Gli scrittori sono dei miserabili. Ci sono buoni scrittori e cattivi scrittori, scrittori acclamati e scrittori marginalizzati, scrittori che dopo la morte, come natura vuole, scompaiono e scrittori che rivivono postumi una nuova quanto poco consolante giovinezza: tutti, beati e fieri delle rispettive differenze, hanno in comune un fatale rapporto con la miseria, o meglio con quella forma di miseria che pertiene all’effimero officio della scrittura, all’esito ridicolo del castigo di Sisifo.

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