Prologo per immagini
Il vecchio custode del Kaiserpanorama, forse l’unico al mondo non già destinato alle cure degli ospizi museali, mi osserva a occhi bassi dalla sedia impagliata. Finge di dormire contraendo la nuca e la schiena nell’imitazione innaturale di un dormiente e le mani incrociate sul grembo; tira addirittura con il naso come un ronzio per simulare il lieve russare di uno avvinto dall’ebbrezza: ma finge. Mi avvicino per leggere l’insegna, un tempo luminosa: KAISE PAN AMA .

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