Bestiario#6 Circe - illustrazione di Daniele Catalli

Daniele Catalli, illustratore, scenografo, designer, collabora con video artisti, performer, musicisti, registi, realizzando installazioni, copertine di dischi, scenografie, manifesti, serigrafie. Nel 2001, con Vania Castelfranchi e Lucio Villani, ha fondato la rivista Krakatoa, che si occupava di grafica, illustrazione e fumetto. Il 2011 è stato l’anno del progetto di arte pubblica itinerante Dream Circus. Daniele Catalli, divenuto intanto dal 2008 Piri Piri Atelier, racconta i sogni degli abitanti di diverse città reinterpretando, con i suoi disegni, le loro immagini oniriche. Dal 2012 é membro del collettivo Exhibitioff.

 

 

 

 

Circe - illustrazione di Daniele Catalli

Dal racconto Circe (traduzione di Falviarosa Nicoletta Rossini e Vittoria Martinetto, per Einaudi)

"Posò il bicchiere dell'acqua sul piano (in cucina non aveva bevuto) e prese con due dita il pasticcino, con Delia al suo fianco in attesa del verdetto, affannoso il respiro come se tutto dipendesse da questo, senza parlare ma incitandolo con il gesto, gli occhi ingranditi - o era il buio del salotto -, il corpo che oscillava appena nell'affanno, perché adesso era quasi un ansimare quando Mario avvicinò il pasticcino alla bocca, stava per mordere, abbassava la mano e Delia gemeva come se a mezzo di un piacere infinito si sentisse all'improvviso frustrata. Con la mano libera strinse appena i lati del pasticcino ma non lo guardava, aveva gli occhi fissi su Delia e la sua faccia di gesso, un pierrot ripugnante nella penombra. Le dita si separavano, e il pasticcino si apriva in due. La luna cadde in pieno sulla massa biancastra dello scarafaggio, il corpo denudato dal suo rivestimento coriaceo, e intorno, mescolati alla menta e al marzapane i pezzettini di zampe e di ali, la polverina del guscio triturato.

Quando le tirò in faccia i pezzi, Delia si coprì gli occhi e cominciò a singhiozzare, ansimando in un singhiozzo che la soffocava, sempre più acuto il pianto come la notte di Rolo, allora le dita di Mario si chiusero sulla sua gola quasi a proteggerla da quell'orrore che le saliva dal petto, un borborigmo di pianto e gemito, con risa spezzate da contorcimenti, ma lui voleva solo farla tacere e stringeva solo perché tacesse, quella dell'ultimo piano stava certamente già ascoltando con paura e delizia per cui doveva farla tacere a ogni costo. Alle sue spalle, dalla cucina dove aveva trovato il gatto con due schegge di legno infilzate negli occhi, che si trascinava ancora per morire dentro la casa, udiva il respiro dei Mañara alzati, nascosti nella sala da pranzo per spiarli, era certo che i Mañara avevano udito e che erano là, contro la porta, nel buio della sala da pranzo, che stavano a sentire come lui faceva tacere Delia".

 

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