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Il poeta messicano Octavio Paz disse che Rulfo è "l'unico romanziere messicano che ha fornito un'immagine - piuttosto che una pura descrizione - dei nostri dintorni fisici”. La moderazione per Octavio Paz è come il dito puntato per i nani: magnetismo e nausea. Ma le parole del premio Nobel, su questo libro purtroppo ignorato dall'arcipelago dei lettori, sono dattiloscritte negli archivi della letteratura e lasciano filtrare uno spiffero che può scivolare nelle stanze degli ammalati, nelle biblioteche svuotate, nelle carceri dove le storie ammuffiscono sulla pelle.

 

Per me Juan Rulfo è l'unico romanziere che ha scritto un romanzo che non è stato seguito da altri romanzi, l'unico romanziere che non ha liquefatto la polvere ma l'ha domata, l'unico romanziere che ha raccontato che un uomo può cercare un padre anche se il padre è una pietra, l'unico romanziere a cui uno come Nicanor Parra ha fatto il verso, perché il verso, quelli come Nicanor Parra, lo fanno solo ai grandi romanzieri, e Rulfo lo è stato, nella sua breve prova che gli occhi ingoiano in poche ore, basta iniziare, basta partire dall'incipit che non citerò, perché nulla va citato del libro che Rulfo ha scritto e che gli altri hanno plagiato, nulla di intelligente si può dire di un libro come il Pedro Páramo, se non si è vissuto in una terra fantasma dove gli uomini e le donne muoiono così velocemente che i vivi non fanno in tempo a piangerli, se lo scricchiolare degli incubi non ha ritmato le vostri notti, se nessuna Susana San Juan vi ha mai regalato un mazzetto di rosmarino, se pensate che la letteratura non abbia a che fare con l'essere orfani e soli e poveri, e se ritrovarsi in questa condizione non porti ad altro che ad ascoltare il suono di un armadio che parla, della polvere domata che si rinnova, della terra che richiude ma respira, della tragedia di credere o di non credere, poco importa, perché questo canto inizia e finisce come quei solchi aperti con le punte dei piedi, e le notti hanno il profumo delle bottiglie, e le albe hanno il colore degli amici appannati, e tutto è sogno e tutto è vero, e il realismo magico è solo un gulp, un lenzuolo steso ai quartieri Spagnoli, solo un gulp mentre il vento mormora.

Marco Lupo

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