La sala d'attesa della stazione è sempre piena. Le panchine di legno scuro sono occupate da persone che aspettano. Stanno lì in attesa, da anni, alcune anche da decenni. Nessuno è mai riuscito a prendere un treno.
Lo spazio è rettangolare, lungo circa venti metri e largo otto, ha quattro finestre alte che danno sui binari. Le panchine sono disposte a file parallele, dodici per lato, quattro coppie in tutto. Al centro sta un orologio appeso al soffitto, fermo, ma tutti lo controllano lo stesso.
I treni passano regolarmente, li sentono arrivare, si percepisce lo sferragliare oltre le finestre, lo stridere dei freni. I convogli si fermano, restano al binario per tre minuti circa, come previsto dalla tabella di marcia, e poi ripartono. Eppure nessun passeggero della sala d'attesa è mai riuscito a raggiungerli.
La porta che dovrebbe condurre ai binari è in fondo alla sala. Sembra un accesso normale, di legno verde scuro, con un vetro opaco nella parte superiore, sopra il traverso c'è una targhetta: AI TRENI. La porta si apre quando si gira la maniglia e si spinge l'anta, come tutti gli usci di questo tipo. Dall'altra parte inizia un corridoio, che è lungo circa dieci metri e termina in un'altra porta, e quando anche questa viene aperta, si trova un nuovo corridoio, e poi una terza porta, e una quarta, e una quinta. E così via.
Alcuni passeggeri hanno provato ad attraversare tutte le porte, camminando per ore, un varco dopo l'altro. Poi sono tornati indietro stanchi e si sono seduti, raccontando che le porte continuavano all'infinito. Altri dicevano che non era vero, che dopo un certo numero le porte finivano e si tornava alla sala d'attesa da un'entrata laterale che nessuno comunque ha mai notato.
All'angolo dello stanzone è presente una biglietteria, aperta tutti i giorni dalle sette alle diciannove. L'impiegato si chiama Romolo, e vende biglietti per tutte le destinazioni segnate sul tabellone della stazione. I passeggeri li comprano, li tengono in mano o in tasca o nella borsa, e aspettano. Alcuni hanno biglietti che risalgono agli anni settanta, sono scoloriti, illeggibili, ma loro li conservano.
Una signora ormai molto anziana, di nome Enrichetta, è nella sala d'attesa dal 1971. Doveva andare a Padova a trovare sua figlia, aveva comprato il biglietto e si era seduta. Quando è arrivato il treno per Padova si è alzata e ha cercato di raggiungere i binari, ha attraversato sette porte prima di arrendersi e tornare indietro. Da allora è sempre lì, alcuni giorni riprova a prenderlo, il treno per Padova, altre volte no, ma si dice convinta che prima o poi ci riuscirà.
Il bigliettaio Romolo è sempre cortese, e quando qualcuno gli chiede come si fa a raggiungere i binari, lui risponde che bisogna attraversare tutte le porte, fino in fondo.
"Ma ce ne sono troppe," protestano i passeggeri.
"Solo quelle necessarie," risponde lui, anche se nessuno ha mai capito bene cosa significhi.
Nella sala è aperto pure un bar, gestito da una donna di mezza età chiamata Gina. Vende caffè, panini, bibite, le solite cose. I passeggeri comprano da mangiare e da bere mentre aspettano il proprio convoglio, e alcuni mangiano al bar tre volte al giorno, da anni. Gina non fa domande, prende i soldi, prepara i caffè, pulisce il bancone. Fa discreti affari.
Un signore sulla cinquantina, tale Bevilacqua, è nella sala dal 1984. Doveva andare a Roma per un colloquio di lavoro, anche lui ha comprato il biglietto e ha aspettato. Quando è arrivato il treno ha provato ad attraversare le porte, ne ha superate diciassette, poi si è arreso. È tornato in sala e si è seduto. Dice che vorrebbe ancora fare il colloquio, forse l'offerta di lavoro è ancora valida, che le aziende serie aspettano sempre i candidati giusti.
I treni intanto continuano a passare nella piccola stazione, ogni venti minuti circa. Treni per Milano, per Bologna, per Venezia, per Firenze. Si fermano, alcuni tre minuti, altri due, altri ancora quattro. Attraverso i finestrini si possono vedere i passeggeri nelle carrozze, seduti, che leggono il giornale, parlano al cellulare, guardano fuori, dormono. Ma nessuno di loro scende.
Nel 1995 era arrivato un ispettore delle ferrovie, in seguito ad alcune lamentele. Aveva controllato la sala, le panchine, la biglietteria. Ha chiesto al bigliettaio Romolo perché i passeggeri non prendessero i treni, e lui aveva risposto che loro ci provavano pure, ma che non riuscivano proprio a raggiungere i binari. L'ispettore aveva chiesto perché, e Romolo gli aveva spiegato delle porte. L'ispettore era sembrato perplesso e aveva deciso di controllare di persona. Aveva aperto la prima porta, la seconda, la terza, e così via. Dopo un tempo che era parso infinito era ricomparso dicendo che gli sembrava tutto molto strano, e che avrebbe segnalato l'anomalia. Non se ne era saputo più niente, e nessun altro ispettore si era mai presentato
Una giovane donna, Cristina, nel 1998 doveva partire per Genova per iscriversi all'università. Aveva attraversato quattro porte prima di spaventarsi e tornare indietro, dicendo che non ce l'avrebbe mai fatta. Si era seduta e da allora continua ad aspettare, lei non sa più cosa aspetta, ma sta lì.
Nel 2002 un passeggero, tale Zanotelli, aveva avuto un'idea. Diceva che forse bisognava correre, che se si correva rapidamente si riusciva a superare tutte le porte prima che il treno ripartisse. Così aveva corso velocissimamente, ed era riuscito ad attraversare ventidue porte in due minuti, ma parevano essercene molte altre ancora. Zanotelli continuava a correre, ma intanto il treno era ripartito, così era tornato indietro esausto. Si è seduto e non ha più parlato.
Alcuni passeggeri sostengono che la soluzione sia non attraversare le porte, ma passare dall'esterno, eppure in tanti anni nessuno ha mai trovato un'altra via, e la sala d'attesa ha solo due uscite, quella d'ingresso, che dà sul piazzale, e quella in fondo, dove iniziano le porte.
La signora Enrichetta, quella in attesa dal 1971, è morta nel 2019, seduta sulla panchina con il biglietto ancora in mano. I paramedici l'hanno portata via e, il giorno dopo, un altro passeggero si è seduto al suo posto. Un giovane con un trolley, ha comprato un biglietto per Ancona e ha iniziato ad aspettare.
Nella sala c'è un cartello appeso al muro, con su scritto: SI PREGA DI MANTENERE LA CALMA. I TRENI SONO PUNTUALI. Nessuno sa chi l'abbia messo, è lì da sempre, i passeggeri lo leggono e annuiscono, perché è vero, i treni arrivano puntuali, si fermano al binario due o tre o quattro minuti, e poi ripartono.
Alcuni hanno smesso di provare, restano solo seduti e aspettano, come se non sapessero più per cosa aspettano. Forse per abitudine, forse perché non sanno fare altro. Gina del bar gli porta il caffè, loro pagano e bevono, poi tornano a controllare l'orologio fermo.
Il bigliettaio Romolo è andato in pensione nel 2015, e al suo posto ne è arrivato uno giovane, Piero. Risponde a tutti con cortesia, come faceva il suo predecessore. Quando gli chiedono come raggiungere i binari, risponde che bisogna attraversare tutte le porte, fino a quella in fondo.
"Ma ci sono troppe porte," si lamentano a volte i passeggeri.
"Solo quelle necessarie," risponde lui.