Mai morti #9 - Marco Lupo

I mai morti sono i vivi di allora, quello che noi saremo per i vivi di poi. Wilhelm ReichMai morti è una rubrica di TerraNullius. Mai morti è un libro pubblicato da Dissensi Edizioni nel 2012, a cura di Marco Lupo e Luca Moretti, prefazione di Giancarlo De Cataldo. A partire da oggi, i coccodrilli di morti suicidi o morti di fame o morti di noia ritornano nella rete. Che il loro spirito possa strisciare nelle nostre carcasse biodinamiche.

I Mai morti sono bastardi del tempo che hanno vissuto, figli di una letteratura minore. Sono famosi o non lo sono. Sono esistiti o non lo sono. Sono scrittori o imbianchini, sono stati punti neri sulla scacchiera bianca o sono stati al margine, non importa.

 

1) Wilhelm Reich – allievo di Freud, precursore dell’energia orgonica, appassionato di orgasmi, comunista

Muore a sessanta anni il 3 novembre del 1957. Dall’inizio alla fine vede nell’istituto della famiglia la fonte di tutte le nevrosi. A tredici anni scopre il suo tutore e sua madre a letto. Lo racconta al padre. La madre si suicida. Il padre muore dopo quattro anni. Gli lascia tutto, terra e rimorso. La guerra gli porta via la terra. Si laurea in Medicina e scava un suo personale percorso nel tarlo di una scienza che reprime gli impulsi. Si appassiona all’orgasmo, tabù cognitivo dei suoi colleghi alla Società Psicoanalitica di Vienna. Pubblica “Il carattere pulsionale” e “La funzione dell’orgasmo”. Crede che la repressione sociale e la repressione della sessualità vadano a braccetto. Freud e la sua pulsione della morte sono solo il passato, agli occhi di Reich. Studiando l’orgasmo, per capire se il rilascio a livello cerebrale di endorfine potesse in qualche modo liberare il paziente, scopre l’energia orgonica. Nel 1933 pubblica “Psicologia di massa del fascismo”. Strano che non sia piaciuto ai nazisti. Sei anni dopo fugge dall’Austria e raggiunge la terra delle opportunità. I nordamericani non apprezzano le sue teorie sull’energia orgonica. Reich è convinto di poter salvare il pianeta, di poter sconfiggere la desertificazione. Reich è pazzo, dicono gli americani. Lo processano e lo condannano a due anni di reclusione per oltraggio alla corte. Ignorano che gli alieni scrutano i cieli del Texas. Reich è convinto di poterli fare fuori. Parla di dati, cita una battaglia spaziale. Nessuno gli crede. Muore in prigione per un attacco cardiaco.

 

2) Giordano Parsi – genio matematico, aspirante letterato, suonatore di armonica

A nove anni sviluppa un programma migliore del Turbo Pascal. Lo propone a suo padre, programmatore all’IBM. Suo padre vende il programma a due gemelli francesi, Marcel e Jean. La casa che acquistano con il ricavato crolla durante un’alluvione. Suo padre va a vivere in Corsica a metà degli Ottanta. Nell’agosto dell’ultimo anno di università vede un concerto di Muddy Waters in tv. Quella notte sogna il sudore che scivola e fluttua dalle mascelle di Muddy Waters e pensa al suo eroe, Alan Turing. Lascia l’università, smette di occuparsi di informatica e scrive un romanzo su un uomo che aveva sempre ragione. Sette anni dopo propone il romanzo a dieci delle migliori case editrici del paese. Gli rispondono in due. No, grazie. Abbandona il romanzo e si concentra sull’armonica. La acquista in un mercatino rionale nell’ottobre del ’99. Suo padre, intanto, gli chiede di occuparsi di lui. Ha problemi ai reni, un principio di osteoporosi e qualche debito da risanare. Prendersene cura gli piace. Gli permette di non concentrarsi su di sé, sulla sua omosessualità, sul fatto che in uno dei suoi sogni ricorrenti bacia Marcel e Jean, i gemelli francesi. Dopo sei mesi di convivenza, il padre si innamora di una parrucchiera ucraina e si trasferisce da lei. Giordano riprende a scrivere. La storia, questa volta, parla di un genio matematico che si innamora di un musicista pakistano. L’amore non sarà mai corrisposto. Dopo due anni propone il romanzo a venti delle migliori case editrici del paese. In tre gli rispondono no, grazie. Una sera, poco prima di lavarsi i denti, vede un aereo di linea entrare dalla finestra.

 

3) Giorgio Recchi – geologo, tombarolo, settantenne

Marchigiano cresciuto all'Aventino, si laurea in Geologia ed entra a far parte di un progetto delle Nazioni Unite. Vive a Panama per quattordici anni. Quando torna in Italia si trasferisce da Roma a Serrapetrona, un minuscolo borgo in provincia di Macerata. Non sopporta più la città, dice agli amici. Ha bisogno di pace, dice ai conoscenti. Non resta mai fermo. Fonda il Centro Internazionale di Studi sul Mito. Viaggia. Ad ogni ritorno ritrova vecchi amici. A loro racconta storie leggendarie. Cita Omero. Studia da autodidatta le civiltà precolombiane. Cita Pessoa, Neruda, Leopardi.

Nel 2006 muore. Da solo, in casa. Gli amici, i conoscenti, quelli che pensano di sapere chi sia Giorgio Recchi, sanno che se n'è andato in solitudine. Ai giornalisti, più tardi, diranno che era un uomo colto. Accade tutto in fretta. I poliziotti che sono entrati in casa sua dopo una segnalazione trovano l'ultimo tesoro conosciuto. C'è di tutto, nella casa di Giorgio Recchi. Ci sono buccheri del VII-VI secolo a.C., anfore tetransate con motivi geometrici e pesci sovradipinti in rosso dell’Etruria Meridionale (VII secolo), un’olpe protocorinzia di officina greca forse addirittura attribuibile al pittore Vaticano 63 (630-610 a.C.), oltre a manufatti egizi in faïence e in bronzo raffiguranti Horus e Osiride. Ci sono specchi etruschi, un rhyton terminante a testa di cane, un piatto da pesce e alcuni vasi nello stile di Gnatia provenienti dall’Italia meridionale. In tutto 1377 monete romane, 839 pezzi paleontologici, 305 pezzi archeologici. C'è anche lo scheletro di un dinosauro, un ornitopode dirà più tardi un paleontologo. Il paradiso di un tombarolo, diranno i giornali qualche anno dopo.


Marco Lupo