#7 Roma, Fuga de capitales - M. Lupo e M. Di Domenico

 

 

#1 Usciva poco prima delle sette di mattina. Faceva colazione in un bar senza insegna. Fumava una sigaretta americana. Ricordava il sogno. Camminava cercando di sudare il meno possibile. Il sudore partiva da un punto sotto il braccio e allargava uno squarcio fino alla schiena.

 

#2 Hanno silenziato la città coprendola con un albero. Si sono separati dal pudore con un tappeto steso come un arazzo, appeso tra l'ingresso della fabbrica morta e l'albero vivo. Hanno acceso qualche candela intorno ai piatti, all'ora di cena, mentre un cielo bianco di gabbiani nascondeva a tutti una ballata per piano di Chopin.

 

#3 Erano sicuri che il muro parlasse le lingue antiche scomparse e lingue morte riapparse e le lingue dei segni moderni e le lingue delle regole ingiuste. Anche le lingue vive, disse l'uomo agitando il polso. Parla le lingue vive come un organismo immortale, continuò l'uomo. Poi si infilò il cappuccio e corse a piedi nudi sulla tangenziale.
 
#4 Nel 1944, poco prima dell'incendio che sparse la cenere come una neve grigia sulla città abbandonata, erano in molti a credere che il figlio fosse nato in una delle stanze usate per gli interrogatori. Dieci anni dopo, al termine di un funerale, in molti seppero che era vero.
 
#5 Avevano aspettato la creatura per un giorno, una notte e quattro ore di quella luce bianca che compariva ad ogni stagione. Poco prima di alzarsi videro qualcosa dall'altra parte del fiume. Il fiume era nero ed era vietato guardarlo.
 

 

#6 Gli avevano raccontato la storia delle sorelle per dargli un'idea generale di quella città, un'idea che fosse una sintesi e una morale. Gli dissero che le sorelle erano nate lo stesso giorno, e che nessuno sapeva quale fosse la più vecchia, e gli dissero anche che avevano imparato a nuotare da vecchie, per cercare vestiti sul fondo del fiume.
 

Scatti: Miriam Di Domenico
Testo: Marco Lupo
 
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