Mai Morti #36 - Speciale 2 novembre 2026
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Mai Morti #36 - Speciale 2 novembre 2026

 

I Mai Morti sono i vivi di allora, quello che noi saremo per i vivi di poi. Mai Morti è un libro pubblicato nel 2012, a cura di Marco Lupo e Luca Moretti. I coccodrilli di morti suicidi o morti di fame o morti di noia ritornano nella rete. Che il loro spirito possa strisciare nelle nostre carcasse biodinamiche.

I Mai Morti sono bastardi del tempo che hanno vissuto, figli di una letteratura minore. Sono famosi o non lo sono. Sono esistiti o non lo sono. Sono scrittori o imbianchini, sono stati punti neri sulla scacchiera bianca o sono stati al margine, non importa.

Oggi, vivono per noi: Robert Duvall, Evaristo Beccalossi, Daveigh Chase, Kevin Keegan, Giorgio Bracardi, Ryūnosuke Murakami,Tetsuya Chiba.

 

 

Robert Selden Duvall (San Diego, 5 gennaio 1931 – Middleburg, 15 febbraio 2026)

Non è vero che servano sempre una grande quantità di scene e di minuti per lasciare il segno nella storia del cinema. A volte puoi essere il protagonista assoluto di una pellicola, altre volte è sufficiente impersonare il consigliere di don Vito, altre ancora basta semplicemente assaporare l'odore del napalm al mattino. Due personaggi a loro modo simili, impegnati nel mestiere di mantenere la barra dritta mentre il mondo intorno brucia. Nella saga de Il Padrino il suo personaggio soffriva il non poter comunque essere un vero Corleone, e chissà se non essere mai stato il protagonista principale di un film leggendario un po' gli pesasse, ma probabilmente no, quando ti bastano pochi momenti per entrare nel mito.

 

 

Evaristo Beccalossi (Brescia, 12 maggio 1956 – Brescia, 6 maggio 2026)

Era forse un calcio diverso, quello del Beck. Dove potevi sparire dal campo per intere porzioni di partita, nemmeno sembrava che eri stato schierato, e poi all'improvviso eri in grado di illuminare lo stadio con un passaggio, un'apertura, un'invenzione, propiziare un'occasione o un gol, e poi magari scomparire di nuovo per il resto della partita. Perché ad alcuni eletti basta un attimo per vedere quello che tutti gli altri non riescono a immaginare nemmeno in una vita intera. L'imprevedibilità diventava una forma di eleganza, uno stile di vita, perfetto specchio di un genio calcistico incompreso eppure irripetibile.

 

 

Daveigh Elizabeth Chase, nata Daveigh Elizabeth Schwallier (Las Vegas, 24 luglio 1990 – Los Angeles, 16 giugno 2026)

Samara. Era diventata famosa per essere la bambina che strisciava fuori dal televisore in The Ring e ti guardava come sapesse già che saresti morto tra sette giorni. Usciva dallo schermo e si infilava a forza nei nostri incubi, che non è impresa da poco, ma sappiamo quel che si dice succeda a guardare troppo dentro l'abisso, e quel demone le è rimasto attaccato addosso anche nella vita vera, anche da adulta, mente il resto del mondo smetteva di interessarsi a lei. Si potrebbe dire che Hollywood ha richiesto il suo classico tributo all'ennesima star ragazzina, protagonista di uno spettacolo che non è durato troppo a lungo, quasi portasse ancora sulle spalle l'orrore di quella bambina del pozzo.

 

 

Joseph Kevin Keegan, detto Kevin (Armthorpe, 14 febbraio 1951 – Liverpool, 20 luglio 2026)

Forse, a lui, di diventare un idolo pop, un divo dei campi fangosi di quegli anni, nemmeno interessava troppo. O almeno non quanto infiammare le partite con le sue accelerazioni feroci pur continuando a preferire l'istinto, dentro e fuori dal rettangolo di gioco, rispetto alla serietà e alla banalità del professionismo. Sincero e spesso spigoloso, ha permesso di realizzare compilation di grandi azioni, di momenti surreali e di interviste sopra le righe. Più di ogni altra cosa, giocava come se il mondo gli dovesse qualcosa, e lui era determinato a riscuoterlo con gli interessi.

 

 

Giorgio Bracardi (Roma, 3 maggio 1933 – Fiano Romano, 12 ottobre 2026)

Non faceva battute, ma inventava creature. Nemmeno possiamo definirli personaggi i suoi, piuttosto virus che ti entravano sottopelle e non se ne andavano più, citati e ricitati, tormentoni di mille serate. Ha regalato al pubblico, attraverso il nonsense, una forma di verità superiore che rappresentava lo scardinamento nervoso di un'Italia ancora troppo bigotta e ipocrita, andando a zonzo e allo stesso tempo sventrando le convenzioni sociali ingessate.

 

 

Ryūnosuke Murakami, detto Ryū (Sasebo, 19 febbraio 1952 – Tokyo, 17 ottobre 2026)

Un po' una sfiga essere indicato come “l'altro Murakami”, quando poi ce n'è tanti che hanno sempre preferito lui, e noi siamo fra questi . La sua scrittura non rassicurante ti sbatte in faccia che sotto i neon delle metropoli non c'è salvezza, al massimo perversioni che si nascondono così si possa fare finta che non esista l'ipocrisia. Sesso, droga e rock'n'roll, ma senza alcuna connotazione romantica. La modernità e la tradizioni diventano una retta unica che ci mostra il sangue e le ossa di una generazione, attraverso ferite che non vogliono saperne di cicatrizzarsi. La sua freddezza spietata, magnetica, non ci accompagna attraverso i vicoli, ma ci lascia da soli a fare i conti con il buio.

 


Tetsuya Chiba (Tokyo, 11 gennaio 1939 – Tokyo, 22 ottobre 2026)

L'infanzia dovrebbe essere il posto dove lo storie sono sempre rassicuranti e hanno un lieto fine. Ashita no Joe invece è un racconto ancora più doloroso dei pugni veri, un orfano di strada che si dà al pugilato solo per non farsi inghiottire dal fango della vita. Doveva arrivare una storia così a spiegarci che la vita è questa, si prendono colpi su colpi, ci si rialza, ma solo per ricominciare a combattere e incassare pugni ancora più pesanti. Che esistono solo la rabbia e la dignità di chi non ha scelta. Pugni disegnati che però fanno più male dei pugni veri. “Bruciare con una fiamma rossa e accecante, finché non resterà altro che della bianca cenere”.

 

 

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