Il mondo era diverso, ma le persone erano le stesse.
La violenza, l’aggressività innata per qualche questione di specie.
Questione da tempo sepolta, ma nessuno se n’era accorto.
Poi quando sembrava che ormai non potesse più cambiare, cambiò, come sempre accade, gradualmente ma in modo inevitabile. Finché tutti non ci dimenticammo di quel cambiamento.
Com’era il mondo prima? Era violento. La violenza c’era nella realtà e anche nella finzione. Rappresentava probabilmente un bisogno esteriore e interiore.
Nella realtà era un problema, nella finzione non lo era. Ma i nostri nonni erano ossessionati più dalla violenza raccontata o, peggio, rappresentata, che da quella esercitata.
Erano assuefatti alle guerre e alle violenze, via via decrescenti fino all’aggressività giornaliera manifestata per le strade di un tempo, ma non amavano vederla raccontata, descritta.
Forse era un po’ come venire messi davanti a uno specchio in cui vedere i propri difetti, le proprie colpe.
Il periodo di cambiamento fu preceduto da un periodo di censura, che investiva anche opere vecchissime: si credevano i giudici del Tempo.
Ne risentiva l’arte in toto, infatti dall’epoca immediatamente precedente alla nostra ci sono pervenute poche opere di spessore.
Oggi sembrerà strano dirlo, ma anche singole parole come “sesso” venivano censurate con un asterisco. L’asterisco si candidava a essere una delle lettere più usate senza nemmeno essere una lettera.
Però fu un tempo – e questo lo sappiamo per certo, è documentato nella Storia – in cui non mancarono guerre e violenze di ogni tipo, uomini che imprigionavano altri uomini senza che avessero compiuto un vero reato.
Però le narrazioni erano pulite. I film ripuliti per non ricevere lamentele, avvisi e codici da inserire ovunque. Anche i libri venivano levigati dagli stessi autori, pur non avendo ricevuto prescrizioni in tal senso: erano i tempi e a scrivere erano uomini di quei tempi.
Nessuno credeva che si potesse mettere fine alla violenza nelle strade e tra le nazioni, nessuno notava che dipendeva da loro stessi.
Noi oggi siamo diversi. Persino i cartoni animati violenti, quelli dove il gatto cerca di ammazzare il topo, sono stati ripescati. I bambini ne ridono.
Scaricano così quella violenza, ora possiamo ammetterlo, che abbiamo dalla nascita. Non c’è niente di male. Non fa male. Perché è finta.
Ai nostri predecessori sembrerebbe un’assurdità che non ci sono più guerre, e chi fa qualche gesto di violenza viene guardato come un folle. Uno scemo. La vergogna lo fa ritirare, chiudersi in uno dei numerosi videogiochi sparatutto.
A me personalmente piacciono nei vari videogiochi le missioni in cui devo fare il cecchino. Mi piace in silenzio da lontano vedere uno che si accascia sul tavolo o che gli scoppia il cervello.
Nei libri succede di tutto, i film abbondano di scene violente e disturbanti. Non che oggi l’arte sia solo questo, ma sicuramente è un tipo di arte molto richiesta.
La gente ha bisogno di scaricarsi, la frustrazione della giornata quotidiana si è dimostrata più dura da sconfiggere della guerra stessa, forse non ce ne libereremo mai.
Oppure, chi lo sa, un giorno qualcuno che verrà dopo di me racconterà come abbiamo superato anche questo.
Magari ai nostri nipoti non verrà più la voglia di spaccare tutto.