Bestiario # 4 Omnibus - Miriam Di Domenico

Per il quarto appuntamento con l'omaggio a "Bestiario" di Cortázar, Miriam Di Domenico ci invita con il suo lavoro a curiosare tra le pagine del racconto "Omnibus".

Miriam Di Domenico nasce a Campobasso il 30 agosto 1985. Lavora come fotografa freelance. Il progetto “Intrappolati nel sentimento del tempo”, presentato al Festival Occhi Rossi  2011,  segna il suo esordio nel mondo della fotografia. Ha partecipato all’ Autumn Contamination – Contemporary arts festival 2011 e al Festival Occhi Rossi 2013. Nel 2013 insieme alla Factory Altrarte Melappioni ha partecipato alla Performance “All’ombra delle fanciulle in fiore”, Mostra “Origini” e al Weekend’arte.

Dal 2012 fa parte della Redazione di TerraNullius.

 

 

Omnibus - Miriam Di Domenico

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Dal racconto Omnibus (Traduzione di Flaviarosa Nicoletti Rossini e Vittoria Martinetto, per Einaudi)

[...] Il passeggero balzò dal sedile in avanti, e dietro a lui passò veloce Clara, gettandosi giù dal gradino mentre lui si voltava e la nascondeva col suo corpo. Clara guardava la porta, le strisce di gomma nera e i rettangoli di vetro sporco; non voleva vedere altro e tremava orribilmente. Sentí sui capelli il respiro affannoso del suo compagno, furono scaraventati da una parte dalla frenata brutale, e nello stesso istante in cui la porta si apriva il conducente corse lungo il corridoio con le mani tese. Clara già saltava nella piazza, e quando si voltò il suo compagno saltava anche lui e la porta sbuffò richiudendosi. Le gomme nere imprigionarono una mano del conducente, le sue dita rigide e bianche. Clara vide attraverso il finestrino che il bigliettaio si era lanciato sul volante per raggiungere la leva che chiudeva la porta.

Lui la prese a braccetto e percorsero rapidamente la piazza piena di bambini e di venditori di gelati. Non si dissero nulla, ma tremavano come di felicità e non si guardavano. Clara si lasciava guidare, notando vagamente il prato, le aiuole, fiutando l'aria del fiume che nasceva di fronte a loro. Il fioraio era su un lato della piazza, e lui andò a fermarsi davanti al cesto montato su un cavalletto e scelse due mazzi di viole del pensiero. Ne porse uno a Clara, poi glieli fece tenere tutti e due mentre prendeva il portafogli e pagava. Ma quando ripresero a camminare (lui non la prese più a braccetto) ciascuno aveva il suo mazzo di fiori, ciascuno camminava con il suo ed era contento.

>> Guarda gli altri contributi al "Bestiario – Omaggio a Julio Cortázar"

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