Mai Morti #32 – Ventiquattro cronachette suicide, più una – Gianluca Cataldo

I Mai Morti sono i vivi di allora, quello che noi saremo per i vivi di poi. Mai Morti è una rubrica di TerraNullius. Mai Morti è un libro pubblicato da Dissensi Edizioni nel 2012, a cura di Marco Lupo e Luca Moretti. I coccodrilli di morti suicidi o morti di fame o morti di noia ritornano nella rete. Che il loro spirito possa strisciare nelle nostre carcasse biodinamiche.

I Mai Morti sono bastardi del tempo che hanno vissuto, figli di una letteratura minore. Sono famosi o non lo sono. Sono esistiti o non lo sono. Sono scrittori o imbianchini, sono stati punti neri sulla scacchiera bianca o sono stati al margine, non importa.

Oggi sono tanti, 25 suicidi, riesumati ed evocati da Gianluca Cataldo.

01. Guido Morselli
Per lui era suprema negazione, rivolta, gratuità. E procedette per negazioni, Guido. Non è suicida chi salva altri; non lo è chi è costretto né chi lo fa per onore; men che meno chi si suicida per una perdita. E di negazione in negazione giunse a quella suprema, che non fu, come state pensando, la propria. Ma un pensiero: che il suicidio non esiste. Tuttavia, chi non ha contraddizioni? La sua era belga, e si chiamava Browing.

02. Reinaldo Arenas
Malato, non potendo più esorcizzarle o sublimarle, come spaventosa eredità – sfido chiunque ad accettarla – ci lasciò terrori e speranze. L'overdose lo trovò libero prima dell'alba di un 7 dicembre.

03. Marina Cvetaeva
Non vogliatemene per la metafora, ma se «la contemporaneità ha sempre due code: la retroguardia e l'avanguardia – una peggiore dell'altra», pendere, sospesa a metà con una corda al collo, è una scelta ben precisa.

04. Andrés Caicedo
«Vivere più di venticinque anni è un'insensatezza». E nel 1971, il giorno in cui ricevette il suo primo romanzo, con ben quattordici anni di ritardo, ingerì sessanta pastiglie di Secobarbital.

05. Antonia Pozzi
Chi viene neanche sa chi se n'è andato, erba bruciata o purosangue, e che è il silenzio dietro a un barbiturico a non far paura. Il silenzio senza parole, persino scritte.

06. Jacques Rigaut
Dadaista nonché esponente della letteratura portatile, non scrisse niente se non per vomitare. Forse a Palermo, forse altrove – più probabilmente altrove – fu trovato morto. Prese le misure col righello e si sparò al cuore. Aveva trent'anni ed era il 6 novembre del 1929.

07. Ernest Hemingway
Ketchum, Idaho, primo luglio '61, testa, doppietta.

08. Emilio Salgari
Il 22 aprile 1911 si taglia la gola con un rasoio. Pare contenesse tanto sangue da riempire un oceano.

09 e 10.
Il 18 febbraio si muore di whiskey, Horacio Quiroga nel '37, Leopoldo Lugones nel '38. Oltre all'anno cambia il veleno, per uno cianuro, per l'altro arsenico.

11. Alejandra Pizarnik
Visse come una donna «che ha saputo il silenzio delle cose» e morì come un lillà che si spoglia. Se-co-nal. Se non fosse un barbiturico, sarebbe una bella parola.

12. Jack London
Circondato dai latrati dei suoi cani, nel suo ranch in California, fa un uso abnorme di morfina, come abnorme fino a quel momento era stata la sua vita e la sua letteratura.

13. Albert Caraco
Anelava così tanto la propria da desiderare ardentemente quella dei genitori. Solo dopo, infatti, avrebbe potuto fare i conti con la tanto odiata vita. E così fece, con affannosa puntualità, qualche ora dopo l'ultimo addio a José Caraco, ché la madre se ne era già andata. Prese dei barbiturici che per poco non gli sfuggirono dallo squarcio che si era aperto in gola. Fui, non sum, non curo, questo il suo motto.

14. Antonio Castelli
Si gettò da un balcone in via croce rossa in una splendida giornata di sole. Poco prima aveva chiamato l'amico Stefano Vilardo per dirgli di salutare tutti, soprattutto Leonardo. Era il 10 giugno del 1988.

15. Guillermo Rosales
Inventava di tutto, persino formazioni geologiche. Odiato da tutti, come tutti gli anarchici, ricambiava senza dolersene troppo e, in anticipo di mezzo secolo, provò a inventarsi anche il diritto all'oblio. Al fuoco sfuggirono due romanzi, al colpo di pistola – meno approssimativo – niente.

16. Amelia Rosselli
Per difendersi sperava nel cielo, «nel suo azzurro benefico che m'ammicca […] circondata dai steli d'una pulita polizia / che era il grano prima che lo schiacciassi»; ma cadde di faccia, e negli occhi, come chiodi, sanpietrini.

17. Ryunosuke Akutagawa
Si trasformò in un kappa odoroso di terra, non morì, dopo aver fatto un uso sconsiderato di Veronal. Quando, dato che non è mai morto, non è dettaglio che importi.

18. Yukio Mishima
Una vita presa troppo sul serio non poteva che finire in farsa. Ma non ce la sentiamo di deridere chi riesce a spingersi una lama nel ventre. Né il 25 novembre 1970, né mai.

19. Harry Martinson
Nella sua stanza di ospedale, era il 1978, si aprì la pancia con un paio di banalissime forbici.

20. David Foster Wallace
Forse fallì nel tentativo di imitare la sua letteratura: risolvere l'incipit con un immane sforzo analitico. Irrisolto, si impiccò nel 2008. Per l'esattezza il 12 settembre.

21. Jorge Baron Biza
Se il male è «qualcosa di ridicolo», bisogna ammettere che ha però il gusto dell'accanimento. Prima il padre, la madre, poi la sorella e infine lui. Ha guardato occhi senza palpebre, in giovinezza, e ha visto che la carne non cede mai all'indifferenza, ma alla stanchezza sì.

22. Sylvia Plath (Victoria Lucas)
Aveva due vite, una per sé e una per gli altri. Ted non faceva eccezione. Poi un gesto le unì e il tempo – che galantuomo non è – le mostrò a tutti.

23. Alfonsina Storni
Quando si accorse di aver pianto una lacrima quadrata in una quadrata Buenos Aires chiese al mare la sua collera e la ottenne. Quell'ottobre, il sale pizzicava appena la cicatrice sul seno.

24. Stig Dagerman
La sua è la memoria di un bambino bombardata dalle parole. A risarcirlo della resa – che è la sua e quella di tutti, ma mai una sconfitta – bisognerebbe dargli la lapide che voleva:
Qui riposa
uno scrittore svedese
caduto per niente
Sua colpa fu l'innocenza
Dimenticatelo spesso


Gianluca Cataldo

25. Diane Arbus
La foto è di Diane Arbus (barbiturici, polsi, vasca) perché tutti, a frugare bene tra questi o tra altri, un gemello o una gemella, alla fine, lo troviamo.