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-speech-
Il testo che segue è la trascrizione dell’intervento di Luca Moretti durante la presentazione di Compagna Luna, il romanzo di Barbara Balzerani, tenutasi presso la Casetta Rossa di Roma.

Recentemente, con gli altri autori di TerraNullius, in occasione di uno degli ormai noti Redreading, abbiamo a lungo discusso de “il ricordo di chi non c’era”. Io vorrei incentrare questo mio brevissimo intervento proprio sul ricordo, e soprattutto sul ricordo di chi, come me, non c’era, e sulla posizione dell’Epica in funzione del ricordo. Vorrei quindi iniziare raccontandovi una storia tutto sommato banale.

E’ la storia di un bimbo che sta in un parco di periferia, gioca con una paletta insieme ai suoi cuginetti, costruisce castelli di sabbia, è spensierato, si guarda intorno, è puro. È la storia di una giovane donna che viene catturata proprio in quel luogo e sotto gli occhi di quel bambino.
La storia è già finita. Fine pena: mai.

Poco fa si parlava di "diritto di ascoltare, di sapere" e io credo che quel bimbo abbia il diritto di ascoltare questa storia, di sapere cosa accadde quella mattina e perché quella giovane donna venne catturata e portata via. 

Clicca per ingrandire!Dimenticavo di dirvi che io ero quel bimbo, non so se il germogliare in me dell’attenzione atipica verso nodi irrisolti della storia italiana possa essere ricondotta a quel momento, certo, almeno per me, sarebbe molto romantico, eppure quello è stato forse l’unico atto di quegli anni convulsi che usiamo definire "di piombo", che posso ricordare, l’unico di cui posso dire: “io c’ero”.

La narrazione viene in nostro aiuto, vuole allora colmare tutti i vuoti nel ricordo di chi non c’era, ma anche di chi c’era e non ha più voglia o forza per ricordare. Questo è il compito del narratore, questo è il primo valore insostituibile che voglio oggi riconoscere a Compagna luna.

Un romanzo che invero ha una storia molto particolare, una storia che, in fin dei conti, ha condizionato anche il mio approccio a tutta l’opera di Barbara: ho letto i suoi libri al contrario, dall’ultimo al primo. Una lettura al contrario dovuta soprattutto a una grande beffa maturata in seno all’editoria, a quell’editoria che affina le sue armi sul triste cinismo di un portavoce: un solo autore che si oppose fermamente, con un articolo muffo di retorica pubblicato su un grande quotidiano nazionale, alla permanenza di Compagna luna nel catalogo dove i suoi stessi testi galleggiavano.

Questo è l’assurdo motivo per cui ho letto i libri di Barbara al contrario, questo è il motivo per cui ho iniziato a leggere questo romanzo solo alcuni giorni fa: Compagna luna, prima, non era disponibile.

Ecco, forse la questione che vado sollevando, dell’editoria spiccia e degli scrittori da scranno, potrebbe sembrare una noiosa deviazione in questa presentazione, eppure credo sia fondamentale, proprio per una corretta lettura dell’opera di Barbara, rimandare a quello che è avvenuto. Da una parte c’è stata un’autrice che con coraggio e fermezza, con tantissimo tempo a disposizione, perché ha scontato a pieno la sua condanna, ha voluto restituire un contributo personalissimo di comprensione di quegli anni, lo ha fatto conoscendo tutti i limiti e le critiche che tale operazione portava con se, lo ha fatto a denti stretti e con la capacità che solo uno scrittore dalla mano ferma, lontano ormai dagli avvenimenti, riesce ad avere. Dall'altra parte c'è stato qualcuno che non ha voluto che questo libro esistesse ancora.

Non esistono storie buone e storie cattive, non ci sono storie che vanno raccontate e altre da dimenticare. Non ristampare un libro pur detenendone i diritti, significa vietare che una storia circoli, che un racconto si riproduca. II mondo purtroppo ha conosciuto milioni di libri vietati, libri bruciati, libri scomparsi, sono rimasti come ferite nei nostri corpi storici, insulti indelebili alla volta dell’Epica.

C’è un saggio di Ernesto De Martino, ormai noto ai più, che analizza in maniera quasi romanzata il tarantismo, mi riferisco al famosissimo e più volte ristampato La terra del rimorso: nella terra del rimorso, il “cattivo passato” si “risolve” in maniera rituale. Similmente io trovo che la narrazione del “cattivo passato”, abbia un compito rituale molto importante nel nostro paese, ovvero, come sostenevo prima: “serve a colmare il vuoto enorme nel ricordo di chi non c’era, o non vuole ricordare”, serve a risolvere il “cattivo passato” per riconsegnarsi puri al futuro incombente. La purezza perduta di quel bambino che osservava, la purezza del Mito.

In questo senso il romanzo di Barbara diviene un contributo lirico irrinunciabile per rimarginare le ferite prodotte in quegli anni e per tentare di voltare una pagina pesantissima della nostra storia. Anche se molti di noi non c’erano. Perché anche se non c’eravamo, quella storia è stata anche la nostra storia. In questo senso il romanzo di Barbara è epico: perché è scritto in funzione del ricordo da una persona che ha avuto tutto il tempo per ricordare.

Compagna luna diviene così una storia di Resistenza, una narrazione che alternandosi tra la ripresa oggettiva e soggettiva del reale, tra la prima corsiva e la terza persona, sembra rinchiusa in un lampo alcolico eppure figlia di un discorso vero, sentito, ragionato nell’ombra della solitudine: l’unica in grado di rendere giustizia al peso delle parole, ai tempi della narrazione, delle pagine.

Tenterei peraltro di "depoliticizzare" il nostro discorso, anche se so che è e sarà impossibile per i giorni a venire. C'è un altro diritto di cui non dobbiamo mai dimenticarci, è il diritto del lettore, il diritto di chiudere il libro che stiamo leggendo, un diritto che esercito quotidianamente e di cui non ho necessitato leggendo il romanzo di Barbara. Come dicevo prima non esistono libri buoni o cattivi ma solo libri scritti bene e libri scritti male, le librerie sono piene di libri che narrano di quegli anni, molti dei protagonisti di quell'epoca sono stati sbattuti in libreria con la pratica del "buon selvaggio", ma non basta aver vissuto una storia per raccontarla, bisogna saperla raccontare, e Barbara è riuscita pienamente in questo intento.

Oggi Barbara è qui, siede di fianco alla necessità delle Storie, quella che nessun editore, intellettuale o uomo di stato dovrebbe avere la possibilità di negarci. Torna a chiamare il lettore, a interloquire con lui, nella ricerca di una soluzione che forse mai sarà, ma che strenuamente continueremo a cercare in pagine come queste.

Sono passati quindici anni dalla prima edizione di Compagna luna, è lecito chiedersi cosa rappresenta questo libro oggi, è lecito dunque che a rispondervi sia io che ne ho terminato la lettura proprio questa mattina.

Questo romanzo rappresenta oggi il coraggio di scrivere.

Solo chi ha coraggio dovrebbe scrivere, perché solo le storie di coraggio sono in grado di indurre dei cambiamenti reali nella collettività.


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