Storia della Pornografia Esistenzialista – L'uomo sulla Luna (1981)

La carriera francese di Fiodor proseguì spedita a cavallo fra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta, sospinta soprattutto dalla necessità di ripianare le ingenti perdite accumulate al casinò di Montecarlo con una regolarità e una costanza degne di un piano quinquennale socialista. Ma in Costa Azzurra il suo charme così intriso di debiti e disperazione affascinava anche ricchi imprenditori e belle ereditiere, e grazie a questa sua aura di genio incompreso, di artista spiantato, di pornografo depresso, riuscì a ottenere cospicui finanziamenti per progetti cinematografici che nella maggior parte dei casi naufragarono prima ancora di prendere a navigare.


In un modo o nell'altro in quel periodo Fiodor si ritrovava comunque sulla cresta dell'onda. Una coppia aristocratica, ricca e molto popolare sui rotocalchi, gli consegnò una vagonata di franchi per realizzare una pellicola softcore fuori dagli schemi che restasse negli annali dell'avanguardia e del mainstream, contemporaneamente. Le malelingue aggiungono che l'ingaggio prevedesse pure prestazioni non artistiche, ma su questo non abbiamo conferme che portino l'informazione oltre il grado della diceria astiosa.

Fiodor in ogni caso puntò una discreta parte della somma sul rosso. E perse. Ma ormai abbiamo imparato a conoscerlo e sappiamo di aver a che fare con un uomo che non si lascia spaventare dalle inevitabili avversità della vita, soprattutto quando queste riguardano la carenza – se non proprio l'assenza – di denaro. Lui mirava infatti a realizzare il suo film più ambizioso: L'uomo sulla luna.

La storia avrebbe dovuto raccontare dell'ipotetico falso allunaggio dell'Apollo 11, realizzato con mezzi e scenografie hollywoodiane solo per vincere mediaticamente la corsa allo spazio contro gli odiati sovietici. Per Fiodor questa teoria, già piuttosto in voga all'epoca, rappresentava una perfetta metafora della decadenza del sogno americano, e poi voleva pure vendicarsi della CIA che lo attenzionava da tempo, probabilmente a causa del suo nome così poco wasp.
Il progetto nella mente del regista appariva maestoso. Stavolta venne redatta persino una sceneggiatura che constava di ben duecento pagine, lungo le quali si susseguivano complottismi, spie, intrighi internazionali ai massimi livelli, donne fatali, ingegneri aerospaziali pervasi dal sacro fuoco, omicidi irrisolti, riunioni di lucha libre, rivoluzioni contro regimi totalitari e non, dirottamenti aerei, gare di rutti in assenza di gravità, corruzione e ricatti. Fiodor investì talmente tante energie nervose nella stesura dello script che alla fine si sentiva così stanco come se il film fosse stato non solo già girato e montato, ma anche interpretato da lui stesso in prima persona a ricoprire tutti i ruoli, gli eventi e persino gli oggetti della scenografia.

Per realizzare questa sua idea peraltro sarebbe servito un budget dieci volte superiore a quello che aveva a disposizione, che pure si era ormai dimezzato dopo alcune sue ulteriori avventure al tavolo verde, e tutto quello che si ritrovò a disposizione, al posto dei monumentali fondali che avrebbero dovuto rappresentare il suolo lunare, fu un gigantesco hangar spoglio e mezzo abbandonato alla periferia di Nizza. Quello divenne il set per un'opera che andava ormai completamente reinventata.
La successiva versione, scarabocchiata sulla pagina degli annunci mortuari di un quotidiano locale, raccontava di un gruppo di liceali che, cercando un bordello nella zona del porto, scopriva accidentalmente un wormhole che conduceva nei camerini delle attrici più famose di Hollywood. L'impossibilità di ingaggiare delle vere attrici famose rappresentò la pietra tombale per questo secondo progetto.

Alla fine, scocciato e incupito persino più del solito, Fiodor accettò l'idea suggerita dalla coppia di produttori, ovvero un film erotico leggero e allegro, in linea con diverse produzioni anglofone di discreto successo commerciale nei vent'anni precedenti. La trama in sintesi prevedeva come protagonista uno scienziato pazzo che, allo scopo di conquistare il mondo, costruiva decine di robot con le fattezze di bellissime giovani donne in bikini.

Fiodor non era convinto appieno dell'idea, ma sulle prime parve assecondare i propri finanziatori. Poi, una volta ritrovatosi da solo a comandare il set, le cose iniziarono presto a prendere una brutta piega, come peraltro sempre accaduto nella sua carriera.

Le androidi infatti si rivelano sì formose e splendide e incredibilmente sensuali e dedite ai piaceri della carne – o, nel loro caso specifico, della similcarne sintetica che ne plasma i corpi – ma in un brevissimo lasso di tempo sviluppano una coscienza. Ed è una coscienza cupa, introspettiva, disperata ai limiti dell'automutilazione. In poche scene il film perde il suo labile sfondo narrativo giocoso per trasformarsi in un'opera di metacinema dove i ruoli di attrici, attori e personaggi si confondono continuamente, sia per chi guarda sia probabilmente per chi si trovava sul set.

L'uomo sulla luna, che ormai non mostra più alcun riferimento al titolo originario – comunque mantenuto probabilmente in ossequio al disinteresse di regista e produttori per il risultato finale della pellicola stessa – il film dicevamo inizia con una blanda scena lesbo fra due delle androidi, per poi lanciarsi in una lenta, estenuante carrellata di parecchi e all'apparenza interminabili minuti, mirata ad abbattere la quarta parete mostrando macchine da presa, attrezzature varie, attrici e attori intenti a fumare in accappatoio e, mano a mano che ci si avvicina al lato opposto dell'hangar, una catasta di cancelleria da ufficio e delle finestre rotte. Si prosegue stancamente fra personaggi privi di background che compaiono e scompaiono senza motivo e una macchina da presa a spalla che si ostina a seguire i protagonisti soprattutto mentre questi non fanno nulla, il tutto intervallato da balletti coreografati in maniera pessima su brani musicali diegetici ed extradiegetici rispetto ai quali si va sempre e democraticamente fuori tempo, senza che nessuno sembri preoccuparsene.

Con lo scorrere delle sequenze si arriva a intuire come la trama non sia solo il casuale ammucchiamento di inquadrature e corpi e macchine visto sinora, quanto un'opera che potremmo definire metapornografica e autobiografica, nella quale un regista, costretto a saldare un debito economico nei confronti della produzione, accetta controvoglia di girare un film erotico. Ma le cose volgono al peggio quando agli attori maschi non si rizza più il cazzo, così se ne rimangono vergognosi in un angolo con la testa fra le mani, mentre le attrici si dedicano svogliatamente a scene di sesso lesbico, e alla fine si ritrovano tutti, nudi, stanchi, tremebondi, a discutere di questioni esistenziali mentre una fitta pioggia batte sulla lamiera dell'hangar.

A un tratto un attore/personaggio – è difficile fare una distinzione fra i due ruoli – si avvicina a una piccola finestra per guardare oltre il vetro, verso un mondo esterno che si intravede formato da altri identici giganteschi capannoni, un mondo indefinito e ripetitivo oltre qualsiasi margine di alienazione. "Cosa guardi?" domanda una voce femminile fuori campo richiamando l'uomo in un misto di dolcezza e fermezza, "è solo una finestra".

A seguire, dopo una cena a base di rane afrodisiache servite in piatti di plastica e un conseguente tentativo di orgia che si risolve in una troppo compiaciuta seduta psicanalitica di gruppo sul genere degli alcolisti anonimi, una delle attrici guarda in macchina per dire che non è importante che ci sia o meno un'orgia, perché il sesso ormai è superato, il sesso è conformismo, il sesso è dovere, casomai il terrorismo, quello potrebbe essere interessante, lei è stata in Germania l'anno prima e vorrebbe tornarci per unirsi alla RAF. Subito dopo parte un balletto scoordinato sulle note di un brano yéyé. Nonostante la dichiarazione della donna sarà tagliata dalla versione finale del film, questo non evitò a Fiodor un paio di incontri poco amichevoli con membri del BND e dell'MI5.

Nel film intanto continuano a susseguirsi eventi casuali, un uomo si mette a leggere la Bibbia mentre una donna bionda distribuisce rose ai presenti, qualcuno inizia a giocare a poker, due ragazze discutono di riferimenti a Sartre e Heidegger per spiegare l'esistenza del punto g, un'altra – giovanissima – si rammarica proprio della giovinezza che sparisce nonostante all'apparenza non sia ancora un suo problema, ma si mette a piangere pensando a quando accadrà, odora la sua pelle morbida e profumata e singhiozza percependo il futuro fetore prodotto dal tempo e dalle frustrazioni.

Tutti sono nudi, tutti fumano e tutti prima o poi si soffermano ad ascoltare la pioggia che batte incessante, e solo sui titoli di coda, all'annuncio dato dal regista attraverso il megafono – "Il film è finito!" – gli attori e le attrici si lasciano prendere da un insensato entusiasmo, da una frenesia prossima al delirio, uno scuotimento di carni involontario ed epilettico, e paiono finalmente pronti a scatenarsi in accoppiamenti selvaggi, proprio nel momento in cui l'immagine sfuma sul nero.

Non deve sorprendere dunque che L'uomo sulla luna abbia raccolto alla sua uscita critiche unanimi e assolutamente negative, persino da parte di coloro che avevano apprezzato le opere precedenti di Fiodor. L'idea che per creare scandalo non fosse necessario mostrare scene esplicitamente pornografiche o truculente, come in voga in quegli anni, non passò nemmeno per la mente dei recensori, delusi dall'assenza in pratica totale di scene che offrissero un qualche tipo di eccitazione. La mancanza di trama, la lentezza irritante, i monologhi didascalici, l'indifferenza compiaciuta, le sequenze completamente slegate da qualsiasi relazione di causa effetto, sono senza dubbio grossi difetti della pellicola, ma lo è anche il non capire che, in un momento storico in cui si è già mostrato e visto praticamente tutto, solo la scelta consapevole di non rappresentare qualcosa di ostentatamente scandaloso, pur avendo a disposizione tutte le premesse per farlo, solo questo è trasgressivo.


Gianluca Colloca

 

Leggi le puntate precedenti qui