#2 Padre & Figlio

FIGLIO PERSONALE

Sì, cercherò di fare, per tenermela in braccio, una piccola creatura, a mia immagine checché io ne dica. E se vedrò che è venuta male, o troppo somigliante, me la mangerò.

LE parolE che il figlio pensava quando pensava al padre eraNO: «mio padre è una perla».
L’idea che suo padre fosse un uomo assolutamente superiore a chiunque altro aveva dato al suo amore per lui la forma di un culto.
Il figlio non doveva essere uno tra i più fermi di mano sul joystick della mente, per così dire; la sua teoria preferita era che il padre esiste, sì, e che è stato lui a crearci, ma non apposta però, e neanche consciamente; ci ha creato, diciamo, suo malgrado.
Al figlio continuava a tornarE in mente suo padre che gli diceva: «Un giorno tua madre ebbe la faccia tosta di annunciarmi che era incinta, e di quattro o cinque mesi, ad opera mia; a partire da quel giorno le cose andarono male, in quella casa, per me».
Il padre POI si proteNDEVA verso di lui con un gran sorriso. «Davvero, papà?» ribaTTEVA il figlio, rispondendo al sorriso… con lieve disagio – un ragazzo deve PUR compiacere il proprio genitore.
«Era da una settimana ormai che friggevO nella padella di Dio, E LEI veniva continuamente ad assassinarmi con il nostro bambino, mostrandomi la sua pancia e i suoi seni». Il figlio Se ne stavA lì seduto a pensarci e guardaVA il ficus, tutto sembrava tremare un po’, come tremano le cose riflesse nell’acqua. «La verità è che tu questo l’hai già sentito. Che le cose stanno così. Quanto desideravO per Me ora invece si pretende che lo desideri per TE». «Cosa desiderI, papà?», chiese esitante. (Rullo di tamburi)

«Lo vedi, lo vedi? Non può essere un caso! Lo vedi dove ci porta tutto questo? DICONO che i figli cercano di realizzare per sé i sogni impossibili delle loro madri. Ecco, invece, il caso di un figlio che rende possibile un sogno irreale di suo padre! Dentro il TE, dove sta il succo della questione, SEI TU stessO a desiderare che sia così: quanto desideravO per Me ora invece pretendI che lo desideri per TE – prendi nota di quello che ho appena detto, appuntaTela, questa cosa, ragazzo».
Il padre estraSSE la penna dal taschino della camicia, poi ci fu un rumore di passi, come di qualcuno che camminasse trascinando le pantofole. Il padre si alzò dal tavolo: «C’è qualcuno?» chiamò e la sua voce echeggiò lungo le pareti. Più o meno a quel punto erano stati interrotti. In strada udirono passare un’auto della polizia a sirene spiegate, MENTRE la madre non disse nulla – questo eRA il suo modo di riempire gli spazi vuoti nella storia. AprÌ la porta e rivolSe al figlio un sorriso che disegnaVA delle fossette nelle sue guance, un sorriso quasi compiaciuto, POI dissE «Sei tutto tuo padre».

«Dovrei essere il padre di qualcun altro?», rispose il figlio, a bassa voce, come se si trattasse del padre, che lo osservava con la speciale (dis)approvazione di un padre che è stato scambiato CON un figlio di fronte al figlio stesso.

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