Boris Vian. Scrittore, musicista, eroe - Gioacchino Lonobile

Boris Vian nacque con la camicia, ma senza cravatta, stato che lo condizionò per il resto della vita. Come egli stesso dice fu partorito casualmente, il dieci marzo 1920 sulla porta di una clinica ostetrica che era chiusa per uno sciopero contro il calo delle nascite.

Fu ingegnere, ottimo trombettista, scrittore nonché presidente della Sottocommissione delle soluzioni immaginarie del dipartimento delle armonie presso il collegio patafisico. Fu  precursore dei tempi di qualche ora.
Raymond Queneau disse di lui: “Boris Vian è una persona istruita ed educata, ma non è tutto: ha suonato la cornetta come nessun altro, ha difeso lo stile New Orleans e il bebop ma non è tutto: ha affrontato la giustizia degli umani per aver scritto Sputerò sulle vostre tombe ma non è tutto: è tra i fondatori di una delle società più segrete di Parigi, il Club dei Sapienturieri, ma non è tutto: ha scritto alcuni bei libri, ma non è tutto: perché tutto questo non è ancora niente: Boris Vian si prepara a diventare Boris Vian”.
Del suo folgorante inizio di carriera come musicista da una autopresentazione di Vian si legge: “Nel 1938 cominciai a studiare la trombetta a rosolio e immediatamente raggiunsi il livello di Armstrong, la mollai subito per non privare il poveretto della pagnotta: a causa dei soliti pregiudizi razziali ero avvantaggiato, la mia pigmentazione verde offriva un effetto piacevole”.
In una famosa intervista radiofonica colui che si apprestava a diventare se stesso rispondeva con una domanda a un quesito.
"Lei vuol sapere che cos’è la patafisica?".
"Sì".
"E perché vuol saperlo?".
Il conduttore sorpreso, privo di risposte, disse timidamente "Per nessun motivo".
"Vorrebbe dunque istruirsi sulla patafisica senza alcun motivo?".
"Proprio come dice".
"Allora lei è già patafisico!".
L’esclamazione finale è di facile interpretazione in quanto la patafisica non ha un fine, nonostante abbia un metodo. Inoltre tiene in considerazione tutte le soluzioni immaginabili, un lavoro dispendioso essendo queste infinite. La patafisica è quello che è e anche ciò che non è, ma che sarebbe potuto essere o forse che no.
Qualche anno fa, quando ancora non avevo mai sentito parlare di tali assurde congetture, ma avevo già letto La schiuma dei giorni, il capolavoro di Vian definito dal Queneau di cui sopra: “la più spezzacuorente commovente storia d'amore moderna mai scritta”, mi trovai davanti ad una foto di una periferia urbana immortalata dall’alto. Ne rimasi tanto colpito che questa m’indusse una fantasia. Immaginai cosa avrebbe potuto pensare Colin, protagonista de La schiuma dei giorni appunto, se si fosse trovato di fronte a quella scena impressa sulla pellicola. Nel romanzo egli è un giovane ricco, anche d’interessi, ma nullafacente che ha un cuoco coltissimo che prepara anticipazioni di cucina futura. Forse avrebbe detto “Questo è un caos!”, come Gioacchino Duca D’Auge quando affacciatosi dal suo castello vide un Unno o due, saracineschi che chiudevano persiani e valli insanguinate da recenti battaglie. Ma mi spinsi oltre: pensai che a Colin avessero sequestrato Chloé, amata sposa già gravemente ammalata e sorvolasse il luogo residenziale mostrato dalla foto su un elicottero alla sua ricerca. Sotto di lui enormi palazzi, una piazza con giostre per bambini.
“Allora si può sapere dove diavolo è Chloé?” avrebbe chiesto al topo grigio dai baffi neri che pilotava l’elicottero.
Questi avrebbe indicato un tipico furgone per il trasporto equino, che la foto mostrava fermo in un parcheggio vuoto. Fatto atterrare l’elicottero, raggiunta l’amata, liberata e baciata, dato il lieto finale avrebbe detto: “Andiamo a casa questo posto fa schifo!”.
Ci si potrà chiedere il senso di questa storia, ma sarebbe come chiedersi cos’è la patafisica, scienza delle soluzioni immaginarie, o come disse re Ubu "una scienza di cui si sentiva vagamente il bisogno". Boris Vian sentito il racconto avrebbe potuto così commentare: "Allora lei è già patafisico!". Come tutto del resto.

Chi è Boris Vian? Boris Vian è Boris Vian o forse che no.

Gioacchino Lonobile

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