La paura del Buio
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La paura del Buio

 

La mia paura, la mia più grande paura, è quella della luce. Apparve un giorno, senza preavviso, a stravolgere la mia esistenza. Poi, col passare del tempo, come succede spesso in questi casi, ho imparato a conviverci.

Si è trattato soprattutto di stabilire una routine. Come muovermi, quali confini non valicare, delineare strategie per non farmi sorprendere.

Ogni tanto capitava che un fulmine, una cometa o qualche eruzione mi cogliesse impreparato, ma erano fenomeni con delle loro regolarità che a poco a poco, con un po’ di attenzione, avevo imparato a riconoscere.

Certo, c’erano giorni nei quali rimpiangevo la mia vita di prima, ma dopotutto non me la passavo così male e ogni tanto, grazie a un particolare allineamento dei pianeti, la luce si eclissava e mi gustavo una piccola rivincita.

Adesso però le cose sono cambiate di nuovo, tanto in fretta che non so come comportarmi. Sono arrivati gli esseri, così li chiamo. Non sono molto diversi da altri che già conoscevo, ma questi sono talmente attratti dalla luce che credo siano degli agenti che essa stessa abbia ingaggiato al fine di annientarmi per sempre.

Gli esseri portano la luce con loro. Hanno iniziato con piccoli fuochi, ma in un tempo così veloce che non saprei quantificare, hanno costruito potenti apparati luminosi che vanno diffondendo come una piaga. Alcuni sono grandi ed emanano luce dall’alto di lunghi pali, altri sono piccoli e rettangolari e da questi non si separano mai e passano ore a osservarli immobili come rapiti.

Costruiscono anche molte altre cose mescolando acqua e minerali o anche solo col legname. Ci sono infiniti anfratti adesso dove posso insinuarmi e sfrutto ogni occasione per nascondermici e studiarli da vicino. I miei preferiti si chiamano armadi.

La situazione al momento è sotto controllo. Gli esseri occupano solo una porzione superficiale delle terre emerse e mostrano inoltre una strana tendenza a uccidersi tra loro.

Ogni tanto capita che attraversino gli oceani su delle strutture di legno o metallo o che scavino la terra per estrarre minerali. Quelli che davvero mi spaventano però sono gli esseri che si calano nella terra in piccoli numeri o persino da soli, perché non comprendo cosa vadano cercando. Scendono attraverso grotte e cunicoli dove la luce non aveva mai osato penetrare. Strisciano, grattano, scavano. Prelevano campioni di materiali e riempiono taccuini di incomprensibili annotazioni. In genere sono così discreti che quasi non li sento arrivare, ma talvolta deve succedergli qualcosa di imprevisto perché gridano, piangono o ripetono compulsivamente parole delle quali mi sfugge il senso. Quando fanno così provo pena per loro. Allora vinco la mia paura, mi avvicino, e gli mostro tutta la mia bellezza.

 

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