Il lunedì mattina Selina apre il file del fine settimana precedente e trova quattordici variazioni. Alcune volte sono otto, altre ventidue, quattordici è tutto sommato nella media, non si può lamentare. È capitato, ad esempio un inverno di tre anni fa, che ce ne furono quarantasette e lei lavorò ogni giorno fino alle undici di sera per riuscire a classificarle tutte.
Le variazioni, va precisato, non si vedono, si misurano. Il dispositivo sul suo tavolo somiglia a un igrometro per l'umidità, dello stesso grigio opaco, con un display che mostra numeri fino alla sesta cifra decimale. Selina lo punta verso un evento del passato - non verso un luogo fisico, verso l'evento stesso, che ha coordinate temporali precise come quelle geografiche - e legge lo scarto rispetto alla misurazione precedente.
Gli scarti piccoli li archivia senza intervenire. Sotto lo zero virgola zero tre, il passato si aggiusta da solo entro qualche settimana, al massimo un mese, come un osso che si salda o un tessuto che si cicatrizza. La direzione dell'ufficio ha stabilito questa soglia nel 1987, dopo oltre vent'anni fra esperienza diretta e analisi della raccolta dati, e da allora questo sistema di classificazione regge.
Sopra lo zero virgola zero tre, però, Selina deve decidere come intervenire.
La prima variazione della lista riguarda un incidente stradale del 1974 in cui morirono due persone. Lo scarto è zero virgola zero uno, così Selina lo archivia tranquillamente. La seconda riguarda la nascita di una donna ora settantaduenne, e il momento esatto del parto è slittato di undici minuti in avanti, verso il tardo pomeriggio di quella giornata. Lo scarto corrisponde a zero virgola zero due. Archivia anche questo, anche se sa che adesso quella donna sente probabilmente qualcosa di indefinito, come tutti quelli il cui passato si è spostato di misure piccole, ma comunque, in qualche modo, percepibili. Non abbastanza per capire, ma sufficienti per essere presi da un lieve senso d'inquietudine.
L'ottava variazione della settimana è diversa. Riguarda un evento del 1991, una bambina di sette anni in un cortile. Sua madre che chiama dalla finestra, la bambina che non risponde subito perché sta guardando una lucertola sul muro. Poi risponde. Dopo ancora sale in casa, cena. Una situazione in apparenza normale.
Lo scarto è zero virgola uno quattro. Selina posa il dispositivo, si alza. Va alla finestra e guarda il parcheggio per una manciata di secondi, poi torna alla scrivania.
Uno scarto di zero virgola uno quattro significa che l'evento si sta riscrivendo in modo significativo. Non che cambierà - il passato non cambia mai, e comunque non del tutto, certamente non in una volta sola - ma, per gradi, sta diventando qualcos'altro, come una parola che si pronuncia in maniera leggermente diversa a ogni generazione, finché non se ne riconosce più l'origine e perde completamente il significato originario. Se Selina non interviene adesso, lo scarto crescerà, e fra qualche anno quella bambina nel cortile potrebbe non aver risposto affatto. Potrebbe non essere salita, potrebbero essere accadute cose diverse dalle cose che sono accadute. Migliori o peggiori, non è importante. Diverse.
Il problema è che la bambina del 1991 ora è una donna di quarant'anni che fa la maestra in una scuola elementare e che Selina la ha già incrociata tre volte nel database. Il suo passato è instabile da sempre. Le variazioni intorno a lei sono più frequenti della media, come quei punti della crosta terrestre dove le placche tettoniche si sfregano fra loro.
Selina apre il protocollo di stabilizzazione, inserisce le specifiche dell'evento, e il sistema calcola l'intervento necessario. Una pressione minima, applicata alle coordinate temporali adiacenti, che riconduca lo scarto sotto la soglia. Più o meno come raddrizzare un quadro sul muro, è il paragone più efficace che le viene in mente, o tuttalpiù come aggiungere un peso sul piatto di una bilancia.
Prima di confermare l'azione, Selina legge le note delle misurazioni precedenti. L'evento era già stato stabilizzato nel 2009 e nel 2017. Strano. Due interventi in quindici anni su un singolo momento di trenta secondi, una bambina, una lucertola, una madre che chiama dalla finestra.
Selina non sa spiegarsi cosa significhi una incongruenza ricorrente come questa. L'ufficio le ha insegnato che non è necessario saperlo, poiché le variazioni non hanno una motivazione diretta di causa ed effetto, come del resto non ha una causa identificabile il fatto che, in termini assoluti, certi materiali invecchino più velocemente di altri. E il passato va considerato proprio come un materiale, alcuni punti sono più porosi e si usurano prima.
Quello che però Selina sa è che se lo scarto raggiunge zero virgola cinque, l'evento si biforca, ed esisteranno due versioni dello stesso momento, dove la realtà non ha strumenti per scegliere e il concetto di cosa è accaduto davvero diventa liquido. Quello che succede dopo una biforcazione, l'ufficio non lo dice esplicitamente nei manuali. C'è il capitolo sette, che Selina ha provato due volte a leggere senza capirlo del tutto, pieno di formule e di una prosa tecnica che sembra progettata apposta per rimanere incomprensibile, ma le è comunque chiaro che le biforcazioni non fanno bene alle persone coinvolte.
Conferma l'intervento. Il display le mostra la variazione scendere in tempo reale. Zero virgola uno quattro, zero virgola uno uno, zero virgola zero sette, virgola zero tre, zero due. Per un po' si ferma lì, appena sopra la soglia.
Selina aspetta ancora, che scenda ulteriormente. Zero virgola zero due, zero virgola zero zero otto, fine. Salva, e chiude il file.
Le restano ancora sei variazioni da classificare, e inizia a esaminarle nel pomeriggio. Cinque sono sotto soglia, una sopra - un momento del 1958, nessuna persona fisica coinvolta, solo una questione di date e di sequenze amministrative - che stabilizza in mezz'ora.
Alle sei meno un quarto Selina spegne il dispositivo, lo chiude a chiave nel ripostiglio specifico, come ogni sera. Prende la borsa ed esce dall'ufficio. Nell'ascensore pensa, come pensa spesso in situazioni del genere, che la maestra elementare non sa nulla di lei. Anzi, nemmeno sa che esiste qualcuno che misura e controlla la stabilità del suo passato. Non sa che il momento nel cortile è stato salvaguardato già tre volte. Probabilmente non sa nemmeno di ricordarlo ancora, in fondo certi ricordi dell'infanzia rimangono nella mente senza ragione apparente, una lucertola sul muro, la luce del pomeriggio, la voce della madre, ma forse in qualche modo lo sente. Forse c'è qualcosa in quel ricordo che pesa più di quanto dovrebbe, più degli altri della sua infanzia.
Selina cammina nell'aria della sera, parcheggio, strada, la rosticceria all'angolo dove si ferma a comprare qualcosa da scaldare al microonde. Non sa se quello che fa sia giusto, l'ufficio non usa quella parola, definisce il lavoro con altri termini, "necessario" e "stabilizzante" e "nell'interesse della coerenza temporale", che è una frase che può significare tutto e niente. Quello che sa è che domani mattina aprirà un nuovo file, troverà altre variazioni, le classificherà, le stabilizzerà e le archivierà. Il passato continuerà a muoversi nella direzione in cui si muove da sempre, lento e costante come un ghiacciaio, e lei continuerà a collaborare con chi si occupa di tenerlo abbastanza fermo da sembrare immobile. Abbastanza fermo. Non del tutto.