Chiara, trentotto anni, insegnante di lettere alle scuole medie, aveva trovato l'annuncio su un sito che si chiamava qualcosa come PrestaPersona o SostituzionePersonale, non lo ricordava con precisione perché lo aveva cercato alle undici di sera tornata a casa dopo il pranzo di Pasqua, in quello stato mentale di appesantimento in cui si fanno cose che normalmente non si farebbero, ma che poi, stranamente, si scelgono di fare lo stesso.
Il servizio offerto era semplice. Si compilava un modulo con i dettagli della famiglia, i gradi di parentela, le principali dinamiche interpersonali, gli argomenti da evitare completamente e quelli da affrontare con cautela, le allergie alimentari proprie e altrui, e una descrizione sommaria del proprio ruolo all'interno del nucleo familiare. Si allegava una foto. Si sceglieva il pacchetto, fra pranzo singolo, abbonamento mensile, ricorrenze, evento speciale, e si pagava con carta.
Lei aveva scelto il pacchetto ricorrenze, che comprendeva Natale, Pasqua, Ferragosto, il compleanno della madre e quello del padre, più due domeniche a scelta. Costava meno di quanto si aspettasse, il che la fece sentire ancora più in colpa, almeno all'inizio.
La sostituta si chiamava Federica, aveva trentacinque anni, capelli castani, un'espressione di disponibilità strutturale che Chiara aveva riconosciuto immediatamente come professionale e non come caratteriale. Nel loro unico incontro preparatorio, in un bar di viale Marconi, Federica aveva preso appunti su un taccuino a spirale, con una stilografica blu, annuendo in modo calibrato, chiedendo solo lo stretto necessario.
"Tuo fratello Marco, il secondo, quello con i bambini, tende a parlare di politica o evita?"
"Ne parla."
"E tu, prima, eri solita replicare o preferivi cambiare argomento?"
"Perlopiù rispondevo male."
Federica aveva annotato qualcosa. "Nel caso allora sarà forse meglio che io cambi argomento, si creerà meno attrito."
Chiara aveva annuito con convinzione, anche se la parola attrito le aveva fatto un effetto strano, come quando senti pronunciare il tuo nome in una lingua straniera.
Il primo pranzo di lavoro di Federica fu quello per il compleanno del padre, a giugno, ed era andato bene, nel senso che non era successo niente di particolare. Chiara lo sapeva perché sua madre l'aveva chiamata la sera stessa, cosa che faceva raramente dopo i pranzi a cui partecipava lei, e le aveva detto che Federica era stata brava, che aveva aiutato a sparecchiare senza che glielo chiedessero, che aveva fatto ridere il papà con una storia del lavoro. "È stato proprio come avere te, però in meglio" aveva detto sua madre, con un tono sincero che conteneva, involontariamente, tutta l'ironia della situazione.
A Ferragosto Federica aveva portato un dolce. Chiara in tanti anni non aveva mai portato niente, non tanto per mancanza di affetto quanto per quella forma di superficialità cronica che si pensa le persone di famiglia tendano a perdonare e che invece, nel tempo, non perdonano affatto. Il dolce era una crostata di albicocche, fatta in casa, il che era un dettaglio che Chiara non aveva fornito nel modulo ma che Federica aveva evidentemente dedotto da qualcosa, forse dal fatto che nel questionario aveva comunque specificato che sua madre apprezza i gesti concreti più che le parole fini a se stesse.
"È bravissima," le aveva comunicato Marco al telefono il giorno dopo, e Chiara aveva aspettato un secondo prima di aggiungere qualcosa, perché in effetti le sembrava che non ci fosse molto altro da aggiungere.
La situazione si era complicata a Natale. Non un problema vero, pratico, più una sorta di sensazione, come quando un quadro viene appeso un centimetro più a lato e non sai davvero dire cosa sia cambiato, ma hai la certezza che nella stanza c'è qualcosa di diverso.
In quel periodo sua madre aveva iniziato a chiamarla più spesso, per raccontarle di varie questioni. Non per chiedere, non per lamentarsi, come accadeva prima, ma per raccontare. Le aveva detto che il papà aveva ripreso a giocare a carte il martedì, che Marco stava pensando di cambiare lavoro, che la signora del piano di sopra aveva finalmente tolto dal balcone quelle piante che perdevano acqua sul suo. Cose che prima Chiara non conosceva perché non le venivano raccontate, non perché fossero segreti, ovviamente, ma perché nei pranzi normali non si creava mai abbastanza spazio per dirle.
Poco a poco aveva capito che, quando la sostituiva, Federica ascoltava, partecipava, faceva domande, anche diverse di seguito, e poi ricordava le risposte, e al pranzo successivo riprendeva quegli stessi argomenti. Era una competenza specifica e molto professionale, il non restare passiva, probabilmente parte della formazione, come per i fisioterapisti lo è il modo di porre le mani.
A febbraio sua madre le aveva domandato quando si sarebbero viste, così, fuori dai pranzi. Chiara aveva risposto presto, come si dice sempre. Poi aveva realizzato che sua madre avrebbe probabilmente chiesto la stessa cosa a Federica, e che lei quasi sicuramente sarebbe stata in qualche modo molto più precisa nella risposta.
Aveva aperto il sito per scrivere all'assistenza, poi ci aveva ripensato e aveva chiuso la pagina. Il rinnovo automatico del pacchetto cadeva a marzo e Chiara non solo aveva lasciato che si riattivasse, ma anzi aveva aggiunto una terza domenica a scelta. Aveva aggiunto nelle note del modulo alcuni dettagli nuovi, ad esempio che suo padre soffriva di un problema al ginocchio di cui non parlava mai per primo ma che si poteva chiedere, che Marco prendeva il caffè senza zucchero ma continuava ad aggiungere mezzo cucchiaino ogni volta, come per distrazione, che sua madre teneva sempre in frigorifero una bottiglia di spumante per le occasioni speciali ma non la apriva mai, e che forse, alla Pasqua successiva, valeva la pena proporre di stapparla.
Le settimane passarono, ed era ormai una domenica di primavera quando aveva incontrato Federica per caso, in un negozio di articoli per la casa in zona Prati. Non si erano salutate subito, c'era stato prima un momento di consapevolezza reciproca, come tra persone che si conoscono in un determinato contesto specifico e finiscono per ritrovarsi fuori da quell'ambiente. Poi Federica aveva fatto un cenno con la testa accompagnato da un lieve sorriso, entrambi i gesti cordiali e professionali, e aveva continuato verso il reparto dentifrici. Chiara era rimasta ferma accanto a shampoo e balsami per qualche secondo.
Non aveva avuto ancora l'impressione di essere stata sostituita in senso stretto, si trattava di qualcosa di più indefinito, di una sensazione per la quale non conosceva una parola adatta. Come quando dopo molti anni torni in un luogo amato e a prima vista tutto ti appare uguale, eppure percepisci che qualcosa di diverso c'è, solo per realizzare alla fine che sei tu a essere cambiata, e non il posto.
Per la Pasqua successiva aveva preparato una torta di mele, conscia che non sarebbe comunque venuta bene come quella di Federica, ma l'aveva portata lo stesso al pranzo di famiglia, e sua madre l'aveva ringraziata come se il suo dolce fosse l'accadimento più importante della giornata, cosa che ovviamente non era, ma fa lo stesso.