Il talento di Gianni Schumann
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Il talento di Gianni Schumann

 

A cinquantatré anni Gianni Schumann aveva ormai accettato che la sua esistenza si fosse indirizzata lungo un binario di monotonia che nulla aveva a che fare con quello che aveva sognato da ragazzo. Una tranquilla vita familiare e lavorativa, senza particolari colpi di scena ed emozioni, colpi di scena ed emozioni che in ogni caso non aveva alcun desiderio di affrontare. Se da giovane aveva avuto dei talenti ormai dovevano essere stati sprecati, se aveva avuto dei sogni erano stati dimenticati.

Così non si crucciò particolarmente la mattina che si svegliò sentendosi strano, più strano del solito, come fosse afflitto da un peso. Cose che capitano, pensò, e infatti andando avanti con la giornata la sensazione scivolò via. Gli ci vollero diversi giorni simili, con molti momenti simili, per arrivare a intuire cosa gli stava accadendo: il suo pene aveva iniziato a crescere. O forse sarebbe più corretto dire: aveva ripreso a crescere. Anche se non cresceva più da, boh, circa trentacinque anni.

All'inizio in verità Gianni pensò a una sorta di illusione ottica, a un difetto nella sua percezione, a un recente cambio verso slip più confortevoli che potevano aver spinto la fisiologia in quella direzione. Ma dopo alcune settimane di misurazioni quotidiane – lui che non se lo era mai misurato nemmeno da adolescente! – non poté nascondere a se stesso la verità e il guadagno di svariati centimetri in zona genitale.

Da ragazzo – ma pure da adulto – aveva dovuto affrontare un sacco di dubbi, paure, insicurezze, tutte legate alla sensazione di essere inadeguato e fuori posto, eppure in queste vagonate di timori non aveva mai trovato posto quello sulle dimensioni della minchia. Potremmo pure dire incredibilmente, visto che si tratta della perplessità che più scava nel cervello del giovane maschio in via di sviluppo.

Certo, gli era capitato dopo la palestra o il calcetto di scrutare gli altri ragazzi nello spogliatoio – come appunto fanno tutti. Si era scoperto né superdotato né scarso, e l'essere nella norma lo aveva sempre rassicurato e confortato.

Adesso invece le cose stavano cambiando. Il membro continuava a crescere e con lui pure l'ansia e la paura. Per settimane e mesi Gianni continuò a macerarsi domandandosi cosa poteva fare, visto che si sentiva terribilmente in imbarazzo per quel problema che, fuor di metafora, gli si sviluppava fra le gambe. A sua moglie non riusciva nemmeno ad accennare la questione, e anzi il fatto che non avessero rapporti sessuali da anni risultò l'unico aspetto positivo di quel periodo.

Su internet compaiono milioni di pagine di casi medici strampalati, eppure Gianni non trovò nemmeno una riga su una situazione assimilabile alla sua. Allo stesso modo, quando racimolò il coraggio per recarsi dal medico di base, quello si dimostrò sorpreso quanto lui, e assicurò di non aver mai sentito o letto di nulla di simile, riuscendo giusto a prescrivergli delle analisi del sangue ad ampio spettro che, come risultato, segnalarono soltanto uno stato di salute invidiabile.

Sullo slancio, iniziò un tour di visite specialistiche – inerenti o meno la sua patologia. Ma la crescita del pisello, seppur fuori età, può definirsi una patologia? Andrologo, urologo, proctologo, psicoterapeuta, gastroenterologo, fisiatra, osteopata, psichiatra, nessuno seppe dargli una parvenza di spiegazione, figuriamoci un rimedio.

Così Gianni si ritrovò solo con la sua angoscia. L'avesse avuta a diciotto, a vent'anni, questa ipertrofia dell'uccello, questa massa di corpi cavernosi, allora sì che gli avrebbe fatto piacere. Ma adesso cosa se ne faceva di tutta quella carne?

Durante le sue ricerche su internet aveva incrociato parecchie migliaia di pubblicità su rimedi miracolosi in grado di far guadagnare centimetri al pesce, segno che a molti la possibilità interessava. Pomate, unguenti, pillole, tiranti, medicinali, pozioni, diete, complesse macchine ingegneristiche, integratori, formule magiche, esercizi ginnici, frutti esotici, rituali pagani, persino banali giochi di prospettiva, ce n'era per ogni gusto e tutte le tasche. A lui invece stava accadendo davvero, gratis, eppure non avvertiva alcun piacere o soddisfazione, anzi. Ad esempio, cosa sarebbe accaduto quando il fallo sarebbe diventato talmente lungo da uscirgli dai pantaloni rischiando di farlo inciampare? Sarebbe stato trasformato anche lui in un meme come quelli che i suoi amici si scambiavano sulle chat di whatsapp?

Non che fosse un rischio immediato, tutt'altro, ma lui tendeva sempre a ipotizzare lo scenario peggiore. A dire il vero ogni tanto, la mattina appena sveglio o in certi momenti particolarmente frenetici al lavoro, gli capitava di dimenticare il problema, salvo poi domandarsi: cos'è che mi angoscia? Ah già...

Ma quando si osservava alla specchio, Gianni non poteva fare a meno di ricordare un bel film visto da ragazzo, su un giovanotto che si faceva largo nel mondo del porno guidato dal talento incontenibile della sua verga sproporzionata. Lui era troppo timido e fuori tempo massimo per tentare la carriera nel porno, e comunque l'attore in quel film usava un protesico.

Aveva ormai deciso che, fosse cresciuta ancora, avrebbe cercato un chirurgo plastico per ridurne le dimensioni, quando un giorno, senza alcun motivo apparente, ebbe la percezione che la nerchia avesse smesso di crescere. Come nella prima fase, all'inizio non capì bene se fosse una sua impressione o la realtà. Ma dopo una settimana di misurazioni sempre identiche, cominciò a rivedere la luce. Aspettò con timore il passare di un'altra settimana, poi di due, e poi ancora di tre. Niente. La sua fava restava molto grossa, ma non aumentava più né in lunghezza né in volume. Gianni provò un senso di liberazione totalizzante, come se dopo tanta apnea avesse finalmente ripreso a respirare.

Non riusciva a dare una spiegazione razionale all'accaduto, come all'improvviso era iniziato all'improvviso si era fermato. Ma per alcuni giorni gli parve di sentirsi davvero bene, mai stato così bene in tanti e tanti anni, e a sua moglie e alla sua famiglia e ai suoi amici e ai suoi colleghi di lavoro sembrava di vedere davvero un uomo nuovo. Solo raramente, nell'anticamera della sua mente, compariva la domanda: e se torna a crescere? E se si porta dietro nuove ansie, paure, angosce? Potrebbe imparare a convivere con tutto questo? In quei momenti relativamente sereni Gianni avrebbe risposto di sì, poi chissà.

 

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