Ma l'amor mio non muore - Dalla presentazione di Pasquale Donnarumma

Ma l’Amor mio non muore è un libro scritto da Pier Paolo Di Mino e illustrato da Veronica Leffe. È un libro abitato da parole, immagini e figure storiche femminili. Ventiquattro storie di amore. Ventiquattro storie di donne che hanno amato, spinte da un desiderio che non conosce fine. 

Ma l’Amor mio non muore è un capitolo de Il Libro Azzurro, libro figurale in data di pubblicazione perenne. 

Il libro sarà presentato in anteprima al Salone OFF di Torino il 12 maggio alle ore 19:30, in occasione dell'evento: Ma l'amor mio non muore | Anteprima al Salone OFF di Torino.

Qui proponiamo in esclusiva la presentazione al libro, scritta da Pasquale Donnarumma.

 

MA L'AMOR MIO NON MUORE - PRESENTAZIONE 

Ma l’amor mio non muore di Pier Paolo Di Mino e Veronica Leffe è una narrazione per tappe dedicata alle diverse forme d’amore e desiderio incarnate da ventiquattro straordinarie figure femminili, chiamate a raccolta dall’origine dei tempi sino alla storia più recente. Ogni tappa di questa narrazione è un dittico, al racconto della vita della protagonista si accompagna l’illustrazione della sua figura, del suo corpo, del viso, di gesti e espressioni folgoranti che insieme alle parole esprimono il senso di una storia non ancora raccontata. Scrittore e illustratrice reinventano il mito o meglio lo rigenerano per dargli nuova sostanza, ma anche e soprattutto per portare alla luce ciò che di quella storia mancava ancora di avere forma e espressione. Di ogni “maestra” osserviamo il contegno, ascoltiamo parole, scopriamo sentimenti che non appartengono al racconto ufficiale, ma che non per questo sono meno veri, in un universo di segni per suo statuto dominato dalla contraffazione.

Nel ripresentarci figure che appartengono al portato della nostra civiltà, dai più remoti tempi biblici al mito greco-latino, attraversando il passato storico fino al cuore più cupo del Novecento, gli autori introducono i lettori in un percorso di rilettura della vita di queste mirabili donne, offrendogli non solo di ripensare a esse con mente nuova, ma di poter compiere per loro tramite una vera e propria trasformazione poietica, che coinvolge il mito e dunque nulla meno che la loro stessa esistenza.1 EVA TN

Ad esempio, dopo aver ritrovato la prima fra tutte le donne e dopo averla osservata così giovane, assorta e lucente, fonte originaria di tutta la vita terrestre, il lettore può vedere nuovamente disvelato il mistero femminile della nostra origine. Eva era la Natura e conteneva in sé tutto l’Eden, aveva ali che erano rami in fiore e su quei rami crescevano deliziosi frutti nei quali la prima creatrice si rispecchiava e nel rispecchiarsi si desiderava e nel desiderarsi conosceva sé stessa e ogni cosa. Qualcuno diede poi un nome a quei frutti, ma non fu certo Eva, che non avrebbe mai potuto nominare sé stessa e quello che provava. E fu questa una prima contraffazione, che costò all’uomo il non poter mai più gustare di simili doni.

Se si passa poi dal tempo biblico al racconto mitico, ci vengono incontro le figure di Circe, Penelope e anche quella di Odisseo. Anche se Odisseo in realtà è solo una figura secondaria in questa storia. Egli era, come si sa, poco più di un briccone, un astuto artefice e un falsificatore, che non era mai cresciuto sul serio. Gli avevano destinato un regno, lui aveva messo su famiglia e s’era messo a fare la guerra, come tutti i bricconi del suo tempo. Era però destinato a un certo futuro, a far ricordare il suo nome e a fare da esempio, per lo più negativo, solo che il poveruomo non ne era per niente pronto. Allora, all’insaputa dell’equipaggio che un giorno lo accompagnava sulla sua nave, si diresse da una gran maestra. Circe era il suo nome, una vera scultrice di uomini, e vi si abbandonò, affranto. Dopo un bel po’ di lavoro ne uscì del tutto nuovo, finalmente “un uomo fatto, proprio divino” e poté tornarsene in giro, a fare di nuovo il briccone.

Un’altra grande fautrice era sua moglie Penelope, la “regina guerriera”, la cui immagine, per come la riproduce Veronica Leffe, ci restituisce tutto il suo sdegno e la sua fermezza. Scaccia con il dorso della mano i pretendenti in preda ai quali il marito l’ha abbandonata, e di tutto il suo integro corpo di guerriera, nega solo il sesso, che copre con il velo sul quale ha impresso la storia degli uomini e degli dei. Anche queste storie, così come sono state ora ricordate, cominciano dunque già a essere qualcosa di diverso da quello che gli stessi autori hanno rinarrato. E questo perché, varcata la soglia di questo libro, percorse le sue stanze, si entra in contatto con una particolare forma di saggezza che mostra come l’unica possibilità di tramandare una storia, ma anche l’unica possibilità di raccontarla per la prima volta, passi attraverso la trasformazione. Trasformazione che è sì la catena infinita delle falsificazioni, dei piccoli, infinitesimali e smisurati ritocchi, degli slittamenti che si sommano di ascoltatore in ascoltatore, di lettore in lettore, ma è, prima di ogni altra cosa, la trasformazione che coinvolge il narratore in modo non diverso dal lettore.

Narrare è dunque trasformare, e non a caso due fra le poche figure “maschili” prive di connotazioni negative presenti in questa narrazione appartengono alla schiera dei più grandi narratori e artefici di trasformazioni umane: Gesù Cristo e Jorge Luis Borges. Così come tutte le vite divine qui enumerate sono testimonianza e fonte di un atto di trasformazione che non conosce distinzione fra vita e parole. Al lettore sarà abbastanza chiaro a questo punto come il libro che ha fra le mani, in tempi nei quali le libertà di espressione e di pensiero non erano considerate esattamente l’alfa e l’omega dell’esperienza umana, avrebbe avuto probabilmente più facile collocazione fra l’abbraccio non proprio confortevole del fuoco. E ci risparmiamo di immaginare le affettuose premure che sarebbero poi state riversate tanto su chi ha scritto quanto su chi avrebbe letto.

Ma per tornare all’origine del nostro discorso, è evidente come la combinazione di immagini e parole, il preciso intento di percorrere le possibilità narrative inesplorate, in vero già presenti in trasparenza nella storia di ogni eroina, siano dunque solo il primo innesco di una nuova spinta (mito) poietica che fa di Ma l’amor mio non muore un libro in grado di poter cambiare di lettore in lettore, pur non essendo naturalmente il libro a mutare.

Osservata fin qui la natura di queste narrazioni di immagini e parole, bisognerebbe tentare di rispondere ora al perché la scelta sia ricaduta solo su figure femminili, travalicanti il tempo e lo spazio. Perché è narrata la storia della Marianne, non più di Delacroix, sembrerebbe, ma forse mai come in queste pagine proprio del tutto sua, che al culmine dell’indignazione per il sangue versato dai suoi fratelli, seguendo la precisa prescrizione ebraica, si strappa le vesti e si pone alla guida del popolo di Parigi, facendo scoppiare la rivoluzione, cosicché finalmente “tutti sentirono Dio”? 2 PENELOPE TN
Perché riprende vita la Sulamita, scura di pelle e faconda, scandalo della Bibbia? Perché la Maria Maddalena, prima discepola di Cristo? Perché la “vergine madre” Ipazia assassinata per volere di quel Cirillo, Padre edificatore della Chiesa? La risposta potrebbe essere perché queste donne, insieme a Shahrazad a Veronica Franco a Anna Maria Von Schurman a Simone Weil a Lou Salomé a Josephine Baker e a tante altre ancora, sono non meno che le stesse creatrici del mondo.

In tutta la narrazione di Pier Paolo Di Mino e Veronica Leffe è evidente il profondo strappo che ha ripetutamente separato nel corso dei millenni il gesto dell’uomo da quello della donna. Se gli uomini sembrano costruire e distruggere mossi quasi sempre dalla stessa furia, dal desiderio di potere e conoscenza, dalla sete di sangue e gloria, ogni azione delle donne narrate è sempre l’emanazione di una diversa espressione dell’amore. Dell’amore filosofico, dell’amore per la libertà, per il sacrificio, per la poesia, per la morte, per la verità, per la vita, per le stelle, per la disobbedienza, per l’arte, per l’universo intero: dell’amore per l’amore.

Tutte le donne convocate sono ognuna una diversa manifestazione dello stupor mundi e allo stesso tempo il soffio silente nascosto dietro ogni traccia di vita. Tutte queste figlie di Iside hanno continuato a costruire il mondo in tutte le epoche, anche quando questa storia non ci è stata narrata, anche quando il loro gesto di artefici ci è stato sottratto e negato. Esse hanno agito isolate, perseguitate, umiliate, condannate, relegate ai margini del racconto storico, ma hanno continuato a infondere la vita in tutto ciò che le circondava. Questa è una delle storie che Ma l’amor mio non muore ci racconta, la fonte di tutto è l’amore e l’uomo può giungere all’amore solo attraverso il desiderio. Amore e desiderio si confondono in quell’unica figura creata per generare e allo stesso tempo ispirare: la donna.

Sarà dunque mai possibile sanare questo strappo millenario che, ora ci è più chiaro, non riguarda soltanto un’opaca distinzione fra uomo e donna? Sarà possibile fare spazio dentro di noi a quel particolare tipo di trasformazione a cui tutte le storie qui riunite sembrano incessantemente esortarci? Achiba, il maestro-narratore di queste storie, nel concludere il discorso che fa da cornice a questo percorso iniziatico, lascia i propri discepoli e i lettori del libro invitandoli all’esercizio di un unico, apparentemente semplice e irrealizzabile, precetto: “Non importa quale maniera sceglierete. L’unica cosa che conta è che dovete scegliere. Ora, tocca a voi, essere una di quelle donne. Ora, tocca a voi essere una donna, e suscitare in voi, e in tutto il creato quel desiderio e quell’amore che non deve finire mai”.

 

Pasquale Donnarumma

 

 

Le donne che abitano il racconto di Ma l'amor mio non muore sono:

Eva, Circe, Calipso, Penelope, Euridice, Medea, Didone, La Regina di Saba, La Sulamita, Maria maddalna, Ipazia, Ildegarda da Bingen, Shahrazad, Giovanna d'Arco, Veronica Franco, Anna Maria Van Schurman, Anne Bonny, Marianne, Cristina di Belgioioso, Alexandra David-Néel, Lou Salomè, Margherita Nikolaevna, Simone Weil, Josephine baker