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«A che serve sentire le forze ancora salde, o essere eterni, se dobbiamo subire una condanna eterna?»
Milton, Paradiso perduto.

«Ché d’eterno c’è solo / la scomparsa».
Soames, Fungoidi.

Se non lo sapessimo sin dall’inizio del racconto di Max Beerbohm, non sospetteremmo affatto che Enoch Soames sia un perdente presto dimenticato. Condannato al paradigma del fallimento, analizziamo con occhio appannato dal sarcasmo ogni suo gesto e ogni sua affermazione, senza avere il coraggio di ammettere di aver pensato anche noi – almeno una volta – che la vita sia «solo una ragnatela, senza ordito né trama». Ma per parlare dello scrittore bisogna tornare al nonno, e lasciare Londra.