Welcome to Meraviglia
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Welcome to Meraviglia

 

A volte faccio un sogno.

Lavoro in un grande palazzo di vetro nella periferia romana, in un distretto fatto solo di grandi palazzi di vetro separati fra loro da piccoli spiazzi di cemento color ocra, dove gli impiegati delle varie società si incontrano per fumare o in pausa pranzo. A lato è posteggiato un unico baracchino che vende panini, con due tavoli e sedie di plastica da campeggio a fare da cornice, dove tutti si affollano per mangiare e scambiare due chiacchiere mentre il sole picchia forte sul cemento e si riflette sui vetri degli edifici.

Nel sogno si parla a mezza bocca, si scambiano frasi fatte, discorsi generici sul tempo o sul campionato di calcio. Non è per via della geolocalizzazione che permette all'azienda di conoscere dove sei e cosa stai facendo in qualsiasi momento della giornata, quello è stato più o meno accettato. A fare paura è il non sapere di chi puoi fidarti. Ogni dipendente è tenuto a segnalare le problematiche riscontrate sul posto di lavoro, e le problematiche possono essere un bug tecnico, un problema logistico o un collega che si lamenta. Va bene anche se si tratta di un subordinato di un'altra azienda, perché tanto poi rientra tutto nello scambio di informazioni che si fanno a livelli più alti.

Se non lo fai tu lo farà qualcun altro, ti dicono al primo colloquio dopo assunto.

Nel sogno, se si scopre che sei al corrente di una problematica e non la segnali, è peggio che essere il diretto responsabile della problematica stessa. Quindi nessuno si sbottona con gli altri, e se si deve parlare delle proprie mansioni lo si fa esclusivamente in accezione positiva. Intanto la app dell'azienda segue la tua produttività secondo per secondo, e se cali il ritmo lo segnala, e al terzo richiamo ti manda a chiamare il tuo superiore.

Qui non ci si riposa, spiega il manager del sogno.

Il tasso di produttività è fumoso, non c'è una tabella, ogni giorno devi semplicemente essere più produttivo del giorno precedente. Anche i richiami sono spesso fumosi, non sai mai se sono dovuti a una mancanza di ritmo, a un commento di qualche collega, a un'anomalia riscontrata dalla app, al troppo tempo passato al baracchino del pranzo.

Ti vedo stanco, dice il manager. Ma in ossequio all'approccio paternalistico dell'azienda invece di licenziarti ti manda dallo psicologo.

Le aziende del sogno hanno tutte il proprio psicologo, che segue i dipendenti in crisi o che sono stati richiamati. Il suo compito è farti comprendere che vivi nel migliore dei mondi del lavoro possibili, aiutarti a capirlo. Che è un privilegio quello che la ditta ti offre – cioè nella maggior parte dei casi un impiego sottoqualificato e sottopagato – e sei tu a non essere abbastanza perspicace da apprezzarlo, lamentandoti irriconoscente dei turni massacranti, della mancanza di pause, dell'assenza di diritti, della bassa paga – ma se non esiste un minimo salariale chi può dire davvero che sia bassa? – , delle chiamate a giornata.

Se non riesci a rendertene conto attraverso le parole, si può sempre tentare con la medicina. Uno stabilizzatore dell'umore, niente di complicato, che ti evita gli alti e i bassi, che poi sono quelli che fanno distrarre. Così senza troppi pensieri potrai dedicarti tranquillo a svolgere una pratica via l'altra.

Ma questa cosa è legale?, domandi nel sogno.

Questione capziosa, è la risposta – del manager, dello psicologo, di qualcun altro, non è chiaro e non è poi così importante. Le leggi sono un concetto relativo. Le grandi aziende commettono di continuo infrazioni ma questo non interessa a nessun politico perché le grandi aziende portano occupazione – anche se occupazione sottopagata – e spendendo poco per la forza lavoro possono proporre prezzi bassi al consumatore. Esiste un nuovo proletariato che si allarga ogni giorno, perdendo al contempo diritti e percentuali di stipendio, mentre aumentano le morti sul lavoro e i contratti a tempo determinato rinnovabili perennemente.

Nel sogno senti dire – alla televisione, sui giornali, sui social – che comunque la vera ricchezza è il tempo libero, ma se poi non hai il denaro per pagare l'affitto, le bollette, il pranzo e la cena, che te ne fai del tempo libero?

Ti ricordi solo che prima avevi un buon lavoro – forse non proprio buono, diciamo discreto, ma a riguardare adesso al passato ti sembra fantastico – poi sei rimasto a spasso per un po' e per guadagnare qualcosa sei andato a fare le consegne in bici o lo scaffalista in un supermercato aperto tutta notte, poi hanno automatizzato pure quelle professioni e sei finito a casa con un sostegno di disoccupazione, quindi è stato tolto pure il sostegno di disoccupazione e il futuro appare davvero cupo.

Dai, meno male che è solo un sogno.

 

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