Le mosche volanti - G. Grammatico
domenica 30 settembre 2007

 Il 30 settembre del 1977 i fascisti, in un perverso connubbio con la polizia, attaccano un gruppo di ragazzi di sinistra uccidendo Walter Rossi. L'inchiesta sul suo omicidio è stata chiusa anni fa, dopo più di 2 decenni di inutile istruttoria, senza trovare l'assassino o i colpevoli. Non mi stupirebbe se l'assassino di Walter Rossi leggesse queste parole. Forse, adesso, è in un internet point e sta controllando sui motori di ricerca cosa si stia facendo, ancora, per Walter, contro di lui. Noi di TN lo ricordiamo con questo racconto dedicato al giorno della sua morte. Ovviamente la verità biografica non è stata rispettata, ma, ci chiediamo, se non lo fa la giustizia, perchè dovremmo sentirci in dovere di farlo noi? Così con un po' di immaginazione letteraria ci siamo cimentati nel tentativo di raccontare quei momenti. A noi piace immaginare. Che poi, tra queste opere di fantasia, ci sia lo squallore di certi fatti che si vorrebbero insabbiati di sicuro la colpa non è nostra!

La morte è la curva della strada,morire è solo non esser visti.(F. Pessoa)La morte è la curva della strada, morire è solo non esser visti, diceva un poeta, ma si sbagliava. La morte è visibile, sotto gli occhi di tutti. Anche di chi non ha mai visto un cadavere. Tutti arrivano, all’improvviso, dalla curva della strada e la vedono. La vedono male, però. Ed è questo vedere approssimativo che pensiamo sia non vedere. Anch’io vedo male. In senso fisico, soffro di una patologia oculare: le miodesopsie. Ma non lo so e non lo saprò mai. Sono un povero vecchio di settantanove anni e il dottore dice che è normale, che devo bere tanta acqua, perché forse è un problema di disidratazione. Ma bere tanta acqua, per uno della mia età, è un problema serio. Piscio in continuazione e non sempre riesco ad arrivare in tempo al cesso. Per fortuna sono solo e non ho il problema della figuraccia. Mia moglie è morta otto anni fa, nel sonno. Ricordo che fissai il suo corpo disteso nel nostro letto per un tempo interminabile e che dopo un po’ mi ritrovai, come spesso mi accade, ad incantarmi seguendo i filamenti neri che attraversano il mio campo visivo. Mia moglie mi era morta accanto e io mi lasciavo distrarre da un misero problema ottico. Ma l’uomo è fatto così, io lo so.Lo sanno tutti, ma non se lo dicono.L’uomo è un essere distratto.Si lascia ingannare da cose che hanno come scopo che lui si distragga e non ammiri la meravigliosa complessità della vita. Come io mi distrassi guardando i filamenti neri che m’impedivano una cristallina visione del corpo di mia moglie disteso, così quei ragazzi laggiù si stanno lasciando confondere dai loro pensieri, dalle loro idee, dalle parole. Rimanere coscienti e presenti, in modo costante, è difficile. Qui e ora: troppo complicato. Meglio guardare una cosa inutile come un filamento nero che rimanere ad ascoltare i messaggi della vita. Dico questo perché sono affacciato alla finestra dal mio quarto piano sul finito e sotto, in strada, c’è uno strano movimento che non promette niente di buono e io oscillo senilmente tra le macchie del mio campo visivo e quei ragazzi là. Sorseggio dell’acqua e osservo la scena cercando di non comprenderla. Ho settantanove anni e non mi è rimasto molto da vivere, quindi cerco di stare lontano dalla vita, no, anzi, dalla vitalità. Perché così quando sarà il momento sarò pronto, sarò abbastanza spento.Ci sono dei ragazzi al semaforo, sembrano circospetti. Sono tempi duri questi, se ne parlerà tanto. Tutti conosceranno gli anni di piombo, almeno di nome. Ci scriveranno saggi, romanzi, fumetti, ma io non li leggerò, sarò già morto da tempo, molto tempo. I ragazzi guardano verso la salita di via delle Medaglie d’oro. Sembra guardino la camionetta della polizia. Forse hanno qualcosa da nascondere. Eppure basterebbe andarsene. Più sù ci sono altri giovani. Spavaldi. Molti visi non mi sono nuovi. Vivo qui. Anche se non parlo mai con nessuno, men che meno coi giovani, riconosco gli habitué della strada. Quelli che stazionano nel quartiere ventiquattro ore su ventiquattro, quelli che hanno le mani in pasta in ogni respiro del quartiere, quelli che pretendono di avere le mani in pasta dappertutto. Si muovono in modo strano. Tre sono sull’altro lato della strada, sul mio lato, per vederli bene dovrei sporgermi un po’, ma non ne ho voglia. Sorseggio l’acqua, sperando di diluire un po’ del nero che vedo. E proprio mentre poso il bicchiere con la mia anziana lentezza, la camionetta dei poliziotti si mette in moto a passo d’uomo. Quando il bicchiere tocca il davanzale, mi sembra di scorgere un sobbalzo nel veicolo, ma è solo una mia impressione o il difetto che ho o l’acqua nel bicchiere che ha ondeggiato fin là distorcendo l’immagine e non l’azione. Dietro la polizia un branco di missini avanza come a un corteo funebre. Senza morto.E senza dolore soprattutto.C’è un non so che di beffardo in quei volti. Minacciosamente beffardo.Forse sarà la mia fragilità che mi fa temere l’energia di quei giovani. Sarà l’osteoporosi che non regge nemmeno la forza dello sguardo di un giovane come quello.Vorrei metterli a fuoco meglio per cercare in quei volti il mistero dei miei timori, ma non ci riesco. Ho occhi stanchi e malati e una mente senza sete.Dovrei esser felice perché in strada c’è un po’ di movimento e vista l’inedia dovrei fare i salti di gioia, ma di questi tempi l’unica cosa che si muove è il piombo e quindi meglio stagnare che annegare nel proprio sangue o in quello altrui. E poi io ho il mio patologico movimento quotidiano: dalla mattina alla sera. Ho le mie mosche volanti (è così che le chiameranno, ma io non lo so e non lo saprò mai, il dottore non me lo ha detto e non me lo dirà) che continuano ad attraversare il mio orizzonte. Se mi annoio mi basta tentare di fissarle ed ecco che inizia il gioco.I giovani vicino al benzinaio, all’angolo con via Marziale, osservano confusi i loro coetani che avanzano da destra e il furgone della polizia scendere lento e a fari spenti da sinistra. Ci sono pure due poliziotti a piedi, ma se non fosse per le divise sembrerebbero parte dell’orda di giovani che si muove tra il furgone delle forze dell’ordine e il marciapiede.Non ho sete, anzi, ho quasi la nausea di bere ancora, ma che mi resta da fare? È una piccola e accettabile sfida. Di sicuro non mi ammazzerà bere acqua a forza, e se anche fosse, meglio così.Morto annacquato.Diventerei uno di quegli aneddoti di cui poi non si sa se siano veri o frutto di dicerie popolari. Urban legend le chiameranno, ma io questo non lo saprò mai. Per me sono storie popolari.Porto il bicchiere alle labbra, sarà rimasto l’ultimo sorso. Devo solo vincere la fatica di deglutire ed è fatta! Mentre l’acqua raggiunge le mie labbra cerco di vedere i ragazzi giù al benzinaio attraverso il fondo del bicchiere. L’ennesima distrazione dal qui e ora. Dal presente, dall’essere presente.Tre colpi d’arma da fuoco interrompono il mio gioco.Bum… bum… bum…Il bicchiere mi cade dalle mani. L’acqua mi soffoca. Sputo. Tossisco. Piovo acqua dalla bocca sul davanzale della mia finestra. Cerco di guardare fuori.Aiuto. Hanno sparato a Walter.La polizia carica i ragazzi che stavano al benzinaio e che adesso sono acquattati dietro le macchine. Qualcuno urla. Hanno sparato a Walter. C’è un ragazzo a terra, è là immerso in una pozza di sangue. Manganelli e urla. Tossisco. Chiamate un’ambulanza. Chiamate un’ambulanza. Perché la polizia non la chiama? Alcuni giovani corrono verso il corpo accasciato a terra. Parlano con dei poliziotti. Nessuno chiama l’ambulanza. Passa un furgone. I ragazzi lo bloccano. Aiuto. Hanno sparato a Walter.Walter Rossi.È così che si chiama quel corpo. Walter Rossi. Ma io non lo so, né lo saprò. Ne parleranno tutti i giornali. Sono tempi duri. Walter è una vittima di questi tempi duri e la sua anima non troverà pace. Ma questo io non lo so, né lo saprò, non ci sarò più quando archivieranno il caso tra più di trent’anni. E di certo non posso neanche immaginarlo. Gli assassini sono là, hanno appena sparato. C’è la polizia e la polizia arresta gli assassini. È il loro lavoro. Io non lo so che l’assassino di Walter non pagherà mai per ciò che ha fatto, ma non posso neanche immaginare che sarà così. Non è difficile. Fermateli tutti, adesso, portateli in questura, interrogateli e condannateli. È così che funziona. Ci sono le leggi. C’è la giustizia.E c’è la polizia.Ho il respiro affannato. Il davanzale è bagnato. Di acqua e saliva. Anche la strada è bagnata.