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TerraNullius lascia spazio ad Alessio, Eleonora, Serena e Vanessa. Quattro giovani che erano presenti alla manifestazione di ieri, quattro ragazzi che hanno deciso di rispondere così alla cronologia fantasiosa degli avvenimenti di Repubblica.it e all’articolo di Viola Giannoli pubblicato sull'edizione cartacea di questa mattina.

Non siamo usi concedere spazi “non letterari”, non volevamo infilarci nella mischia nauseabonda del “dopo manifestazione violenta”, una mischia fatta per chi gioca sporco, per chi “già lo sapeva”, per chi pubblica sempre le stesse foto, ogni volta le stesse, per chi, infine, gestisce e alimenta un armamentario preciso di distrazione di massa. Siamo stati schivi, lo conferma l’articolo pubblicato da Toni Bruno solo ieri, eppure la quiete del guerriero questa volta non ha pagato, questa volta è successo qualcosa di diverso.
Abbiamo ricevuto una telefonata da parte di alcuni giovani amici, avevano il respiro rotto di chi ha appena subito un’ingiustizia. È accaduto poche ore fa, si ribellavano alla storia, perché la storia non è mai quello che accade al popolo, la storia è quella che scrivono i giornali, è quella che legge il pubblico e capita, talvolta, che anche un imbuto mortale possa trasformarsi in un pic-nic in cui vengono somministrate merendine e succhi di frutta.

Preambolo #1
Ci limitiamo a riportare alcuni spezzoni cronologici della diretta su Repubblica.it mentre si svolgeva la manifestazione per le strade di Roma. Per comodità copiamo solo gli orari che interessano i ragazzi. Qui la cronologia completa.
17.34. Centinaia di manifestanti che avevano trovato riparo dietro le transenne sotto la Basilica di San Giovanni si stanno spostando all'interno dei giardini del vicariato, che sono stati aperti dall'interno per favorire una via di fuga a coloro che si sono trovati di fatto 'imprigionati' sul lato della piazza, tra sassaiole, fumogeni e cariche delle forze dell'ordine. Vista la situazione all'esterno della  basilica di San Giovanni si è scelto di aprire il passaggio che consente a centinaia di manifestanti pacifici di uscire dal lato posteriore della basilica verso l'obelisco.
17.49. Dopo aver aperto i cancelli del vicariato, adiacenti la basilica di San Giovanni, per consentire ai manifestanti pacifici una via di fuga, un gruppo di sacerdoti e novizi, sta distribuendo acqua alle persone che via via stanno entrando per trovare riparo dentro l'Università pontificia.

Preambolo #2
Questa mattina, con un articolo a firma di Viola Giannoli, il quotidiano la Repubblica ha così titolato: Chiesa profanata, in pezzi la statua della Madonna, il vicariato dà rifugio ai manifestanti terrorizzati.
Riportiamo dall’articolo: [...] Una sorta di "Hotel Rwanda", aperto dopo i primi scontri dal vicariato di Roma per dare riparo ai manifestanti pacifisti presi dal panico, in fuga dalle devastazioni e farli uscire poi dal retro, verso l'obelisco che segna l'inizio di via dell' Amba Aradam. Sacerdoti e novizi hanno distribuito acqua alla folla di centinaia di persone terrorizzate: famiglie, bambini, giovani, anziani, studenti che attendevano l'arrivo del corteo e avevano trovato riparo dietro le transenne che circondavano la basilica [...]

Questo invece è quello che è accaduto: sono veri gli occhi che ce lo raccontano, perché i ragazzi non conoscono le astuzie dei giornalisti e le bugie dei prelati, perché non è sempre facile saper ascoltare il respiro interrotto del popolo.

La cronologia di quegli stessi momenti secondo i presenti; una risposta al quotidiano La Repubblica.

15.40. In Piazza San Giovanni inizia ad arrivare, sfilando pacificamente, il primo corteo composto da gruppi non violenti di ogni genere: famiglie, giovani, anziani, disabili, lavoratori e studenti. Tutto inizia per il meglio: la gente sorride, è felice di essere lì a far valere i propri valori, in un ambiente sereno, pacifico e propositivo.
16.15. Improvvisamente i manifestanti iniziano a correre sbracciandosi, irrompendo da via Emanuele Filiberto verso Piazza San Giovanni. Coloro che erano già nella Piazza iniziano a salire in direzione della Scala Santa, non comprendendo il perché di quanto stava avvenendo; alcuni tentano di placare gli animi della folla impazzita, riscontrando scarsi risultati.
Poi tutto diventa più chiaro: camionette a sirene spiegate sopraggiungono seguite da un idrante della polizia, fumogeni, botti, sassaiole, urla ovunque. L'aria diviene irrespirabile; le persone incontenibili, impaurite, terrorizzate per la loro incolumità e ancora inconsapevoli di essere intrappolate nella parte superiore della Piazza, senza vie d'uscita.
17.20. Nel giro di un'ora anche la parte più vuota della piazza inizia a riempirsi; gli idranti continuano a sparare acqua repellente come mezzo di repressione; la polizia, i carabinieri e la finanza, a bordo delle loro camionette, iniziano una corsa concentrica per allontanare e placare (anzi terrorizzare ancora di più!) la folla.
Un folto gruppo di persone è costretto a rifugiarsi sotto la cancellata dell’Università Pontificia, chiedendo a gran voce di concedere loro quel viale come via di fuga. Al disperato grido di aiuto nei confronti di un uomo affacciato alla finestra della struttura, la risposta gestuale è stata laconica: non si può far nulla. Genitori con bambini in passeggino, anziani e giovani sono costretti a iniziare la folle scavalcata del cancello alto più di 3 metri, utilizzando una transenna come scala. Una ragazza rimane intrappolata, in lacrime, sulla cima del cancello ferendosi una gamba. Un padre con una bambina di 18 mesi riesce nel disperato gesto. Una donna anziana scavalca. Un gruppo di cinque ragazzi comincia a forzare il cancello fino a scardinarlo dopo averne spezzato, rabbiosamente, la catena che lo teneva serrato; appena in tempo per sfuggire ai fumogeni lanciati sempre più vicini all’unico posto in salvo e ancora pacifico, fino a quel momento.

Il riparo dalla violenza è stata una conquista, non una concessione.

17.49. La Polizia inizia la carica verso quella parte della Piazza dove i manifestanti rimasti seduti sulla Scala Santa, a braccia alzate, senza sciarpe né occhiali, gridavano: “No alla violenza”; gli altri, che si trovavano davanti al cancello dell’Università, iniziano a entrarvi. Dall'indifferenza si è poi passati all'accoglienza caritatevole: sacerdoti e novizi, con brocche d'acqua, rispondevano alla richiesta d'aiuto.

Roma, 16/10/2011

Alessio, Eleonora, Serena e Vanessa