Mai Morti #30 - Gianluca Cataldo

I Mai Morti sono i vivi di allora, quello che noi saremo per i vivi di poi. Mai Morti è una rubrica di TerraNullius. Mai Morti è un libro pubblicato da Dissensi Edizioni nel 2012, a cura di Marco Lupo e Luca Moretti. I coccodrilli di morti suicidi o morti di fame o morti di noia ritornano nella rete. Che il loro spirito possa strisciare nelle nostre carcasse biodinamiche.

I Mai Morti sono bastardi del tempo che hanno vissuto, figli di una letteratura minore. Sono famosi o non lo sono. Sono esistiti o non lo sono. Sono scrittori o imbianchini, sono stati punti neri sulla scacchiera bianca o sono stati al margine, non importa.

Oggi è la volta di due personaggi, dei loro scrittori e dell'Albania: Demkë e Mark-Alem, e Dritëro Agolli e Ismail Kadare, riesumati da Gianluca Cataldo.

modulone lavorato
Demkë fa il passo più lungo della gamba

Demkë non è modesto, è spaventato. Questa affermazione, che potrebbe turbare chiunque e in qualsiasi ambito, per lui è da applicarsi alla letteratura. Al più, a voler essere gentili, potremmo dire che è troppo pigro per scrivere davvero. Ma a mentire gli faremmo un torto che non merita. Demkë finge di non riuscire a scrivere quello che vorrebbe in quanto costretto a scrivere quello che deve – ovvero le relazioni per gli altri compagni – e fingendo si costruisce un alibi che dice di odiare. Ma, in fondo, benché se ne lamenti, sa che preferisce analizzare dati piuttosto che compiere quella sfiancante indagine sul niente che è la ricerca di una storia.
È fatto così il compagno Demkë, un personaggio senza personaggi. Anzi uno sì, Zylo, il suo superiore, che gli ha rubato la vita, la fama, e il titolo in copertina. Ma è un personaggio che Demkë, piuttosto che inventare, si limita a osservare. E così lo segue, fruga nelle sue tristezze, ne legge – letteralmente – i pensieri riportati su alcuni taccuini; lo deride, lo compatisce e infine lo invidia. Senza accorgersi che la moglie Zenepe, intanto, osserva lui, lo stuzzica, e quindi compatisce.
Convinto che la letteratura sia «una nuova creazione dell'uomo» pensa di poterne fare anche lui. Ma ci vuole coraggio per questo e Demkë, lo abbiamo detto, ha troppa paura.

Mark-Alem va a genio

«Il fondamento del Tabir Sarrail è la chiusura dalle influenze esterne», dicono a Mark-Alem. Niente fantasia, solo protocollo: il Tabir Sarrail è un'istituzione che classifica ed esamina, gli spiegano, e a essere interpretati e catalogati sono i sogni del popolo. Ma questo lo sa già Mark-Alem. Le masse possono essere l'avanguardia della dittatura, avrebbe dovuto capire Mark-Alem, perché confessare i propri sogni è autodelazione. Ma Mark-Alem non capisce, ha l'intelligenza di un burocrate, neanche troppo zelante, e la fortuna di essere nato in una delle famiglie più influenti dell'Impero. Tuttavia si adegua – è uno che “va a genio” lui – e in brevissimo tempo diventa un temuto dirigente. Certo, per riuscirci bisogna sacrificare, un venditore ambulante che in sogno ha visto troppo o uno zio reo di somigliare a un toro sognato, ma queste sono decisioni che Mark-Alem non prende, subisce.
E l'equilibrio, appena sfasato, è presto ripristinato all'insaputa di tutti. A lui invece, come faceva la nonna per sentirsi meno sola, non resta che parlare a voce alta, quasi un urlo. Che Mark-Alem, burocrate ora dirigente, però, non sente.

L'Albania cambia sangue

«Dopo la morte di Stalin, il Comitato Centrale del Partito cominciò ad attuare una politica intesa a spiegare […] che è estraneo allo spirito del marxismo-leninismo esaltare una sola persona, e trasformarla in un superuomo in possesso di doti [...] simili a quelle di un Dio». Così, nel 1956, Chruščëv apre il suo intervento al ventesimo congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica; nel 1961 Hoxha rompe con l'URSS; e nel '63 Nina, la moglie di Dritëro Agolli, è costretta a tornare a Mosca con il figlio Arian. Si rivedranno ventotto anni dopo, quando Ascesa e caduta del compagno Zylo viene finalmente pubblicato in Francia da Gallimard.
L'editore Fayard, invece, non si farà mai problemi a pubblicare le traduzioni di Ismail kadaré, che nel 1963 è però costretto ad abbandonare l'Istituto Gor'kij di Mosca, la storia con Lida, e tornare in Albania. Non incrocia Nina – non la conosce – ma va a vivere nello stesso palazzo di Agolli, e più avanti gli presenterà quella che diventerà la sua seconda moglie.
Nel 1990, inaspettatamente, uno dei due chiede asilo politico a Parigi, l'altro resta a Tirana. Lo stesso accade al resto degli albanesi, che si spaccano. Alcuni rimangono, altri attraversano l'Adriatico, che è il mare dell'intimità.
In un'intervista che non ho mai fatto chiedo ai due di cosa si siano occupati durante la loro vita. Di specchi, mi rispondono. E uno dei due lo dice con lo sguardo basso, quasi vergognandosi di quel riflesso traditore che, di un uomo, può rivelare l'incoerenza.


Gianluca Cataldo