Ciao a tutti, mi chiamo Francesco, ho ventitré anni appena compiuti e studio lettere moderne presso l’università statale di Pisa (due esami, la tesi e mi laureo in triennale, quindi tenete le vostre belle dita incrociate per me, per favore!).
Comunque.
Già, comunque, mi sembra giusto precisare per prima cosa che sto scrivendo questo sdolcinatissimo messaggio rosa fucsia o addirittura azzurro pastello solo perché i miei cari amici Pietro e Andrea – con le chiavi del mio appartamento, le cuffie e il sugo della pasta in mano, begli amici! – mi stanno letteralmente costringendo a farlo, dato che io non ne avevo affatto voglia, e, be’, allora sia subito chiaro: non è che, se tu fai lettere, sei automaticamente in grado di scrivere alla perfezione pensieri profondi, roba intrigante d’amore, passione o dolore e così via.
Anzi.
Insomma, non è che io in realtà con le ragazze me la cavi proprio bene, cioè, probabilmente c’entra il fatto che non sono altissimo, che sono molto permaloso e ho questo senso dell’umorismo a tratti un pochino ingombrante, ma, al momento, devo ammettere che siamo messi abbastanza maluccio, tipo a due fidanzate, o una forse… Però, dai, è pure certo che io non sono uno a cui vada tutto ok.
Un tempo sì, per la prima o la seconda fidanzata, ma ora no.
No No No, cari lettori.
Io sono un ragazzo intelligente, ricco di interessi e sensibile e voi non spezzerete il mio tenero cuore: io, cari amici, ho un senso dell’umorismo davvero irresistibile!
Tenetevi forte: ho anche una collezione di vinili di mio nonno che tengo sotto il mio letto, amo gli animali in generale e nascondo un segreto oscuro e strappalacrime che riguarda la mia infanzia.
Io difendo i più deboli, non dico sempre di sì e, nonostante abbia fatto il classico e preferisca senza dubbio italiano, sono forte anche in matematica.
Mi piace il mare.
Su, ragazze, tranquille!
In ogni caso, se voi ci tenete, proverò ugualmente a rispondere alla domanda che avete posto nel forum – sperando, a essere onesti, di essere il fortunato a vincere il tanto famigerato viaggio in Europa in palio, che poi non condividerei assolutamente con Pietro e Andrea.
Ecco, la sparo: per me, significa che l’amore è imparare a riconoscersi, l’amore è imparare a riconoscersi a vicenda.
Letteralmente, in un certo senso.
Questa cosa mi è venuta in mente infatti l’altro giorno in biblioteca, sentendo una studentessa piuttosto carina di Psicologia ripetere come discriminare il volto o il suono della voce della madre sia uno dei primi passi importanti verso lo sviluppo dei bambini.
E io ho pensato che sarebbe bello, al di là di tutto quello che io farei e vorrei fare con una ragazza e al di là anche di tutte le sovrastrutture, delle aspettative che ci portiamo addosso, sarebbe sollevante svegliarmi una mattina e potermi dire: “questa persona che è qui accanto a me io so chi è e lei, di me, lo stesso. Se fossi in una stanza con un mucchio di altra gente, istintivamente io mi girerei dalla sua parte. Perché pure questo mi rende appunto me stesso. Perché il mondo a volte mi fa sul serio paura.”
Uhm, siete d’accordo con me? Ho dato la risposta giusta?
Ci tengo, fatemi sapere.
Intanto, vi mando un saluto affettuoso,
Francesco
…
Sono arrivata alla soglia dei miei primi quarant’anni sentendomi a dire il vero abbastanza danneggiata, provata, confusa… Sì, infranta.
Certo, qualche pezzo di quelli che avevo salvato per me e non avevo lasciato prendere agli altri era migliore e più colorato o limpido dei restanti, ma io ero comunque irrimediabilmente divisa e scombinata.
Dov’ero io? In quale pezzo? Era ragionevole ragionare ancora di riuscire in qualche modo a rimettermi insieme?
Così, quando ho conosciuto Giovanni quella sera buia, dopo quel pomeriggio talmente faticoso, in quel bar che non conoscevo, sono stata chiara fin da subito.
In quel momento, ciò che cercavo era insomma qualcuno che tamponasse la mia solitudine, ma, dato che in tutta la mia vita non mi ero mai sentita veramente capita, era preferibile nemmeno provarci ad aprirsi sul serio, ricominciare da capo, per non rimanere poi delusi o, peggio, di nuovo feriti ed esposti.
Io credevo di aver scoperto l’arcano, quello che desiderano tutti gli uomini, e glielo avrei dato, paradossalmente, solo per orgoglio e distacco. Mi nascondevo dietro le mie insicurezze, dietro il mio passato e i miei fallimenti, ma in fondo mi sentivo… Mi sentivo superiore alle cose, diversa e troppo in credito con la vita. L’amore non esisteva per me, perché non esistevano più le persone, le persone che sarebbero arrivate, ma anche quelle che c’erano e c’erano state.
Se c’è una cosa in cui credo è che però le cose cambino, che sicuramente ci voglia tanta forza e tanta pazienza e perseveranza, ma le cose cambiano e la luce si accende sempre.
Bisogna non perdere la speranza…
Per me, è successo quando, con i primi raggi del sole che passavano lentamente dalla persiana che lui aveva lasciato un po’ aperta, Giovanni – ogni volta che Giovanni mi parlava da vicino, ruotava teneramente la testa, cercando di non farmi notare la gobba del suo naso, che a me piaceva in realtà moltissimo, più di tutto il resto – Giovanni mi ha detto: “sai, non è necessario… Non serve che tu me lo racconti.”
Ma può avvenire anche in modo molto differente, pure al contrario.
Per voi quando è stato?
Già, proprio l’amore è quello che resta.
Cioè, l’amore è rimanere.
È scoprire che rimane, rimane…
Sono io, sei tu, siamo noi: ferita e miracolo.
Noi siamo solo due persone.
Tea
P.s.: sarebbe bellissimo volare per la prima volta! Vi prego, non prendete questa decisione a cuor leggero!
…
Quando ero ragazzina io, ti facevano ancora quella famosa domanda: “e, allora, Rita, com’è il tuo tipo ideale?”.
Poi, dopo che tu avevi con timidezza abbozzato una risposta, le signore si guardavano tra loro, complici e d’improvviso distanti, e non trattenevano un sorriso: sì, perché noi cambiamo ogni momento, pur rimanendo sotto alcuni aspetti irrecuperabilmente gli stessi, e l’amore non è mai quello che ti immaginavi.
Del resto, devo ammettere che, in cinquant’anni di matrimonio, anche io e Alessandro ne abbiamo passate e superate (armonizzate?) tante.
Per raccontarvene qualcuna, dato che lui è un tipo estremamente scrupoloso e ha la passione per le immagini, basterebbe andare di là in soggiorno e tirare fuori qualcuno dei nostri infiniti album fotografici (catalogati appunti per anno, luogo e persone coinvolte: ci siamo noi che ci baciamo impacciati – sembra strano adesso, ma non avevamo fatto molte prove – il giorno del nostro matrimonio; ce ne sono alcune, significative e ancora sorprendentemente dolorose, che ci ritraggono di spalle, o comunque da soli; ne ho una nascosta nel comodino di camera, insieme alla lettera che un giorno di tanti anni fa gli avrei voluto consegnare e che tengo come monito, che immortala per sempre, in montagna, la spregiudicata Alma, il primo cane che abbiamo adottato).
Oppure, si potrebbe mettere su una delle “nostre” canzoni, perché io e Alessandro siamo due persone timide e la musica nella vita di entrambi ha saputo colmare pesanti e importanti silenzi – io l’ho visto piangere e lui ha visto me trattenere le lacrime: ciò non può essere ignorato.
Se me lo chiedete, però, penso di non far del male a nessuno rispondendo che l’amore, secondo il mio punto di vista, non può essere proprio definito a parole senza sbagliarsi almeno un po’, senza cadere in contraddizione.
Quantomeno, no, non se ne può dare una definizione.
Quindi, la mia lettera finisce qui, lasciandovi forse con l’amaro in bocca.
L’amore è infatti quei due ragazzini che eravamo, l’amore sono i nostri figli, l’amore è tutto quello che ci siamo detti, sussurrati e gridati nel corso di mezzo secolo.
L’amore è ciò che sappiamo, sono i nostri sbagli e gli imperdonabili difetti.
L’amore è stato la nostra vita e il nostro tentativo di renderla reale.
Ma non è solamente il nostro passato, l’amore è e sarà sempre il nostro futuro.
Auguri a tutti,
Rita
P.s.: se non ci fate vincere, state sicuri che in Europa ci andiamo lo stesso.