Editoriale Novembre 2013 - Il libro di sabbia del Flep!

Cos’è un libro di sabbia? Stando a quello che scrive Borges, si tratta di un libro mutevole, senza coordinate, un oggetto infinito come infinito è il deserto. Al deserto TerraNullius quest’anno ha preferito un giardino.

L’Aranciera di San Sisto a Roma è come il giardino segreto del noto racconto per ragazzi: chiuso e inaccessibile per quasi tutto l’anno, circondato da una cancellata di ferro sulla quale si arrampica una siepe fittissima. È questo il luogo che abbiamo scelto per la seconda edizione del FLEP! Festival delle letterature popolari, il luogo dove, insieme ai numerosi autori ospiti, gli autori di TerraNullius hanno provato a sfogliare il loro libro di sabbia, ad approfondire un’idea di letteratura multiforme, un “ingegno” nel senso rinascimentale del termine. Il FLEP! di quest’anno è stato l’occasione per raccontare e farsi raccontare quali sono le strade che la narrazione ha intrapreso e quelle che deve ancora intraprendere. I percorsi delle storie, come le pagine del libro di sabbia, sono infiniti, e noi di TerraNullius, i nostri ospiti e chiunque è stato presente, abbiamo provato a perderci in questa spaventosa ed esaltante infinità.

Per quattro giorni gli incontri si sono susseguiti, hanno attraversato le luci del giorno per approdare, con naturalezza, con sprezzatura, alla notte. L’Aranciera stessa, come un veicolo dell’immaginazione, ha condotto il FLEP! alla scoperta della sua natura, quella di grande narrazione collettiva. In maniera quasi inaspettata il filo si è srotolato da sé, ha tracciato la mappa delle storie raccontate fondendole in una piccola epica di sogno. Per quattro giorni una nutrita comunità di sconosciuti si è riunita ad ascoltare, ad ammirare la tela argentea del ragno Tusitala, in lingua samoana, colui che racconta.

Più di trenta autori e quattromila partecipanti spontanei si sono ritrovati nel luogo della letteratura, ovvero il luogo immaginario che la letteratura costruisce e nel quale i lettori, gli ascoltatori, i personaggi e le voci si incontrano, la città ideale, un giardino con al centro una serra in stile liberty che una volta – così ci hanno raccontato due suore che raccoglievano noci – era una chiesa. È questo il punto che è emerso da molti degli incontri del FLEP!, la sostanza di ogni letteratura, di ogni narrazione, è la partecipazione del lettore che mette in gioco ogni nervo della sua immaginazione. Non esiste avventura più grande, più perfetta, di quella della letteratura. Scriveva una volta Pierre Mac Orlan: «[…] l’avventura non esiste. È nella fantasia di chi la insegue e, non appena riesce a toccarla con un dito, svanisce per fare capolino da tutt’altra parte, sotto una diversa forma, ai limiti dell’immaginazione».

Non un festival vero e proprio, quindi. Non una boutique del libro e dello scrittore che bighellona annoiato nei dintorni dello stand della sua casa editrice. Piuttosto una piazza, un atto poetico, un galeone a bordo del quale tutti – ospiti, organizzatori, curiosi – hanno contribuito alla buona riuscita della traversata. Al FLEP! non c’è stato un capitano Achab che ha inchiodato un’oncia d’oro all’albero maestro promettendola al primo marinaio che avesse avvistato la balena bianca. Lo sguardo di tutti si è orientato in maniera spontanea verso l’orizzonte. Tutti hanno partecipato all’impresa. Tutti sono stati partecipi della visione, della grande ricerca alla quale TerraNullius ha voluto dare inizio in questi giorni di fine estate. Tutti, speriamo, si sono sentiti coinvolti in misura uguale. Parlando con alcuni, magari davanti a un bicchiere ristoratore prima di cena, ci siamo stupiti di quanto questi si sentissero, in modo inspiegabile, responsabili del FLEP! Molti di loro sono stati avvistati all’Aranciera tutti e quattro i giorni. Arrivavano alla spicciolata, qualcuno sempre alla stessa ora, qualcuno per caso, qualcuno attirato dal cancello misteriosamente aperto, qualcuno ha fatto capolino con la testa intorpidita dal sole e si è ritrovato al centro di una festa.

All’improvviso, al centro di una città dove tutto è ostacolo, si è ritrovata la voglia di raccontare. Agli scrittori presenti non è stato chiesto di autopromuoversi. A dire il vero, agli scrittori presenti non è stato chiesto niente. Il racconto – la materia masticabile del racconto – ha intercettato subito il suo nucleo, la sua origine. Immagini, memoria, territori inesplorati dell’umano, invenzione, potere assoluto della lettura come atto creativo della realtà.

Sarebbe inutile menzionare libri, nomi, case editrici, perché il FLEP! ha, volutamente, fatto a meno della componente commerciale della letteratura. Il FLEP!, piuttosto, ha attinto all’antico, alla narrazione come cosa di tutti, cosa di piazza e cosa di fuoco acceso in mezzo alla pianura silenziosa. In certi momenti il FLEP! ha scelto persino di fare a meno della parola. All’Aranciera si sono avvicendati, oltre agli scrittori, illustratori, fotografi, uomini di memoria, dj, musicisti classici, visionari, ballerini. In alcune occasioni ci è capitato di assistere a conversazioni indimenticabili, frutto di quella risorsa che fa dell’uomo un Tusitala, ovvero la divagazione. Chiunque abbia messo piede al FLEP! può raccontare di essere stato, per dirla con Jack London, vagabondo delle stelle.

Il viaggio del FLEP!, il suo libro di sabbia, è stato un’avventura picaresca piena di incontri.

In una tenda sotto la tempesta abbiamo ascoltato il racconto degli specchi di ghiaccio, delle ombre che accompagnarono Robert Falcon Scott al Polo Sud e la visita di un musicista jazz alla morgue di Manhattan; barricati in un bunker di Montmartre abbiamo sentito parlare di donne misteriose, fotografie, collezioni d’arte che attraversano il mondo come fantasmi; nel Grande Silenzio abbiamo udito il destino degli uomini che vissero nelle fabbriche, cercarono il loro dio, sperimentarono il loro corpo, composero una nuova Sacra Scrittura; abbiamo osservato volti come se fossero intere geografie; siamo stati condotti nei rifugi boschivi dei partigiani, dove è il sottomondo delle creature luminose; abbiamo visitato archivi dove i documenti e i nomi, le fotografie e i ricordi tracciano percorsi di vite, tra memoria e oblio; ci siamo imbattuti in laboratori di scienze assurde; abbiamo ascoltato un uomo anziano spiegarci perché la vita è un attimo imprigionato in una camera oscura. Abbiamo fatto numerosi incontri, questo è sicuro. E ognuno lascerà un segno. Alla fine del viaggio ci siamo ritrovati tra le mani il libro di sabbia. Come dice Borges, con il sospetto che non sia davvero infinito.

Il FLEP! è stato tutto questo. Il FLEP! è stato un catalogo delle navi. TerraNullius, da dieci anni, tenta la fortuna del mare, alla ricerca del mezzo per superarlo e lanciare la nave nella terra di nessuno, quella terra di nessuno che in una città come Roma è rappresentata da luoghi segreti e da luoghi conosciuti ma dimenticati, e alla fine, si sa, i luoghi e le persone condividono lo stesso destino. Questo fino al giorno in cui qualcuno non li mette al centro di un racconto. Raccontare storie non significa consegnarle all’eternità. Quello dell’eternità è un mito ingenuo. Piuttosto, raccontare storie significa prolungare le vite di coloro che ci hanno preceduto e le nostre. Una prospettiva affascinante e divertente, guardare alla vita come a qualcosa che non si misura in giorni ma in parole. Le vite vanno raccontate. I luoghi vissuti.

Con la seconda edizione del FLEP! TerraNullius ha tentato di operare un cambiamento. Se la letteratura può – e deve, in certi casi – essere un atto di reclusione, di allontanamento dall’orrore del quotidiano, è vero pure che esiste una seconda possibilità: che la letteratura trasformi il quotidiano, lo migliori, lo costruisca in maniera meticolosa e lo faccia per tutti, all’aria aperta.

Questo breve e incompleto resoconto di quello che è stato segna il ritorno delle pubblicazioni sul sito di TerraNullius. Da scrittori anfitrioni quali siamo stati, torniamo al nostro ruolo di scrittori esploratori. Sono molte le storie che quest’anno intercetteremo, racconteremo e rimetteremo al loro posto, ovvero negli occhi, nella mente e nell’immaginazione dei nostri lettori.

 

Tuo è, lettore, il potere di vedere le cose lontane. Tua, lettore, solo tua è la sorpresa.

Bentornati su TerraNullius.

Luciano Funetta

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