché si è dimenticata che lui non può rispondere, e altre volte proprio per quello. «Hanno detto che domani piove», gli comunica, oppure «il rubinetto del bagno perde ancora». Il documento non risponde, naturalmente, il sistema operativo è vecchio e la funzione del simulatore vocale non funziona più, o forse non è mai stata installata. Cecilia ha pensato di portarlo a far vedere a un tecnico specializzato, ma è stata fermata dalla paura che toccare il computer possa compromettere il file. A volte comunque, in fondo al documento, appare una nuova riga di testo che, anche se non risultano salvataggi recenti, Cecilia giurerebbe di non aver mai letto. Intendiamoci, piccole cose, una data, un nome, qualcosa che assomiglia a un appunto. Una volta c'era scritto ricordati il sale, e Cecilia ha pensato per un momento che fosse un messaggio per lei, poi ha ipotizzato che probabilmente era lì da prima e lei non l'aveva notato, e questa seconda spiegazione era più rassicurante e quindi la aveva preferita.

Dopo qualche settimana il cognato ha proposto a sua volta di portare il computer da un tecnico informatico, per vedere se si poteva fare qualcosa, e Cecilia gli ha spiegato che non era il caso. Cosa avrebbe fatto il tecnico, esattamente? Cecilia non aveva intenzione di far convertire suo marito in un PDF, né tantomeno di mandarlo in stampa. L'idea di Renato stampato su novantadue fogli A4, magari rilegato a spirale, oppure messo in un raccoglitore, le sembrava una soluzione peggiore del male, se proprio si voleva intendere quella situazione come male. Il cognato aveva insistito che da tempo esistono programmi appositi, che si può estrarre il testo, che magari era recuperabile. Cecilia gli aveva chiesto «recuperabile in che senso?», e il cognato non aveva saputo rispondere, il che già diceva molto.

In un certo senso Renato lavora ancora, o almeno risulta in organico nell'azienda dove era impiegato prima. Il suo ufficio continua a ricevere pratiche da firmare, e Cecilia le va a ritirare e poi le scannerizza caricandole in una cartella condivisa col .docx di Renato, e dopo qualche giorno le firme compaiono, in corsivo, con quella R di Renato che si è sempre aperta troppo in alto, riconoscibile tra mille. Il capoufficio non fa domande, i colleghi nemmeno. In fondo anche prima Renato non è che si facesse notare molto sul posto di lavoro, il che spiega qualcosa dell'ufficio ma dice anche parecchio su Renato.

Una cosa che Cecilia non si aspettava è che aprire il file la mattina le dà una specie di sollievo, come controllare che sia ancora vivo, e che lo screensaver sempre attivo del computer invece le pesi un poco, la notte, quando lei va a dormire. Per questo lo salva sempre, prima di salutarlo, anche quando deve uscire per far compere, ogni giorno il suo backup, ogni giorno una copia, tenuta al sicuro anche su un disco esterno e pure sul cloud, per via delle cose che possono succedere. Non si sa mai. I computer si rompono, i file si corrompono, le cartelle si cancellano per sbaglio, a volte basta giusto un mouse troppo sensibile. Cecilia ha anche collegato una power bank per prevenire eventuali interruzioni di corrente.

La domenica pomeriggio la donna si siede vicino al computer con un libro, apre il documento, legge e ogni tanto alza gli occhi verso lo schermo, e il file .docx è lì, e Renato è lì dentro con le sue novanta e passa pagine e la sua tabella con le colonne vuote e la sua immagine che si muove lentamente sul fondo, come se stesse cercando di andare da qualche parte senza trovare la strada. Non è molto diverso da prima, riflette Cecilia, e non è un pensiero cattivo, più quella che si potrebbe definire una descrizione puntuale.

Ogni tanto, in fondo al documento, aggiunge qualcosa anche lei, scrive qualche riga digitata piano, come è andata la settimana, cosa c'è in televisione, se la figlia ha telefonato o meno. Non sa se Renato legge, anche se ovviamente presume di sì, del resto perché non dovrebbe?

 

Related Articles