Avere vent'anni #2 (2004)
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Avere vent'anni #2 (2004)

 

2004 – CE N'EST QU'UN DEBUT

Ricapitolando: il Luther Blisset Project è ormai concluso da tempo, e alcuni giovani autori provenienti da un collettivo della facoltà di Lettere (La Sapienza - Roma) decidono di riunirsi attorno a una rivista a sorgente libera, a loro si aggiunge una filmaker del DAMS di Bologna, un webartist e uno chef girovago.

Alla fine dunque – anche se siamo sempre all'inizio della storia – restiamo in cinque o sei, coinvolti nelle maglie di un gioco troppo divertente per non affrontarlo con spirito genuinamente infantile. Un piccolo nucleo testardo e coerente che si scazza ogni minuto sui termini e che, al di là di qualsiasi comprensibile logica, si cementa attorno a una serie di concetti fondanti che nessuno ha mai enunciato ma in cui tutti si riconoscono. Altro che scrivere un manifesto d’intenti, il manifesto d'intenti bisogna viverlo, ci ripetiamo con l'entusiasmo naïf tipico dei neofiti.

Il portale, pur se ancora strutturato in html statico, è pronto e voglioso di mostrarsi al mondo, ma ha bisogno di essere riempito, di attirare parole e narrazioni. Bisogna "fare massa", come ripetiamo alle prime persone che contattiamo per ipotetiche collaborazioni. Scrittori, aspiranti scrittori, poeti pallidi dai versi tremebondi, chansonnier da pianobar, camerieri, attori, dottorandi, blogger, forumisti, alcolisti, esperti di sistemi informatici, impiegati con problemi di gestione della rabbia, studenti, passanti, proviamo a spiegare a tutti loro il nostro progetto.

Telefoniamo o più spesso mandiamo mail con la costanza di chi è coinvolto in scam intercontinentali, ma otteniamo un riscontro limitato. I pochi che ci danno credito sono quelli che nel reale o nel virtuale conosciamo direttamente, così capiamo che non possiamo andare di pesca a strascico, ma dobbiamo fare in modo che sia chi ha una qualche affinità d'intenti ad avvicinarsi a noi.

Stampiamo così degli adesivi surreali, dei biglietti da visita insensati, li attacchiamo e distribuiamo in giro ottenendo una certa visibilità e un successo inaspettato. Molti cominciano a prenderci più in considerazione facendoci temere che la scrittura non sia il punto focale di chi si interessa di scrittura – ma essendo appunto ancora sbarbatelli propendiamo per l'ipotesi di aver salito un gradino da cialtroni sconosciuti a cialtroni simpatici.

A quel punto pensiamo sia giunto il momento per il nostro debutto in società, una presentazione dal vivo. Troviamo una galleria in centro disposta a ospitarci e decidiamo di fare le cose in grande. Autoproduciamo una pubblicazione cartacea contenente racconti open-source, romanzi a puntate, recensioni montate con la tecnica del cut-up e saggi critici sulla libera circolazione delle opere creative.

Ma già allora un reading puro e semplice ci pare una situazione troppo statica, quasi banale, così imbarchiamo per l'occasione un pittore di strada e una dj che suona quasi nuda.

Vengono in tanti a vederci e sentirci, alcuni li conosciamo, altri sono spinti dal richiamo della novità e dal passaparola, la galleria trabocca di gente mentre noi teniamo la scena preparati e vanitosi.

Le cose vanno per il meglio per buona parte della serata, fino a che l'alcol non prende il sopravvento e il pittore, dal sovrapporre strati di vernice sulla sua tela, passa a imbrattare – più o meno involontariamente, la questione è dibattuta dagli storiografi – alcuni dei presenti e dopo, guidato dalla rabbia, alcune delle altre opere esposte.

Mentre il pittore cacciato dai proprietari si accanisce su alcuni motorini fuori dalla galleria, noi siamo costretti a fuggire ma non è importante, perché il sodalizio si è compiuto. Passiamo il resto della notte ad attaccare i nostri adesivi per tutta Roma.

Entusiasmo, festa, caos, distruzione: ancora non ne siamo consapevoli ma in quella sera viviamo una sintesi di ciò che sarà TerraNullius. 

Di quella serata conserviamo parte del sonoro di uno dei pezzi che vennero letti e che ritroviamo oggi su un canale youtube

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