Mai Morti #18 - Gioacchino Lonobile

Mai morti è una rubrica di TerraNullius. Mai morti è un libro pubblicato da Dissensi Edizioni nel 2012, a cura di Marco Lupo e Luca Moretti, prefazione di Giancarlo De Cataldo.
I coccodrilli di morti suicidi o morti di fame o morti di noia ritornano nella rete. Che il loro spirito possa strisciare nelle nostre carcasse biodinamiche.

I Mai morti sono bastardi del tempo che hanno vissuto, figli di una letteratura minore. Sono famosi o non lo sono. Sono esistiti o non lo sono. Sono scrittori o imbianchini, sono stati punti neri sulla scacchiera bianca o sono stati al margine, non importa.

Oggi è la volta di August Ferdinand Möbius, Johann Sebastian Bach e Jean Giraud riesumati da Gioacchino Lonobile.

 

Canone:
Sia dichiarata la presenza del nastro.
Il secondo capoverso inizi con l'incipit 
di uno dei racconti delle Cronache
di Bustos Domecq,
scelto a caso.
Il preludio alla fine sia la prima colazione.

Variazione
:
Dei tre uno non ha a che fare con Lutero.

 

August Ferdinand Möbius

August Ferdinand Möbius, astronomo e matematico, nacque a Bad Kosen nel 1790.
Tessere le lodi delle conoscenze acquisite tramite la scienza in un necrologio, oltre a essere banale, è anche inutile, come è tale esaltare le scoperte fatte da uomini che hanno dedicato le loro vite a cercare di spiegare con la ragione fenomeni che per secoli sono stati ritenuti sovrannaturali - Keplero impiegò ventiquattro anni a inseguire le armonie che regolano i pianeti, di cui parlano i pitagorici, per enunciare la sua terza legge -. Galileo, Darwin, e molti prima e altri dopo non sono riusciti, infatti, a scalfire l'idea che l'uomo aveva di sé: essere sempre e soltanto un uomo, con buona probabilità diretto discendente dagli dei che egli stesso si era creato. Non è difficile pensare quindi, che un teologo che afferma l'onnipotenza di Dio e l'inesistenza del libero arbitrio, abbia un corredo genetico familiare a quello di un matematico in grado di esprimere, una caratteristica considerata divina, l'infinito, con una forma reale. Una figura geometrica, o meglio topografica: il famoso nastro che porta il suo nome. Una superficie bidimensionale con una sola faccia e un solo bordo, che a percorre un giro completo su di essa ci si trova nel punto opposto, e dopo due a quello di partenza. Una sorta di labirinto da cui si può uscire solo se si ha la pazienza di camminare abbastanza.
Möbius non morì a Lipsia nel 1868.
Della sua vita privata non si conosce quasi nulla. I pochi allievi che ebbero la fortuna di frequentare il suo corso di astronomia meccanica all'università di Lipzig sapevano però perché le lezioni non cominciassero mai prima di mezzogiorno.
«Mi alzo molto presto la mattina, ma prima delle undici la mia socialità è pessima. Aspetto che mia moglie abbia terminato la colazione e sia uscita per iniziarla io. Il solo tintinnio del cucchiaino nella tazza mi farebbe diventare pazzo. Prediligo le marmellate color chiaro, di certo non quella di more, le confetture scure mi rendono di cattivo umore».
Così Möbius iniziava la prima lezione di ogni anno accademico.

 

 

Johann Sebastian Bach

Johann Sebastian Bach era musicista come suo padre, suo nonno e così in dietro fino a sette generazioni prima di lui, ma a differenza dei suoi avi, lui era - ed è ancora- considerato uno dei più grandi geni nati in questo mondo.
Col rischio di straziare la sensibilità di alcuni, si deve attribuire a Bach, oltre a quelli universalmente riconosciuti, un altro grande merito: aver dato giusto lustro al tanto bistrattato divertissement. Qualche decennio prima della nascita di Bach, Blaise Pascal scriveva: «L'unica cosa che ci consola dalle nostre miserie è il divertimento e intanto questa è la maggiore delle nostre miserie». Il filosofo, teologo nonché matematico e fisico francese al termine divertissement non dava il significato di gioco e divertimento, ma gli attribuiva l'originale senso etimologico di deviazione, allontanamento. Ogni azione che induce l'uomo a distrarsi dal pensare alla propria interiorità è ignobile, in quanto solo la meditazione e la preghiera avvicinano a Dio. Bach con la sua opera dimostrò l'esatto contrario e lo fece per mezzo del canone. Il canone - kanòn - è posto all'inizio del componimento musicale e designa la regola a cui esso deve sottostare, spesso ha forma di enigma e delle variazioni. Nel 1742, su commissione del conte Hermann Carl von Kayserling, che cercava un rimedio alla sua insonnia, Bach compose le Variazioni di Goldberg: trentadue brani disposti secondo un ordine matematico logaritmico e con una simmetria tali da rendere la composizione unica nella storia della musica. Un'opera che era apparentemente nata come un gioco, un esercizio di stile, un divertissement appunto, ma che era capace di toccare le corde più intime e profonde dell'animo, «una musica concepita per la ricreazione di uno spirito competente ed esigente», che di certo per complessità non era adeguata a far prender sonno a nessun ascoltatore attento, nonostante ciò il conte Kayserling pagò la commissione, felice e senza batter ciglio, la straordinaria somma di cento Luigi d'oro.
Il canone più famoso di Bach è però quello inverso, un palindromo musicale tale da diventare tautologia, che secoli dopo si notò essere perfettamente sovrapponibile al nastro di Möbius e alla sua idea d'infinito.
Bach non morì nel 1750.
Amava fare una colazione continentale con buona parte dei suoi venti figli. Si poteva leggere la felicità sul suo volto solo quando cantava canzoni comiche e a volte volgari nelle affollate cene di famiglia.

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=Y0_DeHSTLHU&noredirect=1

 

 

 

Jean Giraud aka Moebius

Jean Giraud nasce a Norget sur Marne l'8 maggio 1938. Rinasce ventiquattro anni dopo con il nome di Moebius. «Parlare di un nastro ritorto, a proposito del mio lavoro nel momento in cui mi sono messo a disegnare come Moebius, era una descrizione molto precisa».
Non c'era niente di più corroborante che chiacchierare con Moebius, un martedì mattina, in cui la primavera aveva deciso di invadere il cielo di Parigi, seduti al tavolino di un bar.
«Lo sceneggiatore di Blueberry (Jean Micheal Charlier NdR) era solito scrivere una storia partendo dal finale. Un giorno mi telefonò agitato, aveva una consegna da lì a pochi giorni e non aveva ancora scritto nulla, aveva pensato solo alla scena conclusiva: un gatto che giocava con un gomitolo di lana. Fu allora che qualcosa si accese in me, come una rivelazione... e non avevo ancora fumato», rise, «Non c'è nessuna ragione per continuare a pensare a una storia come una casa con una porta per entrare, delle finestre per guardare gli alberi e un camino per il fumo, dissi a Jean Micheal, la si può benissimo immaginare a forma d'elefante, di campo di grano o di fiammella di cerino... Rimase interdetto, non riusciva a capire, ma io non trovavo altre parole per spiegare. Stai tranquillo ti verrà qualcosa in mente, lo rassicurai, ora devo andare, attaccai la cornetta, mi rollai una canna e iniziai a disegnare» rise ancora. Intendere cosa volesse dire dopo aver letto le sue opere, scritte e disegnate con il nome di Moebius, risultava già più comprensibile. Da quel momento era riuscito infatti a destrutturare il racconto fatto da immagini e parole, ne aveva annullato la trama, sottraendola al legame con lo spazio e con il tempo in cui era ambientata. Aveva modificato l'idea di eroe inteso come mito: il giustiziere che arrivava a cavallo salvava i deboli dagli oppressi e cavalcava verso il tramonto, sostituendolo con personaggi mai completamente buoni o cattivi, mai interamente reali o onirici. La sua arte divenne dimostrazione grafica della legge quantistica di Planck, universi che erano costituiti da infinite particelle - si conceda il termine approssimativo- soggette a infinite regole variabili. Ne è esempio il Garage ermetico di Jarry Cornelius, una storia che possiede un'entropia interna che non può essere limitata da un'origine e una fine. Il Garage inizia infatti con un riassunto di puntate precedenti che nessuno ha mai letto e finisce con un uomo che attraversa una porta, la numero nove, e si trova su un vagone della metro. In ogni puntata «ancora tutto può succedere nel Garage ermetico», e cosa potrà succedere non lo sa nemmeno l'autore, che si limita a scrivere: «continua...» .
Moebius non muore il 10 marzo del 2012.
Quando era a casa faceva colazione solo con una tazza di caffè scuro. Al bar, invece, ordinava un caffè schiumato, che erroneamente chiamava cappuccinò, e che sorseggiava con estrema lentezza.
Dietro occhiali senza montatura aveva piccoli occhi cangianti sempre allegri circondati da rughe.

 

Gioacchino Lonobile