#3 Il vecchio

«SONO quel vecchio seduto al tavolo, con un berretto blu da militare sulla testa e una sigaretta sottile, fatta a mano, in bocca. Il mio alito puzza di vodka e di fogna, è un alito acido e pesante, di roba in decomposizionedev’essere per via di qualcosa che ho mangiato. Il mio corpo STA ASSUMENDO colori strani, rifiuta di obbedire agli ordini, diventa sempre meno parte del me che ricordo essere stato un tempo. A osservarMI nei dettagli, le mani SONO due mani energiche e ossute, il collo da vecchio simile al collo di un tacchino o di un gallo spennato, gli zigomi leggermente slavi, le labbra esangui, labbra che uno potrebbe tagliare con un coltello nell’assoluta certezza che non ne uscirebbe neppure una goccia di sangue; le tempie grigie SONO come un mare agitato, e soprattutto gli occhi, due occhi profondi che, a seconda dei lievi movimenti della testa, somigliaNO a volte a due tunnel senza fondo, due tunnel abbandonati e sul punto di crollare. Dovesse essere importante: possiedo due paia di pantaloni neri, sei camicie bianche, sei paia di mutande.
Stavo per dimenticare la MIA capigliatura, che sotto l’aspetto del colore STA al bianco più o meno come STA al nero la tenebra di QUEST’ora.
HO una coscienza rudimentale E SONO ben maturO, a MIO agio nel MIO corpo come soltanto uno il cui corpo non è PIÙ affar suo può essere. Muco, pus, vomito, feci, diarrea, urina, cerume, sputo, croste multicolori: è questa la mia dote, la mia ultima occasione di dare il meglio di me stesso.
Ricordo pensieri vecchi anni luce, poSSO sbancare il mio cervello e passarLI in rivista, i miei pensierilo spirito s’accontenta di frasi: il corpo non è la stessa cosa, è più difficile lui, gli ci vogliono i muscoli, e c’è un momento in cui lo spirito non sta già più tutto il tempo con il corpo, ci si trova davvero troppo male. Vaso, gamella, ecco i poli ORA. L’essenziale è alimentarsi bene ed eliminare, se si vuol resistere.

STAMATTINA, mentre stavo aspettando la zuppa – dovete sapere che non ho più denti –, HO visto fuori dalla vetrata davanti un’anziana barbona, con vari strati di stracci addosso, alzarsi la gonna e accosciarsi sul marciapiede e vuotarsi gli intestini proprio là in bella vista davanti ai passanti e ai clienti del ristorante, poi HA riunito tutte le sue borse di plastica e se n’È andata. Il mucchietto era proprio lì sul marciapiede e fumava leggermente.

VolevA che sapessIMO che SI sentivA ANCORA abbastanza bene.
Volevo che SI sapesse che mi sentivo ANCORA abbastanza bene da aver voglia di mangiare».

Diorami - Federica Patera

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