Pubblichiamo un estratto da Finta pelle, ultimo romanzo di Saverio Fattori, pubblicato da Marsilio.

 

Quando la roba spariva dalla piazza del Ringo, Altan, Claudio e altri disperati si ritiravano sulle rive del canale che stagnava marcio come loro sul confine comunale. Poco lontano c’erano le vasche di decantazione, raccoglievano le acque tiepide dello stabilimento dalla cui bocca entrava la barbabietola, un tubero che sporco di terra pare un grosso topo dalla coda oscena, e alla fine del processo di trasformazione usciva zucchero bianchissimo e cristallino.

 

If I were to sleep, I could dream

PINK FLOYD: If


Sapevamo tutti che se ne sarebbe andato. Forse è per questo che lo chiamavamo il Cigno, proprio come nella canzone, perché soltanto quello era il suo desiderio: andare via.

Adele non ricordava se fosse stata lei o Marisa, (o più probabilmente Ivan) a attaccare con la storia del cavallo. Di certo – e su questo non poteva avere dubbi (mentre guardava la pioggia cadere obliqua sul torace sezionato di Palacio Aragón, che pure a quell’ora buia e gelida poteva indovinare pallido, lacerato) – a pronunciare per prima quel nome, al solito, era stata lei.

Prologo per immagini
Il vecchio custode del Kaiserpanorama, forse l’unico al mondo non già destinato alle cure degli ospizi museali, mi osserva a occhi bassi dalla sedia impagliata. Finge di dormire contraendo la nuca e la schiena nell’imitazione innaturale di un dormiente e le mani incrociate sul grembo; tira addirittura con il naso come un ronzio per simulare il lieve russare di uno avvinto dall’ebbrezza: ma finge. Mi avvicino per leggere l’insegna, un tempo luminosa: KAISE PAN AMA .

Réthymno. Sono ancora a Réthymno.

Non riuscirò mai più a sfuggire all’odore del mare, lo sento di continuo, è una saetta che entra nelle narici riempiendomi i pensieri di aria salata. La testa mi gira come una palla di cannone lanciata dall’altra parte dell’isola.

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