L'eterno risveglio
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L'eterno risveglio

 

Non dormiva da centosettantadue giorni esatti, e non si trattava di un'approssimazione o, peggio ancora, di un'iperbole, poiché aveva iniziato a tenere il conto sin dalla prima notte di insonnia totale, memorizzando meticolosamente le occasioni trascorse a fissare la propria camera da letto nella penombra.

All'inizio, i medici avevano diagnosticato al signor Fante un banale disturbo del sonno, prescrivendogli i consueti rimedi, melatonina, valeriana, tecniche di rilassamento e respirazione, riduzione della caffeina. Quando questi si rivelarono inefficaci, passarono ai farmaci, benzodiazepine, ipnotici, persino sedativi della categoria degli anticonvulsivanti. L'uomo aveva ingerito ogni pillola con la devozione di un comunicando, ma il risultato era stato invariabilmente lo stesso al calar della notte, una lucidità implacabile, una coscienza che rifiutava di spegnersi.

Durante quelle interminabili ore, mentre il mondo attorno a lui collassava nell'oblio del sonno, Fante aveva sviluppato una teoria. Infatti la sua insonnia era iniziata precisamente la sera in cui aveva assistito alla proiezione del film L'eterno risveglio, unica opera conosciuta del regista sperimentale Viktor Karlov. Si convinse che non poteva essere una coincidenza.

Fu così che, al centosettantatreesimo giorno di veglia ininterrotta, Michele Fante si presentò allo studio dell'avvocatessa Marasi con occhiaie profonde come crateri lunari e un fascicolo spesso quanto un mattone.

"Voglio fare causa alla casa di produzione," annunciò senza preamboli, depositando sulla scrivania lucida il fascicolo che comprendeva tutte le sue cartelle mediche. "Il loro film mi ha rubato il sonno. E non intendo come metafora, come qualcosa che mi ha turbato, ma proprio letteralmente."

L'avvocatessa Marasi, donna pragmatica abituata a richieste eccentriche, si limitò ad arcuare un sopracciglio. "Mi spieghi meglio."

Con una pazienza che solo chi ha vissuto notti infinite può possedere, l'uomo iniziò a illustrare la sua teoria, e cioè che L'eterno risveglio era un vero esperimento scientifico e non semplicemente un film sperimentale. Secondo documenti che Fante era riuscito a procurarsi - e qui l'avvocatessa preferì non indagare sui metodi - il regista Karlov aveva collaborato con un team di neuroscienziati per incorporare nella pellicola specifiche frequenze sonore e sequenze visive progettate per interferire con il ciclo del sonno.

"Hanno inserito nel film una sorta di codice subliminale," spiegò con voce monotona, ma guidato dalla lucida follia che solo chi non dormiva da mesi poteva possedere. "Una sequenza di immagini e suoni che attiva una regione specifica dell'ipotalamo, quella deputata alla regolazione del ritmo circadiano. In pratica è come un virus informatico, solo che agisce sul cervello umano."

La donna esaminò i documenti con crescente perplessità. Tra le carte comparivano articoli di riviste scientifiche, immagini della pellicola analizzate frame by frame, screenshot di siti web complottisti di dubbia credibilità, e persino una spettrografia della colonna sonora.

"Anche ammettendo che sia vero," disse infine l'avvocatessa, richiudendo il fascicolo, "come facciamo a dimostrare che sia stato proprio quel film a causare la sua insonnia? La correlazione non implica causalità, signor Fante. Potrebbe trattarsi di una semplice coincidenza, o perlomeno un giudice potrebbe credere più facilmente a questa ipotesi."

Un sorriso teso increspò le labbra del cliente. "Sapevo che mi avrebbe mosso questa obiezione." Estrasse dalla tasca interna della giacca un foglio piegato in quattro. "Ma la base della causa legale che voglio portare avanti è molto semplice, persino banale: non sono l'unico caso." Fante ebbe un moto di intima soddisfazione venendo mutare l'espressione della Marasi. "Ho creato un forum online per vittime di insonnia cronica," spiegò. "E fra i tanti, finora ho identificato diciassette persone che hanno sviluppato lo stesso disturbo dopo aver visto quel film. Dodici di loro hanno accettato di sottoporsi a test medici comparativi."

L'avvocatessa cominciò a prendere appunti. "Questa è già una scoperta molto importante, anche se potrebbe essere ancora insufficiente dal punto di vista legale. In una eventuale causa avremo bisogno di prove dirette del fatto che la casa di produzione fosse consapevole degli effetti collaterali dell'opera."

"Ho anche quelle," rispose Fante con una certezza che la Marasi iniziava a trovare sempre più inquietante. "Come forse ha intuito, durante le mie notti insonni ho avuto molto tempo per investigare, scandagliando gli anfratti più nascosti della rete. Ho scoperto che la casa di produzione aveva stipulato un'assicurazione solo tre settimane prima dell'uscita del film, specificamente contro cause legali relative a disturbi neuropsicologici indotti dalla visione. Non è una pratica standard nell'industria cinematografica."

"No, immagino di no." La donna si appoggiò allo schienale. "Questo potrebbe effettivamente configurare un comportamento doloso, o almeno una consapevolezza di possibile danno recato... Voglio che però sia onesto con me, signor Fante. Qual è il suo vero obiettivo? Un risarcimento economico?"

"Voglio che rivelino l'antidoto," rispose l'uomo con semplicità. "So che esiste. Ho trovato riferimenti a una sequenza di reset in alcuni documenti. Si tratta di una controprogrammazione neurale, una sequenza di immagini e suoni che annulla gli effetti della prima. La casa di produzione ce l'ha, ma la tiene segreta."

"Per quale motivo farebbero una cosa simile?"

Fante si strinse nelle spalle. "Forse non sono affatto una casa di produzione cinematografica. Nei database questo risulta l'unico film che hanno realizzato, come pure è l'unico film di questo regista Karlov, di cui non si trovano altre tracce. Nemmeno un cortometraggio o un videoclip, o una pubblicità, nemmeno un filmino delle vacanze. Forse sono una società interessata ad altre cose che vanno oltre il cinema. Un'industria farmaceutica... Militari... Questo non l'ho scoperto, ma immagino il film sia parte di un esperimento. Vogliono documentare gli effetti a lungo termine dell'insonnia cronica su un campione statisticamente rilevante di soggetti."

Per la prima volta nella conversazione, l'avvocatessa Marasi sentì un brivido percorrerle la schiena. "Una sperimentazione umana non consensuale? Questo cambierebbe completamente il quadro legale della situazione."

"Esattamente," annuì Fante. "Secondo me qui non parliamo più di un semplice risarcimento per danni procurati, ma di un crimine contro i diritti umani fondamentali dell'essere umano."

Nei mesi successivi, piuttosto in sordina, il caso Fante contro la casa di produzione iniziò il suo iter giudiziario. Gli avvocati degli accusati negarono ogni addebito, sostenendo che l'insonnia di Fante e degli altri querelanti fosse una semplice coincidenza, o al massimo il frutto di una suggestione psicologica. Presentarono come teste autori di studi scientifici che dimostravano l'impossibilità teorica e pratica di indurre insonnia cronica attraverso stimoli audiovisivi.

Ma fu durante la terza settimana del processo che accadde il colpo di scena. Il signor Fante, chiamato a testimoniare, si accasciò improvvisamente una volta davanti al giudice. I presenti pensarono a un malore, conseguenza ovvia di oltre sei mesi di insonnia totale. Ma quando i soccorritori lo raggiunsero, scoprirono che Michele Fante stava semplicemente dormendo.

L'uomo si risvegliò quarantotto ore più tardi, in un letto d'ospedale, con l'espressione confusa di chi ha dimenticato temporaneamente la propria identità. Accanto a lui, l'avvocatessa Marasi lo osservava con un misto di sollievo e sospetto.

"Cos'è successo?" chiese Fante, con una voce che sembrava appartenere a qualcun altro.

"Speravamo ce lo dicesse lei," rispose la donna. "Ha dormito per due giorni interi."

Un'ombra attraversò il volto di Fante. "L'aula del tribunale, adesso ricordo..."

Anche l'avvocatessa ripensò a quei momenti, quando i legali della casa di produzione avevano proiettato in aula alcune scene del film come prova della loro innocenza, per dimostrare che quelle immagini non mostravano nulla di strano.

Un sorriso amaro si disegnò sulle labbra dell'uomo. "Allora avevo ragione! Mi hanno somministrato l'antidoto di nascosto! Hanno proiettato la sequenza di reset all'interno delle stesse scene che mi avevano reso insonne!"

"Ma, signor Fante, perché avrebbero dovuto farlo in tribunale, davanti a tutti? È stato rischioso."

"Perché erano con le spalle al muro!" si infervorò l'uomo. "Devono aver capito che stavamo per vincere e hanno preferito farmi addormentare piuttosto che affrontare le conseguenze di un giudizio di condanna." Fante si mise a sedere sul letto, sentendosi stranamente leggero.

"Oppure..." provò timidamente a dire l'avvocatessa, "oppure è crollato dal sonno dopo sei mesi di insonnia. I medici dell'ospedale sono concordi su questa ipotesi."

"Medici... Ma cosa ne sanno... Il problema vero è che adesso non abbiamo più prove. Se posso dormire di nuovo, il caso perde la sua forza."

Comunque, nei giorni successivi, tutti i querelanti che avevano assistito alla proiezione in tribunale recuperarono miracolosamente la loro capacità di dormire. A dispetto di quello che ormai poteva sembrare un caso temerario mancante di prove, la casa di produzione cercò un accordo extragiudiziale di cui non furono mai rivelati i dettagli, ma si vociferò che a ciascuna delle vittime, ormai non più insonni, fosse stata versata una somma cospicua in cambio del silenzio e della cancellazione di ogni copia del misterioso film.

Michele Fante tornò alla sua vita normale, o almeno a ciò che ne rimaneva dopo sei mesi di veglia ininterrotta. Spesso, prima di addormentarsi, ripensava a quelle notti interminabili in cui aveva scandagliato i confini della propria coscienza, esplorando territori della mente umana generalmente inaccessibili. A volte, nei momenti di transizione tra veglia e sonno, si chiedeva se avesse davvero vinto la sua battaglia giudiziaria, o se fosse semplicemente passato alla fase successiva del loro esperimento. Ma poi il sonno arrivava, pietoso e inesorabile, a spegnere quella e ogni altra domanda.

 

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