Il cadavere dell'animale galleggiava nella cisterna dietro la casa dei nonni di Andrea. Non sapevamo dire con certezza che animale fosse, era troppo gonfio e decomposto. Poteva essere un cane o una volpe o un cinghiale, o qualcos'altro che non aveva nome. L'acqua nella cisterna era di un colore marrone e puzzava in un modo che non riesco a descrivere compiutamente nemmeno adesso.
Io e Andrea avevamo dodici anni in quel tempo in cui l'estate durava così tanto che sembrava non dovesse finire mai. I suoi nonni vivevano in una casa in campagna dove non c'era niente da fare se non inventarsi giochi e qualche casino per passare il tempo, e infatti trovammo il cadavere un martedì o un mercoledì, uno di quei giorni che paiono tutti uguali.
Eravamo saliti sulla cisterna un pomeriggio in cui per l'appunto non sapevamo cosa fare, Andrea si sporse e vide qualcosa che galleggiava. Disse che sembrava un tronco, io risposi che i tronchi non galleggiano così. Lui allora prese un bastone e lo spinse nell'acqua per provare a girare la cosa, e quando accadde capimmo che non era un tronco.
Non lo dicemmo a nessuno, non so perché. Forse perché sapevamo che se l'avessimo raccontato i nonni di Andrea avrebbero chiamato qualcuno e avrebbero svuotato la cisterna e sarebbe finita l'unica cosa davvero interessante di quell'estate.
Tornammo alla cisterna ogni giorno a guardare il cadavere decomporsi. All'inizio si vedeva ancora abbastanza chiaramente la forma di una testa e di quattro zampe, qualche volta più in superficie, qualche volta più affondato dentro l'acqua. Noi con il bastone cercavamo di muoverlo per tenerlo a galla, per quanto possibile, anche se poco alla volta diventava sempre più nient'altro che una massa scura che si disfaceva.
Il nonno di Andrea usava l'acqua della cisterna per innaffiare l'orto. Lo vedevamo ogni mattina attaccare il tubo e bagnare la terra e le piante. Le melanzane crescevano enormi, i pomodori erano incredibilmente rossi e lucidi. La nonna diceva che non aveva mai visto un orto così bello.
Noi mangiavamo le verdure dell'orto a pranzo e a cena. La nonna le cucinava e ripeteva sempre che le verdure che cresci tu hanno un sapore diverso. Aveva ragione, avevano un sapore diverso.
Andrea ripeteva che dovevamo dirlo, io replicavo che non serviva, l'animale era morto da tanto e ormai era tutto mescolato con l'acqua. Dirlo adesso non avrebbe cambiato niente.
Una notte non riuscivo a dormire. Pensavo all'acqua sporca e a cosa c'era dentro. Pensavo alla nonna che diceva che le verdure erano buonissime. Pensavo che forse eravamo noi i cattivi della storia ma non sapevo bene perché.
Il giorno dopo tornammo alla cisterna. Il cadavere era quasi sparito del tutto. Rimaneva solo un'ombra nell'acqua che poteva essere qualsiasi cosa.
Secondo Andrea l'animale era caduto dentro per sbaglio, magari aveva cercato di bere ed era scivolato. Disse che era morto annegato e che annegare doveva fare parecchio male. Io replicai che non potevamo saperlo con certezza, e lui mi raccontò di suo cugino che era quasi affogato in piscina e aveva detto cazzo se era brutto.
Chiesi ad Andrea perché suo cugino era quasi annegato, ma lui non si ricordava bene. Forse aveva mangiato da poco e gli era venuto un crampo, forse era entrato nella parte profonda della piscina e non sapeva nuotare bene. Scrollò le spalle.
L'ultima settimana di agosto aiutai il nonno di Andrea nell'orto, raccolsi pomodori e li misi in una cassetta. Il nonno diceva che ero bravo, e che l'anno dopo sarei dovuto tornare di nuovo ad aiutarlo. Io annuivo e intanto pensavo al cadavere.
Prima di ripartire la nonna mi diede una cassetta di verdure per mia madre, le migliori dell'estate, così specificò. Mia madre la ringraziò e disse che si vedeva che erano coltivate con amore.
A casa mia madre cucinò le verdure, che in effetti erano buonissime. Chiese se mi era piaciuto stare in campagna dai nonni di Andrea, e risposi di sì. Lei annuì, le sembravo cresciuto, era evidente che quell'estate mi aveva fatto bene.