Gesù. Eroe, santo e scrittore ebraico - Pier Paolo Di Mino

Gesù. Eroe, santo e scrittore ebraico.- P.P Di MinoNoto come il cristo in una letteratura a lui successiva che lo colloca in seno ad una tradizione di aspettazione messianica e di escatologia storica tipica del giudaismo. Questa letteratura ne amplia la figura, iscrivendola contemporaneamente nel filone greco dei semidei, dei figli di dio e degli dei che muoiono e rinascono. Ancora, gli vengono attribuite facoltà miracolose desunte da quell’agiografia filosofica che, partendo da Pitagora, e passando per Simon Mago, arrivano fino ad Apollonio di Tiana. Del resto, è improbabile ricavare dalle sue biografie notizie storiche certe.

Parrebbe essere figlio di tale Maria e di tale Giuseppe, secondo le diverse tradizioni semplice falegname o iniziato esseno. Alcune fonti (Celso) riportano che la paternità di Giuseppe fosse puramente putativa, e che il vero padre di Gesù fosse tale Pantera, centurione romano, noto con questo nomignolo per la sua ferocia. Sicuri riscontri filologici, archeologici e storici, comunque, ci permettono di sapere in maniera certa che svolse le sue attività sotto l’impero di Tiberio. I vangeli lo descrivono come un pensatore scandaloso circondato e sostenuto da discepoli in gran parte di sesso femminile, il quale, a causa delle sue idee, ha subito un martirio infamante. Dal momento che nessuno costruirebbe un mito su elementi così poco decorosi, si può fidare dell’esattezza storica di quanto riportano questi scritti. Da essi, valutandolo prima di tutto dalle sue conseguenze, si desume facilmente il pensiero di Gesù, che altro non si presenta che come uno sfondamento a sinistra di quello di Platone. Gesù cerca una grande spiegazione al cosmo e al ruolo che l’uomo ha in esso. Pensa a un grande ordine, dunque, ma, abbandonando il filosofo ateniese, specula su una realtà circostanziata: l’uomo non riesce a costruire questo ordine, cioè non arriva ad essere virtuoso e non può praticare tale ordine attraverso le leggi. Con mossa geniale, Gesù inverte il problema e definisce non più l’uomo come non virtuoso perché non segue le leggi, ma l’uomo non virtuoso perché esistono le leggi. Senza le leggi, nessun peccato. Gesù abolisce le leggi. Alcune persone che alle leggi dovevano il loro successo (il Sinedrio; gli occupanti romani) gli rispondono in maniera non meno circostanziata e paradossale della sua: lo condannano a morte. Applicano la giustizia per praticare l’ingiustizia e, così facendo, entrano nello scacco gnoseologico del pensatore ebraico, costringendosi a quel realismo paradossale e vivificante che Gesù inaugura, e con cui tutta la tradizione letteraria a lui successiva è costretta a misurarsi.  Fa parte di questo suo speciale realismo, in cui la realtà è liberata dai proprio limiti, lo sviluppo delle possibilità offerte all’uomo (e a Gesù per primo) di essere insieme un semplice uomo (figlio dell’uomo), un dio (figlio di dio; la resurrezione, etc) santo (parlare con gli animali; curare i mali; resuscitare) e un eroe (“vengo a portare la spada”). Pur non avendo mai, in ossequio alla tradizione socratico-platonico, scritto in prima persona, è possibile godere il suo dettato letterario in un gran numero di racconti: si consiglia soprattutto la lettura di quei capolavori insuperati e insuperabili di realismo magico raccolti sotto la definizione di “Vangeli sinottici”.

Pier Paolo Di Mino