La speranza dei sensi

La speranza dei sensi

Non so perché, ma tu per me eri Patrizia. Tanto che a tratti rischiai persino di rivolgermiti col nome sbagliato. E ancora oggi, che sei solo un saluto tra i saluti, se non mi sforzassi, direi: ciao, Patrizia!
Comunque eri, e sei, una donna straordinariamente bella, a cui però – per assurdo in questa società apparente – più che dar forza, la bellezza pare aver tolto coraggio. Come se dagli uomini avessi subito un continuo raggiro.
Eppure con te l’esistenza è stata diretta. Un figlio già grande, un dolore ancora grande, e un’insoddisfazione diventata compagna, trasformatasi poi in un’ombra perpetua dentro ai tuoi occhi color ambra. Anche se eri in una fase della vita da cui io rifuggo anche oggi, non potevi non attrarmi. E i sette anni che hai più di me sembrarono una sfida ulteriore.

Ti chiesi di uscire dopo un po’ di tempo, dopo aver scambiato qualche chiacchierata nel corso di diverse serate. Tu mi guardavi di nascosto e mi davi spago ogni volta che potevi, io cercavo di studiare la situazione e di portare il rispetto che si deve a una madre.

La serata insieme fu dipinta di parole. Parlammo tutto il tempo, più che potemmo, come se avessimo l’impressione che lo spazio intorno, di lì a poco, sarebbe esploso, si sarebbe infiammato. L’aperitivo l’abbiamo preso nel locale dove ci siamo conosciuti, ma della cena non ho memoria. Forse l’abbiamo saltata.
Ricordo, però, quando siamo arrivati alla tua auto. Ci siamo abbracciati. E abbracciati. E poi abbracciati ancora. Con più corpo possibile. E poi hai detto: tu sei come me, ti piace abbracciare. Ed era vero, in fondo.
Ma tu stringevi una possibilità. Io, dopo un po’, presi a guardarmi attorno.
Era come se mi trasmettessi terrore, e una confettura di stanchezza. Il vuoto che si sente in petto lanciandosi da un’alta scogliera.
Io, già allora, avevo perso la fede cieca nella paura delle emozioni. Già allora, mi nascondevo dietro soltanto alla speranza dei sensi.

Non ci siamo più abbracciati, è ovvio. A me è pure rimasto un velo di timore. In ogni petto. Forse, solo nel mio.

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