Ogni volta che esce fuori l’argomento, c’è qualcuno che sostiene che i santi non siano persone che non sbaglino o che non abbiano mai sbagliato. La teoria è che i santi siano persone capaci di essere testimoni, grandi esempi di umanità, persone che abbiano saputo vivere cercando la salvezza senza mai rinnegare niente e nessuno e soprattutto se stessi. Allora ho pensato che Josephine Baker potesse essere annoverata tra i santi. Se volete date e informazioni più precise circa le sue gesta potete cliccare sul sito ufficiale a lei dedicato. Se continuate a leggere qui, invece, saprete perché la cantante e la danzatrice più irresistibile di tutti i tempi è ancora capace di far sfigurare sant’Antonio e le sue tentazioni.

Francesco è, per la precisione, poeta, attività per la quale è divenuto patrono d’Italia, paese essenzialmente poetico, se per poesia si intende l’ambizione senza freno a esprimere la propria interiorità, i propri desideri, le proprie voglie, il proprio io più vero: e, a riprova di questa evidenza, giova il caso, statistiche alla mano, di ricordare che l’Italia è la nazione con il maggior numero di flatulenze espresse in ascensore dell’intero globo terraqueo.

 

Pazzi letterati, ossia autori che enunciano teorie fantasiose, bizzarre, e scrivono testi eccentrici a carattere saggistico. Le loro elucubrazioni si allontanano da tutte quelle professate e accettate dalla società comune.

André Blavier, critico e letterato belga, è autore di una enciclopedia sui pazzi letterati, in cui vengono citati più di mille libri su strambe teorie che riguardano i più disparati campi scientifici. Anche Raymond Queneau nel 1930 inizia un lavoro su di  loro, fino a scrivere un manoscritto di settecento pagine “impubblicabile, né finito né incompiuto”, che in parte confluirà nel romanzo Les enfantes du limon.

fausto delle chiaieFausto Delle Chiaie è basso e magro. Ricorda San Francesco, anche per il sorriso. Non c’è bisogno di spiegarlo: è un santo.
Una vecchia giacca lisa gli stringe la figura spiritata. Sembra un barbone. Forse lo è. Ha gli occhi luminosi, pieni di elettricità. Il sorriso è buono. Regala a tutti i suoi visitatori dei santini da chiesa, dietro i quali ha disegnato un suo ritratto.
Io li conservo per quando, consumata la sua leggenda sacra, potrò commerciarli per la mia indulgenza plenaria.
Quando ero bambino, lo vedevo sulla scalinata del Pincio. Più tardi si è spostato all’Ara Coeli, dove lavora ancora oggi.

Tante cose colpiscono di Frida Kahlo, pittrice messicana.
La prima è che se fosse stata un uomo, forse, sarebbe passata agli onori della storia come un manifesto dell’intellighenzia sudamericana. Tante, ad esempio sono le analogie con la figura argentina del Che Guevara, di vent’anni più giovane: la malattia infantile (poliomelite per lei e asma per lui), la sofferenza che accompagna scelte faticose, l’interesse per gli studi di medicina ai quali si sarebbe dedicata se non avesse avuto il fisico minato, lo studio e l’esaltazione del valore delle culture autoctone precedenti la colonizzazione occidentale, nel rinascimento, e nordamericana, nel dopoguerra, il sincero entusiasmo nei confronti dei nuovi orizzonti che storicamente si aprivano dopo la caduta delle dittature del Sud America.  Gli elementi per la costruzione del mito, ci sarebbero stati. Per il Che hanno funzionato. Per Frida, meno, e solo molto più tardi.

Gesù. Eroe, santo e scrittore ebraico.- P.P Di MinoNoto come il cristo in una letteratura a lui successiva che lo colloca in seno ad una tradizione di aspettazione messianica e di escatologia storica tipica del giudaismo. Questa letteratura ne amplia la figura, iscrivendola contemporaneamente nel filone greco dei semidei, dei figli di dio e degli dei che muoiono e rinascono. Ancora, gli vengono attribuite facoltà miracolose desunte da quell’agiografia filosofica che, partendo da Pitagora, e passando per Simon Mago, arrivano fino ad Apollonio di Tiana. Del resto, è improbabile ricavare dalle sue biografie notizie storiche certe.

«Luciano Luciano BianciardiBianciardi muore a Milano il 14 novembre 1971. Prima di morire d’alcol dice a chi gli sta vicino “sopportatemi, duro ancora poco”.»
Finiva così un pezzo che ho scritto sette o otto anni fa. In quegli anni vivevo in una casa umida con le persiane marroni. Studiavo e lavoravo. Mangiavo quando qualcuno mi invitava a cena. Avevo i capelli lunghi, fumavo una sostanza stupefacente psicotropa e registravo su vhs tutti i film polacchi che passavano alle 4 di notte su Rai3. Da allora mi porto dietro una fotografia di Bianciardi, che è  la prima cosa che appendo in camera quando mi trasferisco in una nuova casa.

A cento metri dal McDonald’s di Lucca est, vicino allo svincolo dell’autostrada Firenze-Mare, Francesco T.C., 47 anni, piuttosto ubertoso o semplicemente sovralimentato, sta lavorando alla stazione di  servizio di proprietà del cugino, Mario T.C. detto “il polposo”. Francesco sgrassa carrozzerie incrostate nel nuovo autolavaggio comprato a rate dal cugino. Verso le 19:00 chiude l’impianto e va a farsi una doccia nel monolocale sopra la stazione di servizio. Mara, la cassiera del supermercato annesso, lo va a trovare verso le 19:30, quando ha chiuso la porta con il vetro anti-proiettile e il cancello di ferro nero. Fanno l’amore sul divano. Cenano.

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