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Di seguito il testo completo dell'introduzione alla prima antologia di TerraNullius, così vogliamo ricordare, senza aggiungere nulla, perchè nulla c'è da aggiungere.


 

Mi telefona questo tizio che mi chiede se ho qualcosa di mio, degli scritti, racconti da mandargli per pubblicarli su questo pseudosito che s'è fatto tutto da solo. Per fare “massa”, dice. Do un'occhiata al sito, una cosa vergognosa. Paginoni scritti in corpo 24, una specie di bloggo spudorato. L'unica cosa decente è il logo di una lambretta scassata e la scritta terranullius. Mi impone l’egida della condivisione e del copyleft. A me.
Questo tizio l'ho conosciuto un annetto prima: spilungoide, muscolatura nervosa, occhi in continuo movimento, quasi completamente ricoperto di tattoo e un’intelligenza affilata come la frusta neuronica di Mister Katzo, l’eroe dei fumetti. Quando ci incontriamo la prima volta mi dice che sono giovanile, ma per questo l’ho già perdonato da tempo. A parte questo resto incantato dal suo mangiarsi vocali e consonanti nel tentativo di esprimere in pochi secondi concetti per i quali molti altri impiegherebbero una vita anche solo per concettualizzarli.
Contemporaneamente il tizio contatta anche altra gente (e questo valga come scarico di correità da parte mia) Qualcuno lo biasima, qualcuno gli ride dietro, qualcuno tiene il piede incastrato tra la porta e lo stipite nella speranza di poter cavalcare l’enorme entusiasmo di questo figuro e portare acqua al proprio mulino.


Qualcun altro, invece, messo da parte il proprio interesse, tenta di capire e resta coinvolto nelle maglie di un gioco troppo divertente per non affrontarlo con spirito genuinamente infantile.Succede così che quelli del mulino, poco dopo, capiscono che: primo, qui non c’è acqua, figuriamoci mulini; e secondo che, a conti fatti, non ci sono cazzi da appendere. Rimane un piccolo nucleo testardo e coerente che si scazza ogni minuto sui termini e che, al di là di qualsiasi comprensibile logica, si cementa attorno ad una serie di concetti fondanti che nessuno ha mai enunciato ma in cui tutti si riconoscono. Altro che manifesto d’intenti.

La cover del MiniCD "Pulvinar soundtrack"Via via che il progetto va avanti spronato dal figuro di cui sopra (il tatuato) e spalleggiato e sostenuto da altri quattro o cinque perfetti sconosciuti animati da sacro fervore ci si rende conto, con lo stupore del pischello che si sveglia uomo e si guarda nelle mutande, che c’è gran fermento nella Terra di Nessuno.
Pensavamo di spaziare in un universo di desolata solitudine e ci ritroviamo in felice compagnia di centinaia e centinaia di abitanti. Credevamo di affacciarci su una baia vergine e troviamo una tribù (dissociata, frammentata, atomizzata ma, cazzo, pur sempre una tribù).
E fame. Tanta fame di lettura. Tanta voglia di condivisione. Tante energie. Tanta bella gente. Migliaia, addirittura. Che noi – presi uno per uno – all’idea di trovarsi faccia a faccia con tutta questa moltitudine ci nasconderemmo dentro un tombino.

Abbiamo fatto reading con la bocca asciutta. Abbiamo fatto reading senza luce. Peggio ancora, abbiamo fatto bliz-reading sotto la metropolitana, audiolibri, magazine, adesivi, reading-box, opensource, strisce narrative, interviste, recensioni, programmi radio, ricette narrative, abbiamo pubblicato (in perfetta coerenza copyleft) racconti, raccolte, romanzi, poesie, pruderie, conati, e di tutto questo moltissimi si sono cibati e altrettanti si ciberanno senza pagare una lira.

Etchetta bookcrossing apposta sulle copie "liberate" dell'antologiaSappiano che non è solo perchè è gratis. Anche la merda sarebbe gratis, volendo. Invece in giro si vede troppa merda a pagamento e pochi lavori di qualità non dico gratis, ma almeno ad un prezzo decente. Perché qui siamo tutti convinti che la cultura – nell’accezione di prodotto culturale, di creatività – appartenga innegabilmente a chi la realizza ma anche e soprattutto a chi ne fruisce.
Perché, come spesso amiamo ripetere, non esiste storia che non rubi alla realtà circostante ciò di cui si compone; una realtà che appartiene a tutti e a tutti deve essere restituita. È questa convinzione - molto semplice ed ingenua, se vogliamo - a rappresentare l’architettura su cui si basano tutte le progettualità che ci siamo dati in questo anno trascorso assieme e che oggi prende corpo cartaceo e forma libresca per sugellare prima di tutto la validità di un’idea e, al contempo, per dare un valore assoluto al lavoro di tutti gli autori – non solo quelli pubblicati in questa raccolta –, i collaboratori e gli amici che hanno contribuito a rafforzare e a far crescere TerraNullius.

Tutti loro hanno condiviso con noi (pur nella sacralità delle proprie opinioni e convinzioni personali) un punto di vista che tenta di farsi alternativa ad un mercato culturale statico e stanco, che arranca su prodotti preconfezionati e privi dell’istinto bestiale e naturale che deriva dall’essere sempre e comunque in prima linea. A tutti loro, indistintamente, va il nostro collettivo grazie.


 

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