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Lo si può chiamare amore, Dio o energia, ma di certo c’è qualcosa che regola il mondo. Così dice Barbara.

Il cuore alcuni ce l’hanno nello stomaco, altri nel petto, lei nelle pieghe della mente.

Barbara dice che i medici sono degli stronzi, per molti motivi, primo tra tutti perché s’impossessano delle malattie degli altri. Barbara è un medico. Sua madre ha avuto un altro attacco di panico, lo capisce da come sta incollata davanti al televisore.

Barbara dice che la bambina ha dodici anni, forse un’età in cui non si è più bambini, ma che il suo corpo dimostra il contrario. Non sa se la bambina si sveglierà, ma spera con tutto il cuore che sia così. È ossessionata dai suoi  occhi, sono una richiesta d’aiuto in mezzo all’oceano, unico segnale di una vita sotterranea, pronta a venire in superficie in qualunque momento. Passa ore a osservare la bambina, le piace prendersi cura di lei e indovinarne la vita. Da quando lo fa si sente meglio. Ha pure spiegato le scapole, rudimentale abbozzo d’ali con le quali prima o poi spiccherà il volo.

Barbara dice che il vecchio è sempre puntuale con il suo viso alcolico e l’espressione trasognata di chi guarda oltre. Al vecchio costruire bambole lo rende un uomo migliore, è nato pescatore ed è divenuto maestro.

La bambina ha un quaderno dove scriveva tutte le sue storie, lo faceva per non dimenticarle, perché da grande vorrebbe scrivere un libro. Barbara ora conosce meglio la bambina, grazie a quel quaderno che un giorno diventerà un libro, ma soprattutto grazie ai racconti del vecchio.

Barbara dimentica spesso che senza il corpo non si va da nessuna parte, non si è qui, non si è altrove, non si è nulla. Le piace pensare di essere qualcosa di trascendente che sceglie di volta in volta un involucro di carne e ossa in cui alloggiare e di cui a un certo punto disfarsi.

Dice di non avere sogni, che i sogni sono stupidaggini, ma lo dice senza convinzione.

Un ictus è un colpo netto che può stroncarti o ridurti una larva, i primi sintomi sono simili a un attacco di panico.

Barbara dice che spesso mentendo a noi stessi poniamo le nostre mamme al di sopra di tutto. Forse perché le madri generano vita e vanno difese se si vuole sopravvivere. Le mamme sanno sempre tutto, anche quando non vorrebbero, anche quando non vorremmo.

Alcune volte una treccina con l’uvetta, come quelle che fanno nel forno sotto casa, è la cosa più buona che potresti desiderare da mangiare. Barbara ne è convinta.

Paradossalmente la bambina è l’unica persona realmente viva nel mondo che la circonda, ed è solo grazie a lei se gli altri non sono già morti del tutto.

Barbara dice che l’Acquasanta è un quartiere di Palermo che sta sul mare, nonostante il nome, in quel luogo non avvengano miracoli, sebbene l’oroscopo affermi il contrario.


Gioacchino Lonobile {fcomments}