Castagneto Sacro di TerraNullius - Festa della Lettura Condivisa

Non è la prima volta che degli scrittori si riuniscono davanti a una collettività per leggere i loro lavori prima che siano pubblicati. Per fare un esempio che, probabilmente, li vale tutti, prima di arrivare a fissare il testo dell’Odissea e dell’Iliade più generazioni di aedi e i rapsodi hanno saggiato diverse variazioni di quelle storie lungo il corso di alcuni secoli, demo per demo, villaggio per villaggio, città per città.

L’azione di fissare una volta per tutte un racconto in un testo scritto è, del resto, non priva di enormi pericoli. Pericoli che hanno fatto sentire in obbligo Platone di affermare in via cautelare nella VII lettera che lui mai e poi mai ha commesso lo sbaglio di mettere per iscritto il suo pensiero. Quello scritto, afferma il filosofo ateniese, già non è più pensiero, perché non può rispondere e variare per l’intervento di un interlocutore.

Fissare in un libro qualsiasi forma di espressione è pericoloso. Richiede cautela, una disposizione più che media al coraggio, una certa imperturbabilità davanti all’evidenza di uno scacco sicuro. La maggiore garanzia contro il fallimento di un processo del genere, specie in un’epoca come la nostra, in cui il libro è un prodotto industriale come un altro, sottoposto alla superstizione dell’efficienza piuttosto che all’esigenza dell’effettività (un libro deve rispondere a norme narratologiche e a studi di marketing piuttosto che a sé stesso) potrebbe allora risiedere nel tentativo di tornare alle origini del nostro mestiere: tornare a leggere i nostri lavori demo per demo, villaggio per villaggio, città per città, condividendone lo sviluppo prima che questo possa fermarsi in un testo scritto e in un oggetto come il libro.

Questo è quanto cominceremo a fare dal 28 ottobre al Catagneto Sacro.

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