Tre paradossi. Una trilogia della Storia - Primo paradosso

Tre possibilità della Storia, tre azzeramenti, tre inganni. Due crolli e un incendio. Tre momenti che tutto dovevano cambiare. In fondo, tre paradossi.

 

L’ospite numero 4.567.343.234 dormite. Dormite profondamente. Sognate. Sognate poco. Vi girate su un fianco. Mettete una mano sotto la guancia destra. Dormite da sempre così. Guardate a destra a occhi chiusi. Un leggero movimento della palpebra. Sognate un po’ più forte. Aprite un occhio. Allungate la mano sinistra. Spegnete la sveglia alle 07.30. L’ospite numero 4.567.343.234 vi svegliate ogni giorno a quest’ora. Vi svegliate. Vi alzate per pisciare. Il vostro primo pensiero è: pisciare. Vi alzate. Prima una gamba, poi l’altra. La destra. La sinistra. Infilate le ciabatte. Cercate la vestaglia. È sulla sedia vicino all’armadio. Vi avvicinate. La prendete. La vestite. Prima un braccio, poi l’altro. Il sinistro. Il destro. Vi fermate un attimo a pensare. Pisciare. Puntate il bagno. Vi sposate verso il bagno. Raggiungete il bagno. Non accendete la luce. Non lo fate mai. Il vostro secondo pensiero: chi potrei svegliare poi? Terzo pensiero: nessuno. Vi prendete il pene fra le mani. La destra e la sinistra. Lo tenete saldo. Un fiotto bruno. Due gocce sulla tavoletta. Sono le 07.34. Quattro minuti e tre pensieri, ecco il quarto. L’ospite numero 4.567.343.234 non vi asciugate. Riponete il pene. Puntate la camera, uscite dal bagno. Uscite dalla camera. Entrate in cucina. La donna di servizio vi prepara la colazione. Passate in rassegna la tazza di caffè lungo e bollente, il pane tostato, il burro, la marmellata, i formaggi disposti su un piatto di ceramica blu. Aprite il «Berliner Zeitung». Staccate con i denti un pezzo di pane. Un rivolo di marmellata gocciola sulla seconda pagina. Finite il caffè. Vi alzate. Lasciate tutto sul tavolo. Vi recate nel vestibolo. Aprite l’armadio. Prima l’anta destra, poi la sinistra. Scorrete con lo sguardo le camicie. Ne scegliete una. Allungate il braccio destro. La prendete. La tenete un po’ in mano. Osservate i pantaloni. Ne scegliete un paio. Allungate il braccio sinistro. Li prendete. Avete entrambe le mani occupate. Gettate pantaloni e camicia sul letto. Manca la giacca. Fissate le giacche. Chiudete l’armadio. Avete scelto un maglione. Per oggi, avete preso una decisione. Sono le 08.23. Iniziate a vestirvi. Cominciate con la camicia. Prima un braccio, poi l'altro. Abbottonate i bottoni. La lasciate penzoloni sulle ginocchia. Vi occupate dei polsini. In maniche di camicia siete buffo. Non riuscite a rinunciare ai vostri riti: calzino destro, poi calzino sinistro. Vi sentite impacciato. State invecchiando. Il tempo passa, quinto pensiero. Vi appoggiate alla sedia. Prendete i pantaloni. Gamba destra, sinistra. Infilate la camicia dentro i pantaloni. Tirate su la cerniera. Abbottonate. Chiudete la cintura. Un’occhiata fugace allo specchio. Vi si potrebbe definire casual.

1989, 12 novembre ore 18:36: I picconi, lentamente, quasi non ci fosse fretta, picchiano secchi sulle pietre del blocco. Rintocchi. C’è un uomo particolarmente metodico, tira un colpo dopo mezzo giro, poi rimane un attimo ammirato dagli schizzi di pietra che sembrano fuoriuscire dalla punta del suo piccone. Quindi riesegue il mezzo giro e si abbatte di nuovo sulla pietra. C’è meno ressa dei giorni passati, alcuni devono smaltire la sbornia, altri hanno tante cose da raccontare ai parenti, agli amici, agli altri. Quel vecchio non conosce nessuno a est, e ha pochi amici anche a ovest. È un uomo metodico, e ha deciso di frantumare un intero costone del muro prima di tornare a casa e concedersi una birra. Ha sviluppato un suo stile nel picconare, una posa segnata dal piede sinistro più avanzato e da una muscolatura da miniera nel braccio destro.

Nel pomeriggio l’ospite numero 4.567.343.234 uscite di casa. Percorrete il vialetto. Nella destra tenete le chiavi dell’auto. Infilate la chiave. Girate la chiave. Sentite un click. Il motore romba. Inserite la marcia. La vostra auto parte. C’è una notizia importante da dare oggi in radio. Vi dirigete verso Funkhaus Nalepastraße. Per strada notate una certa agitazione. La gente a Berlino è abituata ai treni piombati, ma non quando all’interno sono stipati i propri concittadini. Non avete potuto dirlo in radio. Non lo direte neppure oggi. Dall’11 settembre 1989 il tempo sembra scorrere per giorni. Negli ultimi giorni per ore. Nelle ultime ore per minuti. In auto, questa mattina, l’ospite numero 4.567.343.234 state pensando tantissimo. Ma alla Rundfunk der DDR aspetterete il dispaccio ufficiale. Rallentate. Il semaforo è rosso. Un uomo vi passa di fianco. Sfiora la portiera. Tanta gente si aggira inquieta. Nessuno può farsi trovare impreparato. Il semaforo è ancora rosso. L’URRS è ancora a est, gli Stati Uniti a ovest. La Germania ovunque. Scatta il verde. L’ospite numero 4.567.343.234 ingranate la marcia. L’auto riparte. Siete quasi arrivato.

1989, 09 novembre ore 01:45: la porta di Brandeburgo è piena di gente che volge le spalle alla quadriga. Guardano in direzioni opposte. I telegiornali si chiedono se la Porta reggerà all’ennesimo urto della storia, a una riapertura che si desume imminente. «La storia avanza a una velocità incostante e di colpo, in pochi intensi giorni, si possono cancellare decenni di immobilismo», recitano i TG di altri paesi. Ma la velocità incostante centrifuga i tempi verbali e fa implodere il tempo, che in pochi giorni scorre per ore, e nelle ore per minuti.

E dopo i minuti si ferma.

Parcheggiate la macchina. L’ospite numero 4.567.343.234 aprite lo sportello. Scendete dall’auto. Prima il piede sinistro, poi il destro. Sorridete. Dovete dare conto della conferenza stampa convocata dal ministro della propaganda, l’ospite 4.567.203.777, per le 18:00. L’instabilità degli ultimi mesi vi sconcerta. Immaginate che i dispacci governativi saranno imprecisi, che ci saranno errori. Il giorno precedente siete stato in casa a sentire la radio e a guardare la TV. Non vi è servito a nulla se non a volgere qualche pensiero indietro nel tempo, e immediatamente nel futuro prossimo. I primi in queste due direzioni, i pensieri più lunghi degli ultimi trent’anni. Entrate in redazione. Nell’edificio sono tutti agitati. È un giorno memorabile. Ne sono tutti consapevoli. L’ospite numero 4.567.343.234 pure. Lavorate tutto il giorno, poi, alle 18:00, ascoltate anche voi il ministro.

1989, 09 novembre ore 19:42: i checkpoint vengono presi d’assalto, e la polizia del popolo non sa e non è preparata. Qualche soldato è smarrito, qualche altro, semplicemente, non vuole. Tutti si augurano non arrivino contrordini durante l’attraversamento della città, ancora – per poco – divisa in due. Qualcuno tira fuori un piccone nascosto sotto la giacca e comincia, in silenzio, a dare picconate frettolose, incalzato dalla rabbia, e dalla sorpresa.

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Leggi il Terzo paradosso.


Gianluca Cataldo