Mnemonica degli attanti - Emiliano Fonseca

Mnemonica degli attanti non è un giallo e non racconta una storia conforme alla struttura di un racconto. Forse è una commedia teatrale. Gli attanti di Fonseca deviano, si sporcano, muoiono, vengono ritrovati, ricordano trame altrui. Gli attanti li ritrovi anche nei tempi verbali, nella scelta della narrazione in prima persona o in terza persona plurale. E nella trama di minuscole che soffocano ogni ribellione, che scuotono il racconto, lo scompongono in sezioni, che ricordano quello che scrisse Barthelme: «Lo scopo della letteratura è la creazione di uno strano oggetto ricoperto di pelo che vi spezza il cuore».
Occidente #8 IL PRINCIPE DEI FOCAS- M. & P. P. Di Mino, M. Saura
Storia di un declino implacabile in dieci mosse
Il PRINCIPE DEI FOCAS
 [ottava mossa]
Torino 2012: il Salone fuori dal Salone
Qualcuno ha calcolato il tempo passato al Salone del libro: non più di tre ore complessive.
Siamo andati a Torino per stare insieme, per sentire la mancanza di chi non c'era, per leggere e riabbracciare vecchi amici. Siamo andati a Torino per restituire una diretta strampalata, illogica, ironica ma vera e tagliente, anche più di quelle fatte da altre riviste blasonate. Siamo andati a Torino per aggiustare un'altalena, per accendere un fuoco e portare il nostro saluto alla Bella Rosina. Siamo andati a Torino, la diretta di quello che è stato è ancora disponibile su Twitter, queste sono le immagini. (Ph.: Mario Greco, Salvatore Sblando, Laringite Ebbasta)
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L’estasi del supporto e la moltitudine volgare – Luca Moretti
Dal prosciutto agli e-book. Venticinquesimo Salone del libro: una lettura propedeutica all’orgia torinese.
La signora è incastrata fra tre banconi chiusi a ferro di cavallo, dietro di lei un furgone malconcio che, un tempo, doveva essere stato di colore bianco. Indossa un vestito a bottoni lacero, è in sovrappeso, avanti con gli anni, ma mostra tutta la sua femminilità di massaia e venditrice. Non si può percepire l’odore di lei, il bancone che la divide dai clienti è ricolmo di baccalà stagionato e capperi salati: montagne di baccalà e capperi che bisogna mettersi in punta di piedi per apprezzare appieno i movimenti sinuosi sul coscio di maiale. Affetta il prosciutto come se stesse carezzando il culo di un infante, è l’unica donna, l’unica italiana, l’unica a lavorare in silenzio in questo mercato.
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Saverio Fattori "12:47 Strage in fabbrica" - Roberto Mandracchia
Ciao Saverio, mi chiamo Roberto Mandracchia e ho lo stesso cognome di un personaggio del tuo romanzo. Cosa vuol dire? Vuol forse dire che - sapendo che tu lavori in una fabbrica e il protagonista del tuo romanzo lavora in una fabbrica - mi crivellerai di proiettili non appena metterò il piede fuori di casa? Non oso pensarci. Bastardo. Ma non voglio parlare di me perché voglio parlare di te, anzi, di “12:47 Strage in fabbrica”, il tuo nuovo romanzo.
Pensiero magico (Antifa!nzine#2) - Toni Bruno

«Dicono che chi è sazio non può capire chi è affamato; io aggiungo che un affamato non capisce un altro affamato.»
Fëdor Michajlovic Dostoevskij
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Salone del libro "OUT": due eventi imperdibili
Il profumo del pane - Benedetta S. Torchia

Incrociavo le braccia sul tavolo, ci infossavo il mento, mettevo il boccone di lato, nella guancia, come un criceto. Ero capace di star lì, così, per ore. Senza mangiare. E la nonna mi raccontava le storie nella speranza che, distraendomi, ingoiassi. Mangia che altrimenti non cresci. Diceva. Mangia che sei magro. Se mangi ti dico un’altra storia: lo sai che un giorno sono andata a rubare il pane? Ma tu mangia, ora, che nonna ti racconta. Mia nonna aveva rubato il pane. Non me la figuravo. Sempre lì a dire questo si fa, questo non si fa, a girare il sugo, i doloretti, come diceva lei, il cortile e salutare le amiche, il carrello della spesa, un po’ zoppetta. Rubare il pane. Non lo sapevo.
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