#1 Ringrazia

Stanno giocando a tennis. Chiamano i punti con una voce educatamente soffocata, da prima mattina. «Scusa». «Grazie». «Quaranta a zero». Poc, poc, poc .

Appena fuori dalla recinzione del teatro dell’azione, Mickey ha gli occhi in fuori dalla rabbia – probabilmente aggravati dalle ‘drine – e sta letteralmente vaneggiando SU che cosa diceva sua madre quando voleva farlo sentire in colpa. Mickey singhiozzante si tiene sulla faccia una mano che sembra un ragno; cerca di strillare, ma HA appena l’aria sufficiente per respirare. Si ricorda della volta in cui LA madre l’ha sorpreso a masturbarsi dentro il suo guanto; quel coito lo ipnotizzava e gli faceva supporre che ogni essere umano ricalcava l’istante in cui era stato generato. LUI avrebbe voluto, nascendo, essere qualcosa di più. La madre POI gli AVEVA ordinATO di masturbarsi per lei. ERA vENUTO subito. L’odore di sperma riempiVA la camera, intenso come il fumo.

Coi suoi occhi pallidi Mickey fissA la terra senza vedervi l’imbroglio in cui ora si trovano le cose: quel guanto GLI aveva fatto venire gli incubi. È una cosa che non si saprà mai, il segreto della SUA vita.
Bucky Cantor, l'animatore del campo giochi, in lontananza, soffiaVA in un fischietto, mentre apriva e chiudeva la mano sollevata pochi centimetri oltre la testa, per attirare l’attenzione di Mickey.
«Ti senti male, figliolo?», Bucky Cantor gli getta un braccio intorno alle spalle.
«Non mi tocchi!»
«È così che si parla? Va’ dentro, fatti una doccia fredda. Bevi qualcosa di fresco. Datti una calmata, Mickey, e ci vediamo domani al campo giochi».

Mickey è un insetto che corre, HA la fronte tutta sudata; forse questo perpetuo ricordare non è altro che l’anticamera dell’oblio. Non diventare matto, non diventare matto, continuava a ripetere, la voce uguale a quella di Shirley Temple, senza che potTESSE farci niente. EntrA nel bagno con l’intenzione di usarlo, aveva pensato di averNE bisogno, ma non ci riESCE: galleggia nel water la medusa morta di un preservativo usato. Il sole fuori dalle grandi finestre sembrA andare su e giù come uno yo-yo. Mickey si ricorda benissimo tutto quello che era successo. Decide di far finta che la madre sia con lui nella stanza, nel bagno. La madre apre l’acqua calda e si mette a bagnare un guanto di spugna bianco sotto il rubinetto. Nel momento in cui comincia a toccare il SUO corpo con la spugna calda e saponosa, lui cade in una trance di languida passività, assaporando la sensazione delle mani delicate di lei. QUANDO il guanto è sceso fin giù al ventre, il suo pene ha cominciato a cambiare forma; se lo sente indurire fino all’estensione completa. E quando lei procede a frizionarlo e accarezzarlo, Mickey è già tanto che si trattenga dal pregarla a gran voce di completare l’opera. Allora la madre dice PRIMA il suo nome di battesimo, Mickey, e POI lui le restituiSCE il seme che è all’origine della SUA esistenza del cazzo.

«La tua devota madre ne ha fatto qualcosa, RINGRAZIA».

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