Bestiario#1 Casa occupata – illustrazione di Ananda Sunya

Primo autore ad aiutarci in questo compito ambizioso è una nostra vecchia conoscenza, Ananda Sunya, il Maestro indiano naturalizzato americano che TerraNullius ha già ospitato lo scorso anno.
Ananda Sunya (Medan, 1940), ha lavorato come illustratore e fumettista, collaborando a Vogue e a Amazing Adventures, scenografo a Hollywood, per anni è stato uno dei più importanti insegnanti di yoga occidentali. Oggi illustra testi immaginari, cicli pittorici, storie senza parole sfruttando i mezzi di riproduzione seriale. Virtualmente ricollega il lavoro del pittore di icone e del pittore rinascimentale con quello del moderno fumettista e illustratore per periodici.

 

Casa occupata - Ananda Sunya

 

Dal racconto Casa occupata (Traduzione di Flaviarosa Nicoletti Rossini e Vittoria Martinetto, per le edizioni Einaudi)

“(Quando Irene sognava ad alta voce io mi svegliavo subito. Non mi sono mai potuto abituare a quella voce da statua o da pappagallo, voce che viene dai sogni e non dalla gola. Irene diceva che i miei sogni erano fatti di grandi scossoni che qualche volta facevano cadere la coperta. Le nostre camere da letto erano divise dal living, ma di notte si sentiva tutto nella casa. Ci sentivamo respirare, tossire, presentivamo il gesto che conduce all’interruttore della lampadina, le mutue e frequenti insonnie.

A parte questo, tutto era silenzioso nella casa. Di giorno, solo i rumori domestici, lo strofinio metallico dei ferri da cucito, uno scricchiolio nel voltare le pagine dell’album filatelico. La porta di rovere, credo di averlo già detto, era massiccia. Nella cucina e nel bagno, che erano contigui alla parte occupata, ci mettevamo a parlare a voce più alta oppure Irene cantava qualche ninna-nanna. In una cucina c’è troppo rumore di stoviglie e bicchieri perché altri suoni vi irrompano. Quasi mai permettevamo lì il silenzio, ma quando tornavamo nelle camere da letto e al living, allora la casa si faceva silenziosa e in penombra, camminavamo persino più piano per non darci noia a vicenda. Credo fosse per questa ragione che di notte, quando Irene cominciava a sognare ad alta voce, io mi svegliavo subito).

E’ quasi come ripetere la stessa cosa, salvo le conseguenze. Di notte mi viene sete, e prima di andare a letto dissi a Irene che andavo in cucina a prendere un bicchiere d’acqua. Dalla porta della camera da letto (lei lavorava a maglia) udii il rumore in cucina, forse nella cucina o forse nel bagno perché il gomito del corridoio spegneva i suoni. Irene fu colpita dal modo brusco con cui mi fermai, e venne accanto a me senza dire una parola. Restammo ad ascoltare i rumori, notando distintamente che provenivano da questa parte della porta di rovere, nella cucina e nel bagno, o nello stesso corridoio, dove incominciava il gomito quasi al nostro fianco.

Non ci guardammo neppure. Strinsi il braccio di Irene e la feci correre con me fino alla porta finestra, non ci voltammo indietro. I rumori si udivano sempre più forti, ma sempre sordi, alle nostre spalle. Chiusi d’un colpo la porta e restammo nell’atrio. Ora non si udiva nulla. - Hanno occupato questa parte, - disse Irene. Il lavoro a maglia le pendeva dalle mani e i fili arrivavano fino alla porta e vi si perdevano sotto. Quando vide che i gomitoli erano rimasti dall’altro lato lasciò il lavoro senza guardarlo.

– Hai avuto tempo di portare via qualcosa? – le domandai inutilmente.

– No, niente.

Restavamo con quel che avevamo indosso. Mi ricordai quei quindicimila pesos nell’armadio della mia camera da letto. Troppo tardi ormai.

Poiché mi era rimasto l’orologio da polso, vidi che erano le undici di sera. Cinsi con un braccio la vita di Irene (credo che lei stesse piangendo) e uscimmo in strada. Prima che ci allontanassimo ebbi pietà, chiusi bene la porta d’entrata e gettai la chiave nel tombino. Che a un povero diavolo non venisse in mente di rubare e di entrare in casa, a quell’ora e con la casa occupata ”.

Per approfondire:

>> Visiorama 
>> Ananda Sunya - Wikipedia
>> Intervista esclusiva ad Ananda Sunya - GQ
>> Gran Garabagna
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