Domani non ricorderai nulla - Gianluca Colloca

L’agosto in Scozia era di sole sciatto e nuvole basse, fra i colori pastello noi imparavamo i prodromi dell’amore libero e dell’acid house senza preoccuparci di conoscerne bene le regole, altrimenti non sarebbe stata la stessa cosa.
Il caldo era limitato, l’aria gradevole, inerte. Restavamo in spiaggia per ore senza scottarci, le mattine e i pomeriggi in cui quel tratto di highlands ci sembrava il paradiso. La sabbia era ruvida e grezza ma non procurava fastidio sotto le piante dei piedi, Gianna prendeva il sole a seno nudo e io fino ad allora non avevo mai visto una ragazza in topless, così mi eccitavo più allora che non quando facevamo l’amore.


Le giornate le passavamo più o meno così, ripetitive, lente, senza pensieri, il sole sorgeva sul mare e compiva l'intero suo arco fino a scomparire, totalmente indifferente a quanto accadeva sotto i suoi raggi, e noi avevamo l'impressione di somigliargli. Poi la sera ci spostavamo a sud, Inverness e Aberdeen soprattutto, Peterhead, Elgin, Banff, scendevamo fino a Dundee e Edimburgo, qualche volta tagliavamo per Glasgow, tenendo d'occhio i volantini con i numeri e le date per la messaggeria telefonica. Nei fine settimana ci spingevamo south of the border, stipati in macchina alla ricerca dei punti d'incontro segreti, incolonnati insieme con decine di altre auto e furgoncini, inseguendo i soundsystem verso le città industriali della costa orientale inglese, Newcastle, Sunderland, Middlesbrough, Hull, chilometri ininterrotti di fabbriche, capannoni, ciminiere e fumi industriali, fino a virare in qualche occasione in direzione Madchester. Stavamo via tre o quattro giorni, persi nelle campagne, nei magazzini abbandonati, nelle fattorie, persino in piccoli aeroporti in disuso, e poi tornavamo alle nostre highlands dalle spiagge infinite circondate da boschi e le montagne a far da sfondo, a lasciare passare le ore senza riuscire a ricordare bene cosa avessimo fatto in quel periodo d'assenza.
In fondo era un’estate serena. Stancante, avventurosa, frenetica, misteriosa, eppure del tutto serena. Sentivo di non avere problemi. Quando finivo i soldi andavo al pub in paese per chiamare casa e chiedere di farmi arrivare un vaglia postale. La vacanza premio per la maturità, dopo quasi tre mesi in cui mi facevo vivo solo per battere cassa, iniziava ad apparire un po’ troppo lunga agli occhi dei miei genitori. Ma era così per tutti. Le settimane scorrevano via veloci e indistinguibili fra spiaggia e notti infinite, shoegaze e rave, viaggi in macchina e facce prima sconosciute e poi amiche. Nessuno ne parlava apertamente, ma percepivamo tutti di condividere una sorta di timore al pensare che prima o poi quel momento sarebbe terminato, che saremmo dovuti tornare ciascuno a casa propria, per davvero.


Gianna veniva da Boston e si era concessa un viaggio in Europa fra l’anno preparatorio e il college.
Andy studiava biologia a Brighton ed era atteso dagli esami autunnali. Mel non si capiva bene cosa combinasse a Londra, comunque fra un passaggio e l’altro era arrivata fin lassù. Mick viveva in un paesello sperso nella campagna irlandese, non lontano dall'oceano, e ripeteva in continuazione che saremmo dovuti andare a trovarlo la primavera successiva, ci avrebbe portato alle Cliffs. E allo stesso modo tutti gli altri, con piccole differenti declinazioni delle medesime occorrenze.
Ognuno aveva la propria vita da cui prendersi uno stacco. Chi come me ovattato nel limbo fra liceo e futuro, chi cercava una pausa dagli impegni universitari, chi si voleva rilanciare con un nuovo lavoro, chi scappava da un amore, chi da un dolore, chi inseguiva l'uno o l'altro o spesso entrambi, e chi più semplicemente sognava qualcosa di diverso che non fare il garzone in bottega.
Da poco c’era stata piazza Tienanmen e non ce ne eravamo nemmeno accorti, stava per cadere il Muro di Berlino e per noi sarebbe stato lo stesso. Il mondo cambiava a velocità vertiginosa ma, un po' come il sole, restavamo indifferenti a qualsiasi cosa accadesse al di fuori del nostro campo visivo. Ci importava solo di dormire in spiaggia e ballare l'intera nottata. E già sentivamo il sottile tremore delle viscere per quando avremmo dovuto nuovamente affrontarlo, il mondo. Per quando avremmo lasciato quella bolla all’estremo nord delle terre abitate in cui stavamo passando l’estate.
In realtà ero perfettamente consapevole di essere prossimo a tornare a casa. Ma volevo almeno abbandonare tutto di mia volontà, prima che fosse il tempo a far svanire quei mesi, attraverso la stanchezza, attraverso l’autunno, attraverso la fine dei vaglia postali, attraverso la monotonia del divertimento, attraverso il vento freddo che soffia dal mare. Dovevo essere io a prendere su lo zaino e farmi accompagnare alla stazione, per conservare almeno un bel ricordo e magari una parte di dignità.


Mi chiedevo solo se sarei riuscito a recuperare Giovanna, lungo la via del ritorno. Si era fermata a Madchester all’inizio dell’estate, mentre salivamo insieme nel nostro viaggio da giovani innamorati appena diplomati e scemi. Aveva perso la testa per un olandese allampanato e mi aveva mollato lì, nella confusione dell'Haçienda. In quelle settimane ci soffrivo ancora, pensavo a lei quasi ogni  giorno, poi la sera e la notte mi passava. Neanche Gianna era abbastanza, a dispetto del suo seno al vento e del suo sforzo di parlare italiano con quel marcato accento americano che mi faceva sempre ridere. Nonostante avessero quasi lo stesso nome, Gianna e Giovanna, non erano comunque la stessa persona.

Gianluca Colloca


Discografia
Wire, Snakedrill EP (1986, Mute)
New Order, Technique (1989, Factory)
The Stone Roses, The Stone Roses (1989, Silvertone)
Graeme Park, Mike Pickering, Peter Hook, Haçienda 30 (2012, New State Music)