A voi. Il mito del Natale s’è fatto carne, indosserò un cuscino sullo stomaco e un vestito di pezza rossa, lo farò per la prima volta e a questo penso. Niente di più. Porterò una bicicletta arancione da 12 pollici sotto il braccio ed entrerò di soppiatto dal balcone. Mi farò racconto già prima di raccontare.
TerraNullius si ferma fino al 9 gennaio, vi facciamo gli auguri, l’editoriale esce con una settimana di anticipo, torniamo ad essere quello che siamo sempre stati. Niente di più.
A voi, il primo editoriale del nuovo anno!
Luca Moretti



Novembre è passato. Ci lasciamo alle spalle gli scontri di piazza, il governo Mediaset, Roberto Mandracchia giocatore di scacchi/pugilato, il download gratuito di Per un fascio di rose di Toni Bruno, gli indignados a piazza Catalunya e alla riconquista di Zuccoti Park, Frida Khalo e Jodorowsky, i Ragazzi di Strada di Augusto Stigi e un’altra tripletta dei Mai Morti, i vivi di allora, quello che noi saremo per i vivi di domani.

E a dicembre? Quali storie vi aspettano? Dove troverete il teschio con la matita?

Possiamo ancora ribadire un punto? Bene: noi, Terranullius, siamo quelli che fanno, dichiaratamente, narrazioni popolari.
Potrebbe, forse, essere dato per scontato che chiunque narri una storia, lo faccia presumendo, in senso più pratico che metafisico, all’altro capo del suo discorso, un uomo che ascolti tale storia, o meglio la sua narrazione. E l’uomo, non solo in ossequio a una definizione filosofale, è una bestia politica, che vive e si realizza in comunità.

Se stai leggendo questo editoriale significa che tutto è compiuto, che la terra di nessuno ha ripreso a girare. Significa che un gruppo di autori si è incontrato per l’ennesima volta, per strada, e dalla strada ha lanciato il nuovo TerraNullius.

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