|
Carlo Starace è un maledetto fallito. E’ un bugiardo, un patetico spostato con velleità letterarie. E questo lo so, signori, perché Carlo Starace sono io. Mio nonno dice che il nostro cognome è di origine greca, e ne và fiero, lui. Ma quando io dico greco, cari lettori, voi non dovete pensare ad Achille e a Odisseo o a Socrate o a Eraclito. Piuttosto dovete pensare a un povero contadinozzo ellenico che non sa né leggere e né scrivere e che scappa e fugge via, corre corre terrorizzato, s’imbarca di nascosto, in una stiva, per venir via suo paese e sbarcare sulle coste brulle della Puglia. Il pericolo turco. Ma maledetti turchi, dico io. Maledetti, maledetti, maledetti. Già che c’eravate, non potevate mozzargli le mani a quel mio avo lì? Magari potevate cavargli la lingua. Anche un’esecuzione indolore, in verità, sarebbe andata bene. E invece eccomi qua: Carlo Starace lo stolto, scrittore non pubblicato e reprobo visionario. Il frutto bizzarro di un bizzarro albero genealogico: briganti, garibaldini, taccheggiatori, marinai, teste calde e artisti e contestatori, fessi e sognatori.
|