Arriva sempre il momento per tutti.
È una certezza, e contro le certezze non ci si può fare niente.
Mio padre, a tavola, chiacchierando durante il pranzo, l’ha detto più volte, che il mio momento arriverà.
Il mio momento non è ancora arrivato.
Quello di mio padre fu negli anni d’oro in Germania dove era emigrato. Certo all’inizio fu difficile, ma poi, che anni. Dopo si fece una famiglia e si sa, le cose cambiano. Ritornammo nella patria di origine. Comunque era contento, non aveva rimpianti.
Anche fuori dalle vite personali ci sono stati sempre periodi di picco e periodi di calo, quindi pare che il mondo vada così. Ancora oggi c’è chi sbandiera il sogno americano per vincere le elezioni.
È difficile allora togliersi questa convinzione.
Di certo per me quel periodo non c’è ancora stato. Forse la mia generazione è nata in una situazione migliore, più stabile, quindi il salto non può esserci. Non abbiamo avuto guerre.
In realtà poi abbiamo avuto guerre, ma non è seguito il boom del dopoguerra, forse perché sono state guerre diverse?
Abbiamo avuto anche crisi, ma non è seguito un periodo di ripresa. La crisi è rimasta lì, stabile come un ronzio di sottofondo. Forse perché non abbiamo provato la fame?
Magari sono solo stato sfortunato. La mia famiglia non era più in Germania e quando in Italia le cose sembravano promettenti io ero un bambino. Poi c’era stata la delusione, io ero giovanissimo e in quegli anni non bisognerebbe essere disillusi e polemici.
Le scuole superiori potevano essere il mio periodo d’oro ma io avevo giustamente rimandato e mi ero concentrato sugli studi, sacrificandomi per i tempi che sarebbero venuti.
Anche l’università portava a quell’obiettivo, di abbandonare il paese deludente e irrecuperabile per andare all’estero. Ripercorrere le orme di mio padre.
L’università comunque era stata una bella esperienza e alla fine un po’ mi ero fatto coinvolgere. Così avevo indugiato qualche mese in più sulla tesi e la sfortuna aveva voluto che mi laureassi proprio quando ci fu la crisi.
Per cui non sarebbe stato facile trovare un lavoro all’estero con una laurea in mano.
In Germania non avevo diritti pur avendo la mia famiglia un legame con quel paese. Così mi ero trasferito prima al Nord Italia, ma lì mi dicevano: eh, dovevi vedere Bologna anni fa.
Insomma, avevo di nuovo sbagliato i tempi. Ma i tempi non dipendevano da me. Anche se avevo perso qualche mese, il boom doveva arrivare prima o poi, in un punto qualsiasi della mia vita.
Magari le cose sono cambiate. Vedo che anche se ancora giovane vado verso i cinquant’anni. Che prima voleva dire essere vecchi ma oggi non è più così è un’abitudine che dobbiamo toglierci.
Che ci sia un nuovo tipo di boom, periodo d’oro, indimenticabile, da raccontare, durante la vecchiaia?
Sarà così, ma comunque suona male.